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Un’altra spallata alla tutela del territorio

14/07/2017

E’ appena stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto sulla Valutazione di Impatto Ambientale, che modifica drasticamente il Decreto Legge 152/2006 : una vergognosa sanatoria che apre la strada all’assalto definitivo ai beni comuni, allenta in maniera generalizzata i controlli in materia ambientale, e impedisce ai cittadini di difendere il loro territorio, diminuendo la loro possibilità di incidere sulle procedure autorizzative
Vengono varate nuove norme sulla Valutazione di Impatto Ambientale e si inventano procedure "in sanatoria" e postume per opere già realizzate o già cantierizzate.
Cave, industrie insalubri con emissioni in atmosfera, impianti per rifiuti e decine di altre tipologie di attività con impatto potenziale sull’ambiente e sulla salute: tutto potrà essere "sanato" a posteriori con una piccola multa, se questi insediamenti vengono scoperti ad operare senza aver svolto la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Un procedimento, quello della V.I.A., che per unanime giurisprudenza (e logica) è intrinsecamente di carattere preventivo, per evitare problemi all’ambiente e alla salute dei cittadini, potrà essere tranquillamente scavalcato mettendo tutti davanti al fatto compiuto.
Il terrificante comma 3 dell’Art.18 obbliga gli enti competenti, quindi anche le regioni per i progetti di loro competenza, a dare alle aziende la possibilità di ripresentare istanza, nonostante la mancanza di un passaggio cruciale come la procedura di VIA.
Quindi, nel frattempo si potrà anche decidere di far andare avanti i cantieri come se nulla fosse. Addirittura questa possibilità è data anche in quei casi in cui il provvedimento di VIA sia stato annullato dal TAR o dal Consiglio di Stato!
Qui si tocca l’apice dell’assurdità, che assurge a vette esilaranti, perchè il Decreto prevede che si possa "consentire la prosecuzione dei lavori o delle attivita’ a condizione che tale prosecuzione avvenga in termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari, ambientali o per il patrimonio culturale.". Ma se è proprio il procedimento mancante a stabilire se ci sono o meno rischi potenziali!
Su quali basi si stabiliscono dunque i termini di sicurezza?
Ministro Galletti, ha forse dimenticato di essere responsabile di un dicastero che dovrebbe tutelare l’ambiente del nostro paese? Ci spieghi per favore la logica di un provvedimento del genere, chiaramente non destinato alla sicurezza della popolazione e del territorio!

Tra l’altro si prevede, in caso di infrazione, una multa da 35.000 a 100.000 euro. Importi ridicoli, se si pensa ai profitti derivanti da cave e grandi impianti. Viene quindi a mancare qualsiasi effetto deterrente e anzi, senza alcuna proporzionalità e progressività, si induce l’impresaa spingere al massimo le attività abusive, visto che la multa comunque sarà al massimo sempre di 100.000 euro!

Insomma, sarà il Far West, con gli enti messi davanti al fatto compiuto ed i lavoratori che chiederanno di continuare l’attività in corso, seppur abusiva, pur di non vedersi togliere lo stipendio. Con buona pace del tanto decantato diritto lavoro e salute insieme, si acuiranno in questo modo gli scontri tra cittadini e lavoratori, questi ultimi costretti dall’azienda a lavorare in condizioni precarie.
Un testo che presenta aspetti particolarmente inquietanti, dal momento che altre tipologie di progetti energetici passano alla competenza nazionale, sovvertendo subdolamente il risultato del referendum costituzionale.
Si introduce, fra l’altro, la possibilità di nominare la Commissione VIA Nazionale senza procedure concorsuali obbligatorie, togliendo qualunque garanzia di competenza e indipendenza di giudizio.
I commissari della Commissione VIA nazionale saranno infatti nominati espressamente "senza obbligo di procedure concorsuali". Certo fa specie vedere un Decreto di Stato che rivendica selezioni per un organo tecnico fatte senza concorso, alla faccia della meritocrazia. Se anche si dovesse presentare un premio Nobel, il Ministro potrà ignorarne le competenze e decidere per altre candidature.

Alcuni passaggi, grazie al tempestivo intervento dei comitati e delle regioni sulla bozza di Decreto, sono stati leggermente migliorati incorso d’opera, ad esempio sull’inchiesta pubblica (con timide aperture alle richieste di associazioni e comuni di svolgere l’inchiesta: in ogni caso non vi sarà automatismo restando in capo al Ministero la possibilità di dare risposta negativa alla domanda di svolgere l’inchiesta pubblica previa motivazione); sull’uso degli airgun durante le prospezioni per idrocarburi (ma il Ministero ha già autorizzato decine di progetti...); o sulla Verifica di Assoggettabilità, dove torna il periodo per le osservazioni da parte del pubblico.
Purtroppo, però, i cittadini non avranno a disposizione gli elaborati progettuali, e dovranno redigere osservazioni su un generico "Studio Preliminare Ambientale", di solito composto da poche paginette che non permettono una reale valutazione degli impatti.
In pratica osservazioni formulate “al buio"; e anche le decisioni del Comitato VIA regionale si baseranno su pochissimi elementi. Anche qui aumenteranno i casi con contestazioni a valle delle autorizzazioni.


In base a quanto osservato fin qui, ci sembra sconcertante, per non dire altro, che associazioni prestigiose come Legambiente nazionale plaudano al decreto, a loro dire molto migliorato in itinere proprio grazie ai loro suggerimenti; e che vengano sbandierate come vittorie l’introduzione dell’inchiesta pubblica (che invece era prevista già nel D. L. del 2006 , non viene concessa in maniera automatica, e può essere chiesta solo in casi ristretti ), e alcune presunte limitazioni all’uso dell’airgun: evidentemente i vertici di Legambiente non sono informati delle decine di autorizzazioni già concesse in materia, riguardanti tutto l’Adriatico e lo Ionio.
Noi consideriamo invece devastante questo decreto, nelle cui righe si legge chiaramente la volontà di smantellare le ultime tutele ambientali e costituzionali rimaste in piedi dopo lo Sblocca(Sporca) Italia. Esso costituisce un attentato al diritto della popolazione ad essere informata, a partecipare alle decisioni e a difendere i propri beni comuni.

Quali potranno essere le ricadute di questo disastro in Molise?
Dove, vale la pena ricordarlo, la tutela ambientale non è certo al primo posto tra le priorità di chi amministra, e gli attacchi al territorio continuano in maniera massiva: le richieste di coltivazione di idrocarburi (vedi concessione Santacroce) procedono indisturbate, nonostante le mobilitazioni popolari; il gasdotto Chieti-Larino ha ricevuto parere favorevole in tempi record; l’acqua pubblica viene sottratta subdolamente alla proprietà dei comuni; le speculazioni edilizie private si mettono la maschera roboante della “riqualificazione” pubblica; l’eolico selvaggio viene presentato come una forma geniale di sovvenzionamento delle casse comunali, specie nei piccoli paesini.
Esprimiamo quindi tutta la nostra preoccupazione per il territorio molisano, che questo decreto lascia in balia di inquinatori e saccheggiatori, senza più nemmeno la possibilità di intervento nelle procedure VIA e nelle conferenze di servizi.
Chiediamo alle amministrazioni, ad ogni livello, di muoversi immediatamente per contrastare in tutte le sedi questo decreto, rivendicando il proprio diritto a bloccare cantieri non regolari, a scegliere quali insediamenti attivare sul territorio, e ad opporsi a quelli potenzialmente nocivi; e chiediamo a tutte le associazioni impegnate nella tutela dell’ambiente e della salute, a livello nazionale e locale, di operare congiuntamente con lo stesso fine.

Come sempre, invitiamo i cittadini ad informarsi, partecipare, essere pronti ad intervenire per essere protagonisti delle scelte che condizionano il futuro dei luoghi che ci appartengono.

Fondazione “Lorenzo Milani” ONLUS, Termoli
Coordinamento Trivelle Zero Molise
Comitato Acqua Bene Comune Termoli
Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua

(Pubblicato il 15/07/2017)

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