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Termoli e la Pasqua unificata

15/04/2017

Ai sacerdoti riuniti in Laterano papa Francesco ha "confermato la disponibilità" (così l’Osservatore Romano) a stabilire una data comune per la Pasqua. Le confessioni cristiane si ritroverebbero insieme- ecumenicamente aggiungiamo- a festeggiare la resurrezione di Gesł.
Che significato ha un simile annuncio? E’ di portata storica. La data della Pasqua è un antico cruccio della Chiesa, tanto che Giovanni I nel 525 chiese al monaco Dionigi ( detto "il piccolo" per umiltà) di calcolare il giorno della resurrezione del Signore per l’anno successivo. Una richiesta che oggi fa sorridere, ma allora era un problema serio, perchè in Occidente erano rarissimi gli uomini in grado di farlo. Si ricorda che in qualche annata la Pasqua si è celebrata due volte: una prima per paura di saltarla, una seconda quando la Chiesa d’Oriente comunicava la data corretta. Gli orientali consultavano gli astronomi alessandrini, dopo di che riferivano anche a Roma. Va da sè che la Città eterna doveva aggiungere dei ringraziamenti per il servizio. Dionigi dunque era guidato da un’esigenza politica oltre che teologica; egli sapeva di calcolo, si basò sulle ricerche messe a punto dal vescovo Cirillo di Alessandria, fu aiutato da Cassiodoro, suo amico, ministro tra l’altro di ben quattro re Goti e filosofo. Non esamineremo le complicate tabelle di Dionigi, ricordiamo soltanto che, dopo aver adattato per i calcoli il ciclo lunare di 19 anni, cercò di stabilire la data della Pasqua per un periodo di 95 anni. Mentre attendeva a questo, pensò di fissare l"anno Domini": decise, insomma, di iniziare il computo dell’incarnazione del Signore, giacchè le precedenti tavole avevano come riferimento il 284, primo anno del regno di Diocleziano.
Non importa se Dionigi commise un lieve errore, di certo sappiamo che rivoluzionò ogni cronologia e ancora dipendiamo da lui. Va inotre aggiunto che la data della Pasqua, come quella del Natale, si scombinarono di nuovo tra le Chiese cristiane dopo la riforma di papa Gregorio XIII che, rimette in ordine astronomico la Terra, soppresse 10 giorni successivi al 4 ottobre 1582: seguì, a quella data, il 15. Non tutti accettarono l’ordine del pontefice romano. La Chiesa Ortodossa e altre orientali restarono con il calendario giuliano. La stessa Russia adottò per la vita politica la riforma solo nel nel 1917 (la Cina nel 1949); ma anche in Europa ci furono non pochi contrasti. Si pensi che la Gran Bretagna accettò la riforma "papista" soltanto nel 1752. Il parlamento inglese ordinò di far sparire i giorni da 3 al 13 settembre di quell’anno. Si adeguarono anche le colonie d’America. Una seconda conseguenza riguarda il nostro calendario civile. Con la Pasqua fissa si stabilizzano ferie di primavera, carnevale, attività scolastiche e commerciali.
Nel festeggiare la risurrezione di Cristo, speriamo di risorgere noi come "veri" cristiani e...non solo cristiani di facciata. Santa Pasqua.


dal "cronacale" di cappellaroccodettotommaso

(Pubblicato il 15/04/2017)

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