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Io che ho rinnegato il Molise
24/02/2009
Salve sono un 47enne molisano. Sono nato e cresciuto in un piccolo paesino del Basso Molise negli anni 60. Se per qualcuno gli anni 60 sono legati ai grandi cambiamenti politici, sociali e culturali, al boom economico, alle nuove mode, di quegli anni il sottoscritto ricorda le strade non asfaltate e piene di fango nei giorni piovosi; gli uomini a cavalcioni di muli e asini stanchi dopo una giornata nei campi; vecchiette vestite di nero con annesso copricato che camminavano rasentando i muri dei vicoli, quasi si vergognassero di qualche male fatta.…era come vedere le donne irachene di oggi.
In quel piccolo paese la gente che contava era rappresentata dal medico condotto, dal farmacista, dall’avvocato,mentre il resto “il popolino” era composto da persone semplici poco considerate e rassegnate alla loro povera esistenza..
Fin da piccolo avevo capito che il futuro per le nuove generazioni in quei posti era molto incerto. Intorno a me vedevo ragazzi che terminate le scuole medie andavano ad imparare un mestiere. Non c’era molta scelta, tutti diventavano muratori o idraulici - elettricisti e lavoravano per poche lire al giorno senza contributi e senza diritti. Ma per fare questi lavori bisognava essere dotati anche fisicamente altrimenti era molto meglio mettersi a fare qualcos’altro e così c’era chi optava per il mestiere di sarto o di barbiere.
Passavano gli anni siamo già negli anni settanta. Ricordo l’apertura dello stabilimento FIAT a Termoli a cui seguì un vero e proprio rientro di tanti emigranti (dalla Germania, Francia, Inghilterra) speranzosi finalmente di una occupazione nella loro terra di origine (molti per lavorare pagarono i potenti della D.C. ). Quegli anni erano molto fervidi molte imprese edili cominciarono a nascere come funghi e a costruire case per gli emigranti che stavano per tornare. Molti Comuni non avevano un piano regolatore per cui si è assistito ad un vero e proprio scempio edilizio. Ma la felicità durò poco, infatti tante di quelle famiglie furono costrette a vendere di nuovo le loro case ed emigrare di nuovo per assicurare una vita migliore ai loro figli.
Vengo anch’io da una famiglia umile e onesta e come tanti in quegli anni in estate facevo il muratore per due spiccioli. Mi accorsi subito di non avere un gran fisico per durare tanti anni a fare quel tipo di lavoro per cui pensai che comunque andare a scuola era meglio. In quel periodo c’era tutto un mondo che stava cambiando al di fuori del Molise e un giovane curioso come me non poteva non subire il fascino di tutti quei nuovi cambiamenti. Arrivò l’anno dell’atteso esame di maturità e si pose il problema di cosa fare. Non cera tanto bisogno di sforzarsi per capire che al paese molte possibilità non c’erano. I miei mi convinsero a studiare; le possibilità economiche mancavano ma grazie all’OPERA UNIVERSITARIA che dava una casa e un sussidio a chi aveva una famiglia con basso reddito lasciai anch’io come tanti il Molise.
L’impatto con la nuova realtà fu dirompente. La grande città, i costumi più liberi, i nuovi amici, miei coetanei che a 19 anni avevano girato l’Europa e parlavano benissimo l’inglese (avendolo solo studiato a scuola) mentre io dopo cinque anni di scuola superiore in Molise seppur avevo degli ottimi voti in inglese il mio livello di conversazione era mediocre (come la conoscenza dell’inglese da parte dell’allora insegnante. Ricordo ancora che ci faceva pronunciare il paradigma del verbo to drink così come era scritto in inglese ossia To drink, drank e drunk imaginate le risate quando pronunciavo in questo modo). Mi resi conto che anche il livello di istruzione dei miei nuovi amici era molto più elevato dei tanti 60/sessantesimi profusi dai professori a quelle secchie (pensavo io) dei miei compagni di classe per lo più figli del ceto medio molisano (chissà che fine hanno fatto e cosa fanno oggi).
Mi resi conto, e lo dico senza vergogna , che nascere in Molise era una vera e propria sfiga!!. Finalmente mi presi una laurea e pensavo di poterla sfruttare nella mia regione. Tornai, potevo tentare la carriera di libero professionista ma gli unici professionisti presenti nel mio paese erano di fede democristiana (come tanti in quel periodo)appartenenti alle correnti di La Penna e di Daimmo. Io venivo da una famiglia comunista (mio padre era un iscritto del P.C.I) e con questo pedigree, oltre alle scarse condizioni economiche, nessuno mi prese per il praticantato. Ebbi la possibilità di vedere altri laureati più grandi me che trascinavano la propria esistenza da un Bar all’altro aspettando il ”miracolo” di una raccomandazione in comune, provincia, regione o all’Ausl di Larino o Termoli o alla Fiat.
A queste condizioni preferii ripartire. Tornai nella città dove avevo compiuto gli studi e mi trovai un posto da operaio (seppur con una laurea) e rimasi in fabbrica per 4 anni. Il tempo necessario per mettermi un pochino di soldi da conto e poter sperare di rimettermi a studiare. Nel frattempo lavoravo e studiavo, tentavo concorsi pubblici, ne superai 11 ma non sono mai arrivato primo. Comunque lo studio per i concorsi pubblici mi fece conseguire una notevole preparazione e non ebbi difficoltà ad inserirmi nel sistema produttivo privato..
Per arrivare a ciò non ho mai dovuto subire pressione di nessun tipo. Non sono mai stato iscritto a partiti politici; non ho dovuto pagare qualcuno per lavorare e il mio tenore di vita con il tempo e l’esperienza e cresciuto notevolmente.
Oggi torno sempre meno in Molise. A quelli che al paese lavorano (raccomandati politici) dico che devono ringraziare quelli come me che sono andati via così loro hanno avuto campo libero. Sono ancora molto affezionato ai miei amici di sempre con i quali ho rapporti telefonici continui ma se mi chiedete ..” torneresti in Molise con un lavoro simile, per qualità e retribuzione, a quello che hai?” La risposta è: NO!! Assolutamente!!. Il Molise che vedo oggi non è più quello degli anni 60 nel senso che molte strade sono state asfaltate molti uomini non vanno più nei campi sull’asino o sul mulo ma il resto è peggiorato e di molto. Noto la solita ignoranza e arroganza dei politici e dei personaggi che contano; vedo il malaffare e la corruzione e i soliti furbi “stiamo bene noi e chi se ne frega degli altri”. Non vedo oggi come allora nessun futuro per i giovani molisani.
Per cui ai giovani molisani dico ANDATE VIA NON TORNATE IN MOLISE FATEVI LE VOSTRE ESPERIENZE FUORI perchè il sacrificio alla fine paga sempre. E vero che in questo modo se tutti vanno via il Molise non cambierà ma io dico pensate alla vostra vita tanto il Molise non sa nemmeno della vostra esistenza.
Chiudo ricordando una canzone, odiata, del grande Fred Buongusto il cui titolo era “MOLISE ch’ puòz essr accise”!!!
Paolo Di Bene
(Pubblicato il
24/02/2009)
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