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Basso Sciarretta, l'artista
di Monica Vignale
Ci
sono artisti che inventano un linguaggio inconfondibile,
che "firmano" le loro opere con un segno,
una ripetizione, uno squarcio. Una sorta di "marchio
di fabbrica", un gesto, una pennellata, un graffito
riconoscibile e senza equivoci.
E ci sono artisti che invece rifuggono da questa logica,
scelgono la sperimentazione continua, non si fermano
mai nel loro viaggio tra i materiali, le forme e i colori.
Basso Sciarretta appartiene a questa seconda categoria.
Ha cominciato come "apprendista", nello studio
di un pittore sconosciuto che si affacciava sui tetti
di Torino. Una soffitta di pennelli, colle, tempere,
tele, polvere, alla quale sono legati alcuni dei ricordi
più belli. Ha cominciato lì dentro, perfezionando
il suo talento naturale, imparando i volumi e le profondità,
la miscela dei colori finalizzata ad ottenere cromatismi
inediti, la pennellata densa e ricca dei suoi primi
quadri figurativi.
Il percorso di Basso Sciarretta, eclettico artista di
origine termolese che scoprì la sua vocazione
dopo la lotta partigiana nelle Langhe cuneesi, è
iniziato sessant'anni fa sulle tele bianche preparate
a mano che sotto la spatola decisa diventavano nature
morte, paesaggi mediterranei, scorci del sud Italia
capaci di raccontare l'estate di un bambino in vacanza
che ammira le barche attraccate nel porticciolo investito
dal sole, che calpesta con la sua bicicletta sentieri
brecciati tra le basse case bianche di borghi marinari.
Un linguaggio, quello del figurativo, accantonato in
favore della sperimentazione astratta, derivata dall'esemplicazione
delle linee, dalla sintesi dei colori e dei segni.
Ma Basso Sciarretta non
è un artista astratto. E nemmeno il pittore figurativo
esperto conoscitore della tempera come dell'acrilico,
dell'olio e delle vernici, degli smalti e dell'acquerello.
E' anche questo, certo, ma non solo. E' il tessitore
di arazzi di lana e ricami intrecciati, l'inventore
di fili che s'intersecano come in un tappeto, che si
tendono e si ammorbidiscono per creare esplorare forme
nuove e vecchi procedimenti artigianali. E' lo scultore
che lavora la terracotta, il grès e la pietra,
il legno e il ferro, per ricavarne statue e oggetti,
opere d'arte, per saggiare la consistenza dei materiali
e attraverso le caratteristiche dei materiali (rispettati
sempre nella loro natura, fino in fondo, fino all'ultimo)
descrivere il suo tempo, tracciare la linea dei mutamenti
che attraversa la sua storia di uomo e il tempo che
la racchiude. Eclettico, poliedrico, spinto dalla febbre
della ricerca, mosso dalla necessità di sorpassarsi
ogni volta: instancabile. Ce lo dicono i suoi arazzi,
le grandi opere a muro di metallo, le sculture-gioiello
d'argento, oro e pietre preziose, la plastica, il nylon,
le protoforme di ferro galvanizzato che attraverso i
pieni e i vuoti rivelano il segreto dell'osmosi tra
il primitivo e l'iper tecnologico, riassumendo secoli
di storia e civilizzazione. La sperimentazione continua
e infaticabile e la sensibilità nel plasmare
la materia senza snaturarla, piegandola alla sua mano
e al suo gusto col rispetto di un padre verso le sue
creature: ecco chi è Basso Sciarretta, artista
apprezzato e ammirato, autore di centinaia di mostre
importanti e destinatario di premi e riconoscimenti
a decine. Ma soprattutto una ri-scoperta, per questa
città che si professa sensibile all'arte e ogni
anno ospita il prestigioso Premio Termoli, e che tuttavia
deve ancora provare il brivido di un museo dove sistemare
quei capolavori attualmente relegati in soffitta, visibili
soltanto agli acari della polvere.
Basso Sciarretta, le opere
INDICE ARTE
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