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S.Basso e il clone marchigiano Termoli Vs Cupra Marittima

Guerra di reliquie tra la cittadina molisana e quella marchigiana, che hanno lo stesso patrono e condividono un dubbio senza soluzioni. Nel centro in provincia di Ascoli Piceno i devoti sono sicuri che il corpo conservato sotto l’altare maggiore della chiesa locale sia quello del “vero San Basso”, tanto che hanno stampato un opuscolo per ricostruire la storia del ‘loro’ protettore e avallare l’autenticità delle reliquie con i racconti dei tanti miracoli. Ma la stessa certezza esiste a Termoli, dove si venerano i resti conservati in Cattedrale. Chi ha ragione? E qual è il San Basso autentico?

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“L’unico vero San Basso è il nostro, diffidate dalle imitazioni”. Suonano più o meno così le parole scritte su una brochure distribuita nella chiesa di San Basso a Cupra Marittima, graziosa città sul mare in provincia di Ascoli Piceno. Parole che si trasformano in pugnali per i termolesi doc, da sempre convinti di avere l’unica paternità delle reliquie del Santo. Eppure i cuprensi non hanno nessun dubbio sull’autenticità dei resti custoditi nella chiesa e, a differenza dei termolesi, pubblicizzano a più non posso il legame unico e inscindibile che il santo ha con la loro città.
 
Esempio massimo è l’opuscolo informativo dove, passo dopo passo, si rafforza la teoria del San Basso cuprense e si svilisce quella del San Basso termolese. Si comincia raccontando l’arrivo delle reliquie nella città marchigiana agli inizi del VI secolo, periodo storico dove i protagonisti assoluti erano i Vandali e i Longobardi. «Perché proprio a Cupra? – si legge nella brochure -. Per un intenso traffico commerciale legato all’olio d’oliva piceno, assai noto in Provenza». Quindi il corpo di San Basso, vescovo di Nizza, sarebbe stato trasportato a Cupra da commercianti  e ‘barattato’, in un certo senso, con barili d’olio. Altra certezza assoluta per i cuprensi è quella relativa alla reliquia, il corpo del santo, oggi conservato in un’urna di marmo rosso sotto l’altare maggiore della chiesa a lui dedicata. Ma anche in questo caso i cuprensi dimostrano una certa arroganza: alla salma manca infatti l’avambraccio destro e nel pieghevole dedicato a San Basso si legge «Il braccio venne inviato quale reliquia nel 1750 ai nizzardi, poiché richiesta dal loro vescovo, ed è attualmente conservato in un’urna d’argento nella cattedrale di Nizza».
 
Ma i nizzardi si sarebbero davvero accontentati di un solo avambraccio? Poco importa ai cuprensi rispondere a questa domanda, visto che a sostegno della loro causa elencano tutta una serie di miracoli che la reliquia del corpo di San Basso avrebbe fatto in terra marchigiana. Ed ecco il racconto del primo avvenimento strepitoso e inspiegabile: «Nel 1706 tal Domenico Deodori, fornaio di Marano, voleva diventare amministratore della Cappella di San Basso, però il pievano lo ostacolava perché non lo riteneva degno. Per rimuovere lo scomodo ostacolo il fornaio decise di ucciderlo; il 12 agosto, trovatolo solo nell’atrio della chiesa, gli inferse tre pugnalate mortali, ma il pievano invocò San Basso e ne ebbe salva la vita, guarendolo prontamente».
 
C’è poi il caso del vescovo di Ripatransone (per coincidenza lo stesso paese che vanta il vicolo più stretto d’Italia e che ha sottratto il primato proprio a termoli…) che nel 1788, durante una visita pastorale, rubò un dente alla reliquia di San Basso. Tornato a casa fu colto da un improvviso malore e potè guarire solo riconsegnando la reliquia. Un miracolo in mare non poteva mancare per un santo che viene dal mare, e così il depliant annovera il salvataggio, nel 1918, della nave Eloisa e del suo equipaggio formato da marinai cuprensi. Durante la bufera uno dei marinai tirò fuori l’immagine di San Basso e lo invocò «Se è vero che sei tanto miracoloso, fa qualche cosa». Il cielo si rischiara all’improvviso, affondano tutte le altre barche uscite a pesca, per un totale di 366 marinai morti mentre l’equipaggio dell’Eloisa esce indenne dal disastro.
Infine San Basso salva dalle fiamme la sua reliquia e una casa dove era divampato un rogo. Era il 1930, dietro il palazzo Comunale di Cupra Marittima si scatena un incendio e a causa della presenza di alcuni bidoni di benzina si teme il peggio anche per la reliquia del Santo Dente (quello rubato dal vescovo di Ripatransone) custodita proprio nel palazzo Comunale. L’arciprete, allertato dai cittadini, si reca nel palazzo, salva la reliquia e benedice la casa immersa nelle fiamme. L’incendio si placa all’istante.
 
Insomma: una sfilza di miracoli a sostegno che i resti autentici del vescovo di Nizza sono conservati nella chiesa marchigiana. A Cupra Marittima San Basso viene celebrato il 5 dicembre giorno del martirio (e fin qui tornano i conti anche con la tradizione termolese), il primo luglio giorno del rinvenimento del corpo nella cripta della chiesa alla Civita e il lunedì di Pasqua, giorno data della traslazione dalla Civita a Marano. In particolare nel depliant si spiega che «La prima, data la stagione, ha avuto sempre carattere puramente religioso. La seconda, oltre al martirio, ricordava anche la volontà dei Cuprensi di rimanere in possesso del corpo del Santo contro i tentativi di asportazione da parte dei marinai nizzardi, veneziani e termolesi».
 
Ma al di là della pessima considerazione che evidentemente i devoti di Cupra hanno dei fedeli termolesi, tacciati di essere ‘ladruncoli di reliquie’, la querelle delle reliquie apre un dibattito interessante. Di chi sono infatti i resti conservati nella Cattedrale di piazza del Duomo, nel paese vecchio di Termoli? La storia narra che le reliquie sono giunte a Termoli in epoca incerta: probabilmente non prima dell'anno mille, quasi contestualmente all'istituzione della Diocesi. Certo invece è che il corpo fu presto occultato in un nascondiglio sotto la Cattedrale, luogo di cui si perse la memoria; solo nel 1761, durante alcuni lavori di ristrutturazione del presbiterio e della Cattedrale, il vescovo Tomaso Giannelli rinvenne l'urna di marmo bianco contenente le reliquie del Santo. Precedentemente era venerata solo la reliquia dell'avambraccio destro, contenuto in un mezzobusto d'argento, da tempo scomparso.
 
Molte dunque le coincidenze e i punti di convergenza con il corpo che si trova nella chiesa intitolata ai santi Margherita e Basso di  Cupra Marittima, dove da circa un secolo il santo ha trovato la sua dimora sotto l'altare maggiore. Chi è perciò il vero San Basso? Quello molisano o quello marchigiano? In attesa di una risposta precisa e scientifica, dubbio resta una questione di fede…

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