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Ferrovia elettrificata: via treni diesel e fermate nei paesi. Tempi incerti sulla fine dei cantieri

È stata stilata questa mattina, 25 giugno, al termine della riunione con i vertici nazionali di Rfi la road map per l’intervento di elettrificazione della linea ferroviaria tra Roccaravindola e Campobasso per rendere più veloce il collegamento per Roma. "Speriamo di abbattere i tempi e di poter raggiungere la capitale in due ore e 10 minuti", spiega l’assessore ai Trasporti Vincenzo Niro. Intorno al 15 luglio la firma della convenzione, poi partiranno i lavori. Incerti i tempi per la conclusione dei cantieri: "“Raddrizzare una curva, ad esempio, può far recuperare 10 minuti, cambiare gli scambi in una stazione può far recuperare 20 minuti, elettrificare fa recuperare quasi il 25%. Quindi, sicuramente più treni e più velocità”, chiarisce l’ingegnere di Rfi Favo.

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Chissà se è la volta buona per entrare nell’era 2.0. In parole semplici, per modernizzare una ferrovia che ha quasi 50 anni, con un binario unico e su cui viaggiano treni a diesel, ossia altamente inquinanti, e soprattutto lenti. Sicuramente i 50 milioni di euro stanziati dal Cipe (che si aggiungono ai 30 milioni previsti nel Patto per il Molise) daranno una grossa mano per la elettrificazione degli 80 chilometri della tratta Campobasso-Isernia- Roccaravindola che comporterà benefici per i molisani, in particolare per coloro che dal capoluogo molisano raggiungono Roma e viaggiano su una linea che da diversi anni finisce nell’elenco delle dieci peggiori d’Italia in base al rapporto Pendolaria di Legambiente.

“Appena ci siamo insediati, siamo stati tempestati di telefonate dai cittadini perché ci sono troppi disagi sui treni”, racconta l’assessore Niro.
I lavori partiranno dopo la firma della convenzione tra Regione Molise ed Rfi che avverrà intorno al 15 luglio. E sarà definita anche la road map dei lavori. Per ora non ci sono nè una data di inizio nè di fine dei cantieri. Ma un quadro di massima è emerso oggi, 25 giugno, nella sede dell’Assessorato ai Trasporti nel tavolo di confronto con i vertici nazionali della società partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato. Incontro che inizia con mezz’ora di ritardo rispetto a quanto annunciato nella nota inviata alla stampa. E forse non poteva che essere così nella regione in cui i treni viaggiano perennemente in ritardo.

Gli attuali mezzi a diesel saranno sostituiti da quelli elettrici, più moderni e veloci, perché altrimenti “non ci può essere un servizio ferroviario di qualità. La tradizione del Molise è il treno diesel che ha dei limiti nel trasporto, nella velocità e nelle percorrenze”, spiega ai giornalisti l’ingegnere Francesco Favo, direttore territoriale produzione Rfi di Napoli. A Campobasso arriva assieme all’ingegnere Giuseppe Savoia e al capo ingegneria Rfi Nicola D’Alessandro. Con loro anche il presidente della sezione servizio Trasporti di Confindustria Molise Rosario Morelli, uno dei membri della famiglia proprietaria di Armafer, azienda leader nel settore dell’armamento ferroviario.

Inoltre saranno soppresse le soste nei paesi perché “per andare da Campobasso a Roma velocemente non si possono fare troppe fermate”.
Ad ogni modo, “la committenza è regionale e dunque ci dovrà dire cosa fare delle risorse stanziate”, mette in chiaro Favo. Dunque il governo di via Genova gestirà gli appalti. Invece dal punto di vista dei finanziamenti, “ci sono le risorse (50 milioni, ndr) previste nell’ultima delibera Cipe per elettrificare fino a Campobasso e Isernia”. E poi ci sono anche i 30 milioni del Patto per il Molise.

Sulla riduzione dei tempi di percorrenza dei treni da Rfi non ci si sbilancia: “Lo sapremo meglio quando sarà più chiaro come fare l’impianto che è abbastanza complesso”. La conformazione del territorio molisano, certo, non aiuta. “Raddrizzare una curva, ad esempio, può far recuperare 10 minuti, cambiare gli scambi in una stazione può far recuperare 20 minuti, elettrificare fa recuperare quasi il 25%. Quindi, sicuramente più treni e più velocità”. L’assessore Niro azzarda: “Speriamo di abbattere i tempi e di collegare Campobasso a Roma in due ore e 10”. Attualmente ci vogliono più di 3 ore. Come? “Razionalizzando le fermate e togliendo quelle presenti nei paesi”. Incalza poi su un tasto dolente: “è necessario anche sopprimere il binario 21 bis perché il Molise non può essere relegato in un angolo della stazione Termini”.

Tuttavia, la partita si gioca anche su un altro tavolo: il nuovo piano per la mobilità in cui “integrare il traffico su gomma, ferro e in mare”. “Sarà redatto nelle prossime settimane”, assicura Niro.
Per ora invece resta sulla carta il miglioramento della Campobasso-Termoli: “Vedremo se ci saranno in futuro i finanziamenti per l’elettrificazione visto che Termoli ha tante prospettive”, puntualizzano da Rfi. Certo, bisognerà vedere anche quanto sarà conveniente lavorare per migliorare un collegamento utilizzato pochissimo dai cittadini che preferiscono utilizzare l’autobus. Così come l’assessore ai Trasporti Vincenzo Niro vorrebbe riportare in auge il progetto di collegamento tra la stazione e il porto di Termoli, il famoso ‘interporto’ un’altra opera spot.

C’è pure un’opera che forse qualcuno aveva dimenticato, la metropolitana leggera, cavallo di battaglia per i detrattori dell’ex governatore Frattura: “C’è un investimento in corso di quasi 24 milioni di euro – sottolinea l’ingegnere Favo di Rfi – della metropolitana regionale. Attualmente stiamo lavorando al servizio tra Campobasso e Matrice e nella stazione di Guardiaregia. Dunque, avremo dunque un servizio metropolitano e un servizio migliore verso Roma e Napoli”.

Senza dimenticare che il governo Frattura riuscì ad ottenere da Rfi il primo treno Swing, più confortevole e moderno. E oggi, poco prima della conferenza, proprio l’ex assessore ai Trasporti Pierpaolo Nagni con una nota inviata alla stampa rivendica i risultati conquistati dall’amministrazione di centrosinistra e di cui sta beneficiando ora il centrodestra.Era facile pensare che i primi vagiti della nuova era regionale fossero scanditi dalla programmazione proveniente dal nostro lavoro, e così è stato”, la prima puntura di spillo rivolta al governo Toma. Nagni esplicita le opere iniziate durante il governo Frattura: il dragaggio (avviato nel 2015 ma rallentato dal Tar), la cessione delle strade all’Anas, l’elettrificazione della linea ferroviaria. “Tutte iniziative che, devo ammettere, con pacatezza il nuovo presidente ha annunciato – insiste l’ex assessore – evitando la polemica con chi lo ha preceduto senza peraltro ricordarne l’origine e che evidenziano una linea di continuità (almeno su queste tematiche) che segnano un percorso tracciato che, come sempre abbiamo detto in questi anni, ha bisogno di tempo e di amministratori equilibrati che sappiano lavorare nel solco, magari migliorarlo ma, se convinti, mai smantellarlo”.

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