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60 anni fa esplose fabbrica di fuochi d’artificio, morirono pure 2 bimbe. “Tragedia per tutti” foto

Sorgeva a Gambatesa una delle fabbriche di fuochi d’artificio più grandi e antiche della provincia. Nel 1958 l’immobile prese fuoco e morirono due bambine, le figlie del titolare, e i suoi genitori. Da 60 anni la famiglia ricorda il drammatico anniversario: "Erano le zie di mio padre e i suoi bisnonni. Le bambine stavano giocando lì vicino quando la fabbrica esplose e le uccise. Per fortuna i miei nonni riuscirono a superare le difficoltà, ma non hanno mai dimenticato quel drammatico avvenimento", ricorda Giandomenico, nipote del proprietario della ditta. Oggi al posto della fabbrica c’è un roseto: "Mio nonno lo cura con affetto particolare, gli ricorda le sue figliolette".

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Da 60 anni per la famiglia D’Alessandro è un giorno di lutto. Il 21 giugno del 1958 esplose a Gambatesa la fabbrica di fuochi d’artificio di proprietà della famiglia D’Alessandro. All’epoca era una delle più grandi ditte del settore presenti nella provincia di Campobasso.
Fu una tragedia: in quello scoppio, avvenuto verso l’ora di pranzo, persero la vita quattro persone, i genitori del titolare (Pasquale e Nunzia) e due bambine, le sue figliolette, Nunziatina e Carmelina. E sono per un caso fortuito il bilancio non fu più grave: quel giorno in fabbrica non c’erano operai. Forse perché il signor Domenico era fuori Gambatesa o forse perché era un giorno di festa.
A Gambatesa tante persone, soprattutto i più anziani, ricordano quel tragico giorno”, racconta a Primonumero il giovane Giandomenico. Domenico D’Alessandro era suo nonno. “Era una fabbrica storica, tra le più grandi dell’epoca in provincia, mio nonno era il quinto discendente della famiglia proprietaria della ditta che nel corso del tempo si era specializzata nel colore dei fuochi d’artificio più che nella potenza. Quel giorno di 60 anni fa le bambine stavano giocando nelle vicinanze, avevano rispettivamente 5 anni e tre mesi. Mio nonno non c’era: era andato a sparare ad una festa in un paese vicino. Mentre mia nonna era andata a prendere l’acqua. Le due bambine erano con i nonni”. Poi vennero travolti tutti e quattro dall’esplosione.

Mi hanno raccontato che verso l’ora di pranzo si sentì un boato enorme. Dalla fabbrica, che si trovava poco lontana dal centro del paese, uscì una nuvola di fumo enorme”. La tragica esplosione venne raccontata pure sui giornali dell’epoca, i funerali delle vittime celebrati dal vescovo dell’epoca.
Io non ero nemmeno nato, ma è stata una tragedia per tutta la famiglia. Negli anni di questo fatto se n’è parlato sempre con tristezza, il più addolorato di tutti era mio nonno che, pur continuando ad avere la passione per i fuochi d’artificio, non ha mai avuto il coraggio di riavviare l’attività. Anzi fu indagato per la morte delle figlie e dei genitori”. Dopo il processo, il caso venne archiviato. E dopo qualche anno per il signor Domenico e la moglie l’inizio di una nuova vita. “Sono diventati i custodi della scuola. E dopo qualche anno – ricorda ancora Giandomenico – è nato mio padre e hanno iniziato una nuova vita grazie anche al paese che si è stretto attorno ai miei nonni, è scattata una sorta gara di solidarietà”. E da quel giorno “noi ricordiamo l’anniversario tutti gli anni, vivendolo nella preghiera e nell’intimità familiare”.
Attualmente al posto di quella fabbrica c’è un terreno con alcuni alberi da frutta. Nel 2008 in occasione dei 50 anni da quella tragedia la famiglia fece realizzare un piccolo piazzale attrezzato, al centro c’è una campana commemorativa nell’antica fonderia di Agnone che è stata posizionata nel luogo in cui sorgeva la fabbrica. Poco distante la famiglia ha voluto creare anche un roseto: “Nel punto in cui la fabbrica scoppiò mio nonno ha voluto piantare delle rose di cui lui si occupava tutti i giorni, come una sorta di omaggio per quelle bambine morte”.

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