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Ripresa debole: giù costruzioni, export e turismo. Calano il lavoro e i consumi delle famiglie

Il 2017 sarebbe dovuto essere l’anno in cui si intravedevano i primi benefici delle misure economiche previste dai governi Renzi e Frattura. E invece nella nostra regione l’economia cresce, ma di pochissimo: il prodotto interno lordo molisano è aumentato dello 0,8% rispetto all’1,5% del resto d’Italia e al 2,4% della media dei Paesi dell’Unione europea. La percentuale di chi ha perso il posto di lavoro è passato dal 12,8% al 14,6%. A certificarlo la Banca d’Italia che annota: "Sono in ritardo gli investimenti dell’area di crisi complessa, ma almeno si intravedono segnali di miglioramento dell’attività economica nei primi mesi del 2018".

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Il 2017 forse doveva essere l’anno della svolta per l’economia molisana. O almeno così era stato preannunciato, grazie ai milioni di euro che sarebbero dovuti arrivare nella nostra regione: 727 milioni ad esempio erano previsti nel ‘solo’ Patto per il Molise firmato nell’estate del 2016 tra l’ex premier Matteo Renzi e l’allora governatore Paolo di Laura Frattura. Non solo: altri vantaggi erano stati annunciati dal riconoscimento dell’area di crisi complessa e dall’introduzione della Zes, le famose Zone economiche speciali.

In realtà il miracolo economico non c’è stato. E che tali misure siano rimaste solo uno spot è il dubbio che affiora dopo aver ascoltato la presentazione del rapporto della Banca d’Italia sull’economia del Molise. O forse i provvedimenti di cui il tessuto produttivo molisano avrebbe dovuto beneficiare ancora non producono i loro effetti.

Fatto sta che l’economia della nostra regione cresce ma meno del previsto. «Nel 2017 l’attività economica in regione è stata debole, diversamente dal resto del Paese», certifica Dealma Fronzi, il direttore della filiale di Campobasso che oggi – 19 giugno – ha incontrato i giornalisti assieme a Pietro de Matteis e Marco Manile.

I numeri rendono bene l’idea: il prodotto interno lordo molisano è cresciuto dello 0,8%, quasi la metà del pil italiano (+1,5%). L’Unione europea è lontanissima invece: +2,4%, in linea con le principali economie avanzate.

E questo anche perché le famiglie non consumano dal momento che non sono in condizioni di farlo: posti di lavoro, infatti, non ce ne sono. «Nel 2017 l’occupazione è diminuita dopo la significativa crescita dell’ultimo triennio, mentre la disoccupazione è tornata a crescere, soprattutto quella di lunga durata», osservano dalla Banca d’Italia. E i più penalizzati sono gli uomini (soprattutto i più giovani), il lavoro autonomo e quello a tempo indeterminato.La percentuale di chi ha perso il posto di lavoro è passata dal 12,8% al 14,6%.

Dunque senza un’occupazione e uno stipendio fisso «il reddito disponibile delle famiglie ha ristagnato risentendo del deterioramento del mercato del lavoro». Con questa incertezza «l’incremento dei consumi è stato molto modesto» e le famiglie preferiscono risparmiare. O come si dice qui dalle nostre parti, a mettere i soldi sotto al ‘mattone’. Tanto è vero che non si compra nemmeno più la casa, considerata una volta il bene per eccellenza su cui investire e nonostante i costi più bassi. Ora non lo fanno in molti, come dimostra l’indagine della Banca d’Italia: «Nel 2017 la crescita dei mutui per l’acquisto delle abitazioni si è indebolita, in presenza di una stagnazione delle compravendite, sebbene la capacità di acquisto delle famiglie sia sostenuta dal contenuto valore degli immobili».

Gli effetti, com’era ovvio, si sono visti sul comparto delle costruzioni. È il settore più in difficoltà, soprattutto a causa degli immobili invenduti, con un calo delle ore lavorate (-11,8%). Diminuiscono anche le esportazioni (-23,9%), mentre si salva il comparto alimentare (+ 5,1%). Rallenta pure il terziario. Giù il turismo. «C’è stata una riduzione dei pernottamenti – emerge dall’indagine – secondo gli enti provinciali per il turismo, gli arrivi sono calati del 5% e le presenze del 9,5%».

Dalle aree interne alla costa, insomma, l’economia molisana soffre. E aumenta anche chi decide di andare via: il Molise si spopola, con una percentuale che si aggira sul 20%. E nemmeno la presenza dei migranti riesce ad arginare come avviene invece in altre zone d’Italia. Forse il 2018 andrà meglio dal momento che «già nei primi mesi sono emersi segnali di miglioramento dell’attività economica». C’è una piccola luce in fondo al tunnel: «La spesa per investimenti ha ripreso a crescere» anche se «i progetti di investimento connessi agli incentivi regionali per la riconversione e riqualificazione industriale dell’Area di crisi complessa hanno subito un ulteriore differimento, in attesa dell’esito dei bandi emanati alla fine dello scorso anno».

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