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Alienazione Parentale: lettera aperta ai genitori conflittuali

Caro genitore, mentre lei è impegnato nella sfibrante separazione dal suo partner, i vostri figli sono collocati sullo sfondo di un conflitto senza senso. Sta riversando in loro tutta la rabbia e il rancore che prova per il suo partner. Senza accorgersene, ha iniziato a parlar male del suo ex partner davanti ai figli. In tal modo lei sta sferrando un attacco all’immagine corrispondente di quel genitore all’interno della psiche dei suoi figli. L’”Alienazione parentale” di cui lei si è fatto interprete col suo comportamento sta distruggendo in ultima analisi una funzione evolutiva della specie: quella dell’attaccamento. Ciò rappresenta un grave fattore di rischio per lo sviluppo psicoaffettivo dei suoi figli.

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Caro genitore, mentre lei è impegnato a gestire questa sfibrante vicenda che attanaglia la sua vita da quando lei e il suo partner avete deciso di separarvi, i vostri figli (gli stessi che avete tenuto stretti tra le braccia al risveglio durante i primi mesi di vita o che avete accompagnato al nido con le gambe che vi tremavano), ora li avete situati sullo sfondo di un conflitto senza senso, in cui vi aspettate, illusoriamente, che vi sia prima o poi un perdente e un vincitore.
Quando una volta le ho chiesto perché lasciasse accadere tutto questo, non è riuscito a dire che nei suoi figli lei stava riversando (come si fa con l’acqua sporca nel lavandino o nel water dopo aver lavato il pavimento), tutta la rabbia, il rancore e l’ostilità che prova per il suo ex partner. Le aspettative deluse, le ferite dell’anima e talvolta anche quelle del corpo hanno lasciato sul suo percorso le tracce di una “nerezza” che oggi invade la variegata ricchezza dell’affettività di quelle creature.

Senza accorgersene, ha iniziato presto a parlar male del suo ex partner davanti ai figli, attribuendogli colpe e responsabilità, anche esagerate, della situazione conflittuale e precaria in cui vi siete trovati. Ha fornito loro informazioni parziali nel prevalente intento di denigrare la sua immagine. Il dolore può rendere l’uomo e la donna tanto violenti anche verso la propria prole. Sì perché – questo lei deve saperlo – le psicologie del profondo condividono l’assunto che ogni attacco sferrato contro un genitore, è un attacco all’immagine corrispondente di quel genitore all’interno della psiche e, in ultima analisi, alla psiche stessa. Stiamo parlando, in altri termini, di parti e funzioni della mente che un padre o una madre attacca, deteriora, deturpa fino ad annientarle.

I bambini circuitati in questi conflitti sono sottoposti ad un processo di morte psichica generato da chi ha dato loro la vita e da chi dovrebbe invece tutelarla.
Ora, nel suo caso credo che queste operazioni abbiano avuto un discreto successo, di cui però non si può esser fieri. Anzi, credo che dovrebbe seriamente chiedere aiuto per aver agito in questo modo verso la sua prole, soprattutto se ha continuato a farlo anche quando le persone a lei vicine o le assistenti sociali o i miei colleghi le hanno mostrato la distruttività delle sue posizioni nei riguardi della salute dei suoi figli: ripensi al repentino calo del rendimento scolastico, alle regressioni comportamentali, agli stati d’ansia, all’isolamento a scuola, all’apatia e alla evidente tristezza dei loro visi, che sono sicuro deve aver osservato nel corso degli ultimi mesi.

Non parli di diritti perché questa vicenda, per come la state gestendo, ha già danneggiato la salute dei suoi figli, e rischia di farlo irrimediabilmente.
Uno in particolare, quello verso il quale lei ha sempre sentito una certa affinità, ha iniziato lentamente a far proprie le sue stesse reazioni emotive, iniziando così a rifiutare di vedere l’altro genitore. I loro incontri, infatti, si sono fatti sempre più violenti ed ora non solo rifiuta fisicamente il genitore, ma incomincia anche a giustificare questo rifiuto con motivazioni che appaiono, in un certo senso, “congrue” con l’immagine che lei ha sempre descritto e mostrato nelle sue innumerevoli scorrerie narrative (in casa, a scuola, ai servizi sociali, con gli amici, con gli zii, con i nonni).
Così oggi, la stessa famiglia che si era ritrovata il giorno del parto nella stanza d’ospedale ad accogliere le feste dei parenti che a turno si avvicendavano come i re magi e i pastori della natività, è spaccata letteralmente i due pezzi: da una parte lei con i suoi figli, dall’altra il suo ex partner, sempre più in difficoltà nel gestire la situazione e disarmato da una violenza psicologica che sta portando i figli a recidere ogni forma di attaccamento a questa figura.

E mi creda, proprio di questo io sono profondamente preoccupato. Perché l’”Alienazione parentale” di cui lei si è fatto interprete col suo comportamento sta distruggendo una funzione evolutiva della specie che anche nei suoi figli ha potuto incarnarsi; una funzione, quella dell’attaccamento, che è stata garante di sviluppo per milioni di anni sia in senso filogenetico sia ontogenetico. L’essere umano non può vivere senza attaccamenti: ne morirebbe psichicamente e fisicamente.

Qualcuno, tempo fa, le aveva anche parlato di Pas (Parental Alienation Syndrome), Sindrome di alienazione parentale. Io le ho anche detto che ero tra quelli che sostenevano che, in realtà, nel mondo non esistesse una sindrome che potesse descrivere quello che stava accadendo alla sua famiglia. Infatti, oggi tutti gli psicologi sono ormai concordi nel ritenere che l’”alienazione” di un genitore rappresenti non una sindrome individuabile attraverso criteri diagnostici, bensì un grave fattore di rischio per lo sviluppo psicoaffettivo dei figli insito nelle relazioni familiari conflittuali. In altri termini, non si tratta di un disturbo attribuibile a questo o a quell’individuo, ma di una condizione di rischio del sistema familiare. Oggi, quindi, noi psicologi tendiamo ad utilizzare questo costrutto psicologico per individuare un problema relazionale molto frequente in situazioni di separazione conflittuale come la sua, e per contrastare in ultima analisi un’evoluzione infausta del funzionamento familiare.

È importante che io le pari di un altro aspetto spesso trascurato, in modo che le risulti più chiaro come, anche se nel Manuale diagnostico dei Disturbi mentali (il DSM 5) lei non troverà mai la Pas in quanto sindrome, sia opportuno non sottovalutare la pericolosità dei comportamenti messi in atto: nel DSM 5 l’”alienazione parentale” è stata sostanzialmente “distribuita” all’interno della categoria dei cosiddetti “Problemi relazionali” associati a svariati disturbi, di cui fanno parte (e a questo presti molta attenzione) anche gli Abusi all’infanzia e all’adolescenza quali il maltrattamento fisico, l’abuso sessuale (sia incestuoso sia extrafamiliare), la grave trascuratezza, il maltrattamento psicologico ecc. Tali “Problemi relazionali” si riferiscono a problematiche che interessano tutti i membri della famiglia e che si associano spesso a disagi clinicamente significativi.

I suoi figli sono stati ascoltati anche nelle aule del Tribunale ed entrambi hanno motivato il loro rifiuto verso l’altro genitore in modo apparentemente congruo con argomentazioni che sono sembrate ai più valide. Ma solo apparentemente. Perché, in realtà, lei riconosce (o dovrebbe iniziare a farlo) quanto importante sia stata la sua azione di condizionamento dei loro pensieri sul suo ex partner, quanto è stata martellante la sua denigrazione negli ultimi anni, quanto potente è stata la sua influenza sui loro atteggiamenti, un’influenza che non poteva non essere tanto potente senza l’attaccamento che lei ha saputo al contempo generare con la sua prole nel corso degli anni. Due potenti fattori (il condizionamento e l’attaccamento) hanno determinato un corto-circuito che non potrà non portare ad una psicopatologia nei suoi figli.

I colleghi che li hanno ascoltati attentamente hanno potuto con gli strumenti a disposizione ricostruire dettagliatamente le motivazioni sottostanti il diniego da parte dei suoi figli della relazione con l’altro genitore ed hanno chiarito come essi abbiano cominciato, da un certo momento in poi, a prendere in prestito scenari e terminologie che proprio lei utilizzava per denigrare il suo ex partner.
I ragazzini non sono riusciti però a spiegare bene agli psicologi il motivo del rifiuto nel vedere il loro genitore: “non voglio perché è una persona senza dignità” – ha asserito il primo – “non voglio perché non ci paga gli alimenti” – ha aggiunto il secondo; motivazioni che dietro le domande di approfondimento dei colleghi crollavano miseramente come un castello di sabbia. Ed è anche con la stessa precaria conformazione che la loro personalità si sta formando, come una fortezza di sabbia, pronta a crollare al primo insulto della vita.
E lo sa perché? Perché le “culture familiari” di cui i genitori sono i maggiori autori e promotori, talvolta sono in grado di ostacolare molto di ciò che è stato generosamente offerto dalla natura: il potenziale evolutivo dei bambini regredisce o resta incistato in un nucleo di odio e di distruttività che ha il potere di contaminare ogni altra funzione sana fino a rendere la personalità, appunto, una fortezza vuota e fragile.

Talvolta mi ha riferito che aveva anche cercato di difendersi dalle accuse che le venivano rivolte di alienare l’altro genitore, facendo notare come tante volte lei avesse invece spronato i figli a recarsi dal suo ex partner: “avete visto? Sono loro che non vogliono andare, per me nessun problema.” Gli sguardi dei suoi figli che cercavano di agganciare il suo, però, come se cercassero un sentiero sicuro prima di rispondere ad una domanda sulle motivazioni del diniego, erano lì pronti a denunciare che, sostanzialmente, essi interpretavano il ruolo del rifiuto che lei gli aveva assegnato più o meno implicitamente.

Spero davvero che possiate fermare, magari anche grazie ai vostri Legali, questa fase di odio e distruttività che ha infestato le vostre case, prima che si arrivi a soluzioni giudiziarie quali l’allontanamento dei figli da uno o entrambi i genitori con collocazione o presso il genitore alienato o presso una Comunità alloggio. Spero che prima che si arrivi a queste misure estreme, possiate tutti beneficiare di incontri con personale specializzato in “spazi neutri” che garantiranno interventi di mediazione terapeutica e di consulenza, volte a mitigare questa assurda conflittualità.

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