Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Fis pronta a decollare con 30 nuovi assunti. Ma alla Irce Cavi ci sono 50 lavoratori a rischio

La fabbrica Italiana Sintetici, che ha già incrementato nell’ultimo anno e mezzo il numero dei dipendenti, arrivato a 180, sta ultimando la formazione a Montecchio di 30 molisani che in autunno cominceranno a lavorare nello stabilimento di Termoli, potenziato con un nuovo reparto "a cascata". A fronte di una notizia positiva sul fronte occupazione, ne arriva una negativa: sono 50 i lavoratori della Irce Cavi per i quali a settembre scadono gli ultimi ammortizzatori sociali. Il loro destino è appeso a un filo.

Più informazioni su

La buona notizia, sul fronte del lavoro, è che in autunno la Fis, Fabbrica Italiana Sintetici, entrerà a regime con il nuovo reparto B, l’impianto di ultimissima generazione realizzato adiacente allo stabilimento di Pantano Basso, nel Nucleo Industriale di Termoli. E a settembre prenderanno “servizio” a Termoli trenta nuovi assunti, al momento ancora impegnati nella formazione per operai specializzati a Montecchio Maggiore, in Veneto, dove c’è la sede principale della azienda chimica-farmaceutica che ha ottenuto le autorizzazioni un paio di anni fa per la realizzazione del nuovo impianto finalizzato alla produzione in esclusiva di intermedi e principi attivi per le case farmaceutiche. Fis, specializzata in ricerca e sviluppo, ottimizzazione del processo di sintesi, produzione su larga scala anche di farmaci, è diventata officina farmaceutica: una realtà tutta italiana (a differenza delle altre due chimiche della Valle del Biferno) che ha raddoppiato il numero di dipendenti surclassando perfino Momentive, ex Witco ed ex Union Carbide, per numero di operai assunti.

Come già accaduto per le altre decine di unità assunte di recente, anche i trenta operai specializzati sono quasi tutti molisani. E avranno un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Una occupazione “sicura” che in tempi come questi è più unica che rara, e rappresenta il sogno per migliaia e migliaia di giovani e anche meno giovani attualmente disoccupati che faticano a sbarcare il lunario e a trovare la loro strada professionale in un Molise ancora schiacciato dalla crisi, dove i nuovi insediamenti industriali annunciati non sono ancora atterrati.
Non a caso le nuove assunzioni di Fis sono una “notizia”. L’azienda sta ultimando i lavori per l’investimento da quasi 100 milioni di euro annunciato da tempo, che ora si appresta a diventar realtà. Il grande fabbricato al quale gli operai stanno apportando gli ultimi ritocchi è un impianto chimico in piena regola, con meccanismo definito “a cascata”, nuovi spogliatoi e zone per i lavoratori. Soddisfatti i sindacati, che non muovono nessuna critica alla gestione della sicurezza di Fis, ritenuta “attenta e qualificata” in maniera pressoché unanime.

Il reparto B, con una capacità produttiva stimata del 45 per cento di quella attuale, che si attesta mediamente su valori inferiori a 1000 tonnellate all’anno di prodotti finiti e intermedi, entrerà a regime entro l’autunno. Lo stesso periodo in cui un’altra azienda – anche questa “storica” – potrebbe dover mandare a casa decine di unità.

La cattiva notizia infatti riguarda la Irce Cavi, dove più che mai è appeso a un filo il destino di oltre 50 lavoratori in una azienda che vede complessivamente una ottantina di assunti. L’impianto di Guglionesi, che produce conduttori per avvolgimenti di macchine elettriche e trasformatori, soffre di un drastico calo di commesse ormai da anni. La produzione non si è mai più ripresa dalla “botta” inferta dai mercati globali (e cinese, in modo particolare) negli anni bui della crisi. Ha continuato un trend non entusiasmante in linea con le forti contrazioni del mercato.
E così a settembre, quando termineranno tutti gli ammortizzatori sociali ai quali si è fatto ricorso negli ultimi 10 anni, per una cinquantina di dipendenti si profila il rischio, concreto, di una mobilità o di prepensionamenti. Gli ultimi «aiuti» concessi alla Irce Cavi sono i cosiddetti contratti di solidarietà, vale a dire accordi stipulati tra l’azienda e le rappresentanze sindacali che prevedono la diminuzione dell’orario di lavoro al fine di mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale. In pratica, meno soldi ma lavoro per tutti quelli che resterebbero.

A settembre cesseranno anche questi ammortizzatori. I sindacati confidano che alla fine la flessione dei livelli occupazionali sarà ridotta al minimo. «Ma è indubbio – dice Carlo Scarati segretario regionale della Uiltec – che a meno di una commessa importante, un qualcosa che non è possibile prevedere, un calo del numero di dipendenti purtroppo ci sarà».

Dipendenti che non troveranno facilmente un’alternativa, data anche l’età media che oscilla tra i 40 e i 50 anni. Sono padri di famiglia, lavoratori che hanno contratto mutui per l’acquisto della prima casa che ancora stanno pagando, e i cui figli sono nell’età di studio liceale o universitario, che come sanno bene le famiglie ha un costo che incide moltissimo sul bilancio. La speranza è quella di evitare delle decisioni estreme che significherebbero la morte sociale, ricorrere a ulteriori margini per trovare soluzioni alla mancanza di competitività all’impianto di Guglionesi. Ma è una sfida difficilissima, e il conto alla rovescia è già iniziato.

Più informazioni su