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Se un post scatena l’inferno. Lettera agli odiatori da tastiera (con nomi e cognomi)

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Ieri un nostro lettore termolese, Pierfrancesco Citriniti, professione regista e producer di Propaganda Live, la trasmissione di Diego Bianchi (in arte Zoro), ha scritto un post su Facebook che la redazione di Primonumero.it ha condiviso sulla propria pagina, seguita da oltre 20mila persone: termolesi, molisani e non solo. Pierfrancesco ha espresso un suo giudizio sulla delicata situazione della nave Aquarius, quella con a bordo 629 migranti che continua a vagare nel Mediterraneo senza un porto in cui approdare. Una delle conseguenze dello scontro che si è consumato tra Italia e Malta quando il governo della Valletta ha risposto ’no’ alla richiesta di Roma di accogliere in porto – in quanto più vicino “luogo sicuro” – la nave dell’ong Sos Mediterranee, che il ministro Salvini non ha autorizzato a sbarcare in Italia. Fra i 629 migranti ci sono anche 123 minori non accompagnati e 7 donne incinte.

Ecco quello che Pierfrancesco Citriniti ha scritto e che Primonumero.it ha condiviso: «Io penso che ogni porto Italiano, grande o piccolo abbia il dovere di accogliere la nave #Aquarius con a bordo 629 vite. Anche quello di #Termoli. Angelo Sbrocca un gesto importante #RestiamoUmani PRIMONUMERO.IT».

Ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere il proprio pensiero. C’è perfino un articolo della Costituzione, quella “carta inviolabile” che sono tutti bravi a difendere quando l’arena della discussione è lo scontro politico, ma che tutti sono opportunamente bravi a ignorare se serve allo scopo, che sancisce questo principio fondamentale. L’articolo 21 recita così: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Magari non interessa a nessuno, ma lo dico ugualmente a scanso di ambiguità: personalmente, come Monica Vignale, cittadina italiana ed elettrice, sono d’accordo con Pierfrancesco Citriniti. Condivido il suo appello, pur rendendomi conto (come d’altronde lo stesso autore sa benissimo, conoscendo Termoli meglio di molti di voi che ci abitano) che una nave come Aquarius non ci potrebbe mai entrare, nel porto di Termoli, per banalissime ragioni di sicurezza dei fondali.

Ma non è questo il punto: il post era e voleva essere, soprattutto, un’apertura all’accoglienza come valore laico e apartitico, uno spunto di dibattito e di confronto, una posizione legittima in relazione a un avvenimento di cronaca e politica nazionale che sta, comprensibilmente, tenendo banco sui media.
Ecco perché, nei panni di Monica Vignale direttrice di Primonumero.it, ho voluto condividerlo.

Non mi aspettavo sicuramente applausi per Pierfrancesco, invocazioni al sindaco Sbrocca affinché facesse suo l’appello e congratulazioni alla sottoscritta e alla redazione. Ma non mi aspettavo nemmeno 50 commenti quasi tutti (pochissime le eccezioni) all’insegna dell’odio e dell’ignoranza. Offensivi verso Citriniti, verso Primonumero e verso le più elementari regole dell’educazione che dovrebbe regolare il dibattito social. Come Gianni Torrisi, che per una condivisione del genere commenta: “Pazzesca l’informazione di questo giornaletto. Senza parole”. Come Mariano Vozza: «Presto l informazione tornerà a essere libera. Libera da elementi che scrivono cose del genere». Per arrivare a Francesco Torcisi: «Sparatevi…anzi…salite a bordo pure voi…e…iat vinnn». O a Erika Marinelli: «Cambia spacciatore, è meglio»..


Commenti che rilanciano le peggiori fake news sui migranti che negli ultimi anni hanno alimentato la disinformazione italiana rimpinguando il bacino di consensi verso partiti che fanno leva sulla povertà, materiale e morale, degli elettori. E’ il caso della signora Flavia Soldo, che dall’alto della sua cattedra, costruita a colpi di notizie bufala apprese su qualche sito-fake, pontifica: «Perfrance’ ma …AFDM C’ TUTT’ U’ COR’!!! Questi individui non scappano ne dalla fame, ne dalla guerra, portano malattie, stuprano, spacciano, uccidono, non vogliono lavorare, li manteniamo negli alberghi, e i disoccupati e pensionati italiani dormono per strada e frugano nei cassonetti in cerca di un paio di scarpe rotte e qualche scarto di frutta. Avete stancato con questa ignoranza travestita da buonismo, se volete aiutarli, andate in AFRICA e…R I M A N E T E C I !!!!!!!!!!!!!!!».
Passando a tale Domenico Gallo: «Ma cosa stai dicendo? Ci mancano solo loro per completare l’opera! Ma smettetela per favore! Nessuno gli ha detto di partire da casa loro! Stanno portando solo disagi e malattie».
Commenti che parlano la lingua del razzismo e dell’odio sia nella forma che nella sostanza, nei contenuti come nella sintassi. Un esempio è Antonello Di Gennaro, che si spinge a nobili vette di valutazione personale: «Leccaculo pagliaccio, non gli frega un cazzo». Un altro è Giovanni Cianfagna, l’uomo dalle soluzioni imparate giocando a Risiko: «Mettete i cecchini come vedere una nave sparate a tutta carica, cosi ci pensano due volte a venire in Italia».

Potrei continuare, ma sarebbe una ripetizione noiosa. Questi assaggi possono bastare a dare un quadro della situazione, e del livello del dibattito. Pierfrancesco, che nella sua professione è uno bravo e non a caso sta avendo successo, a differenza di tanti leoni da tastiera nelle cui parole urlate si percepisce una overdose di frustrazione, ha provato a rassicurarci: «Purtroppo al voto non è andata la gente ma la cattiveria, vi assicuro che è un test allargato alla nazione: da nord a sud non si usa più l’intelligenza ma solo e sempre le identiche parole e frasi usate in campagna elettorale».

Basta farsi un giro oltre i “confini” molisani di facebook per rendersene conto. Ma questo non risolve il mio problema, ovvero la mole sempre più pressante e fastidiosa di commenti ingiuriosi, che non ha un adeguato contraltare perché, converrete, risulta quantomeno difficile entrare in un campo minato armati solo di una colomba bianca. Commenti che fanno rabbrividire per quanto sono volgari, superficiali e a volte dettati da una cattiveria d’animo che stride con la nostra storia e con la nostra religione.

Ne prendo atto, come fatto già altre volte, ma con una precisazione. Quando si viene inondati da una valanga di insulti il diritto costituzionale comincia a essere minacciato, perché riportare il dibattito su un terreno civile e di confronto sereno tra posizioni diverse è una operazione impossibile. Come far parlare un qualche dialetto molisano a un russo.

Non restano che due possibilità: restare in silenzio, lasciarsi annientare un pezzetto per volta dal mare di rabbia e odio che trasuda nei social, oppure difendersi. Come direttore di Primonumero.it scelgo questa seconda opzione. D’ora in poi i commenti che violano le regole della educazione, della civiltà e del rispetto (e quindi violano la legge) non li cancelleremo più, ma li metteremo, uno per uno, nelle mani dei legali. Contestualmente alle denunce per diffamazione o gli altri reati che i magistrati ravviseranno. Chi mastica un po’ di diritto sa che facebook è equiparato a un giornale e che a volte i danni da diffamazione sono più grandi (e maggiormente risarciti) di quelli di un sito web, visto che i potenziali lettori di queste ingiurie sono migliaia e migliaia e migliaia.

Perciò d’ora in avanti Primonumero.it farà così. Anche questa è libertà, e ho il dovere di avvertire i lettori. Restando sempre nella scia della chiarezza, mi farebbe piacere, come direttore di Primonumero.it, che i vari Gianni Torrisi, Antonello Di Gennaro, Wu D. Kong che non ha nemmeno il coraggio di usare il suo vero nome e tutti gli odiatori e i rancorosi di professione cambiassero mezzo di informazione. Sarebbe bello non averli più fra i lettori di questo “giornaletto” che sta loro così tanto sulle scatole. Elegantemente corrisposti dalla sottoscritta, peraltro. In fondo il Molise è zeppo di siti, blog, giornali telematici, giornali di carta, emittenti televisive. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Sono sicura che gli odiatori non hanno bisogno di primonumero.it, come primonumero.it non ha bisogno degli odiatori. Il mio è solo un desiderio, ma anche questa è libertà.

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