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Salvini cambia idea: “Faremo dei centri per rimpatri chiusi”. San Giuliano sarà tra questi?

Dopo gli annunci elettorali dello scorso aprile «se la Lega sarà al governo in Molise e in Italia il centro rimpatri non si farà» arrivano le dichiarazioni da Ministro dell’Interno di Matteo Salvini «Il Governo realizzerà dei centri per rimpatri "chiusi"». Tra questi ci sarà anche San Giuliano di Puglia? Probabile, anche perchè che senso avrebbe bloccare un progetto pronto ad ospitare 200 migranti? «La destinazione d’uso, per ora, resta la stessa - ricorda Barbieri -: un centro rimpatri volontari per un massimo di 200 migranti».

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«Il Governo realizzerà dei centri per rimpatri “chiusi” affinché i clandestini non vadano a spasso per le città». Questo perchè «la gente non vuole avere dei punti dove uno esce alle 8 della mattina e rientra alle 10 la sera e durante il giorno non sa cosa fare e fa casino». Dichiarazioni, rilasciate pochi giorni fa dal neo ministro dell’Interno Matteo Salvini, che rimettono al centro dell’agenda politica regionale il futuro dell’ex villaggio post sisma di San Giuliano di Puglia dove, appunto, è previsto l’insediamento di un centro rimpatri volontari.

Le parole del Ministro, in qualche modo, vanno a favorire la nascita del centro Rva nel paese del cratere mettendo a tacere tutte le voci di protesta che si erano alzate nei scorsi mesi. Alle possibili obiezioni delle Regioni e dei comuni alla realizzazione di questi centri, Salvini ha risposto che «tutti i governatori leghisti non vedono l’ora di avere centri chiusi». Inoltre ha anche spiegato che «due o tre mesi non sono sufficienti» per identificare i migranti da espellere, che quindi devono restare più a lungo nei centri.
Eppure lo stesso Salvini, in occasione del suo tour elettorale in Molise dello scorso aprile, il 16 per l’esattezza, proprio dal paese simbolo del terremoto del 2002, aveva dichiarato la sua contrarietà «all’apertura di un centro di accoglienza per stranieri a San Giuliano di Puglia: se la Lega sarà al governo in Molise e in Italia – aveva giurato – faremo di tutto perché qui non arrivino immigrati». Se non è una inversione ad “U” quella del neo ministro dell’ Interno, poco ci manca.


«La destinazione d’uso, per ora, resta la stessa – ricorda Barbieri -: un centro rimpatri volontari per un massimo di 200 migranti. Queste sono le ultime indicazioni date dal Governo uscente e dal Ministro dell’Interno Marco Minniti. Ora siamo in attesa delle decisioni che vorranno prendere nel merito». D’altronde, «chi oggi si accinge a governare, è venuto qui in campagna elettorale a dire di essere contrario al progetto – ricorda Barbieri -, attendiamo e poi vedremo cosa succederà». Evidentemente era solo campagna elettorale.
Il 15 marzo 2016 il comune di San Giuliano di Puglia aveva indetto un bando di gara per l’affidamento dell’appalto di progettazione esecutiva e per la realizzazione dei lavori di adeguamento dell’insediamento abitativo temporaneo, villaggio post sisma, per un importo di 3 milioni 54mila e 199,62 euro.
Lavori di sistemazione delle oltre 100 casette di legno che ospitarono le famiglie sfollate dopo il triste evento sismico del 2002. Abitazioni che nelle intenzioni della Prefettura e del comune di San Giuliano dovrebbero ospitare un determinato numero di migranti, massimo 200, e trasformare il villaggio in un centro rimpatri. Una decisione, questa, che tante polemiche aveva creato nei mesi scorsi, innescando numerose manifestazioni di contrarietà. Una su tutte: il sit-in di protesta dinanzi alla Prefettura del novembre scorso di quello che è stato ribattezzato il popolo NoRav. «Abbiamo paura dell’impatto sociale che una struttura del genere potrebbe avere sul territorio» e aperto «all’accoglienza dei piccoli numeri con progetti come lo Sprar», rifiutando l’etichetta di chi li considera razzisti.

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