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“Mio figlio si tagliava gambe e braccia”: la scoperta shock di una madre grazie a un amico

La storia di un adolescente di 16 anni autolesionista che si incideva sulle braccia e sulle gambe e poi si scambiava i video con gli amici della sua classe. È accaduto in una scuola di Campobasso, la madre lo ha scoperto grazie alla confessione di un compagno del giovane. E ora, dopo mesi di terapia, il 16enne è fuori pericolo ma la donna lancia l’allerta a tutti i genitori: “Osservate i vostri ragazzi, non fate il mio errore. Qui in Molise accade come altrove ma purtroppo nessuno ne parla. Io lo faccio perché i nostri giovani sono a rischio, l’ho provato sulla mia pelle”.

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Tagli e ferite autoinflitte, incisioni e sangue. Poi il dannato scambio dei video girati durante quell’odioso “rito” con i compagni di classe. O almeno, con alcuni di loro. Perché chi non fa parte del gruppo di autolesionisti ha avuto il coraggio di avvisare la mamma di Fabrizio (lo chiameremo così), 16 anni e un innato estro artistico. A lei questo compagno ha detto: “Stia attenta, Fabrizio si produce delle ferite e poi si raffronta con chi come lui ha le stesse abitudini. Qui lo fanno in molti”.
Fortuna, sì in questo caso lo è, che dopo quella rivelazione shock Fabrizio è stato ricoverato in ospedale per un malore. Un malanno di stagione, ma lì, sua madre ha potuto sottoporlo ad una serie di esami che hanno evidenziato alcuni segni sul corpo. Lui ha negato, ma la madre ha trovato traccia dei video anche sul telefonino. Quindi la richiesta di aiuto e l’inizio, per Fabrizio, di un’adeguata terapia e sostegno psicologico.
Ma oggi questa mamma, che ha 53 anni, e che chiacchierando per caso ha avuto la forza di confessare il suo dramma, avvisa tutti i genitori: “Osservate i vostri figli”.

Un istituto superiore di Campobasso, una classe normale come tante. Con qualche elemento un po’ introverso ma in linea di massima anche questo rientra nei canoni di quella fase adolescenziale difficile e spesso ‘spietata’.
Fabrizio ama la musica, l’arte, la pittura, la poesia. Didatticamente è perfetto, ma caratterialmente è introverso. Troppo. Come se vivesse in un mondo tutto suo.


Non fuma, non beve, non si droga. Ma si fa del male. Come lui lo fanno anche altri compagni e così entriamo in quel mondo del “cutting”. Una forma di autolesionismo che sembrava non aver ancora riguardato le realtà più lontane da quei mega centri urbani “dove tutto è possibile” e invece pare sia pure un fenomeno molto diffuso.
Non c’è una spiegazione universale al cutting. Loro, i giovanissimi, si tagliano la pelle con lamette o altri oggetti affilati. I motivi per cui ragazzi e ragazze decidono di farlo sono molteplici, spesso inconsci e derivanti da un profondo malessere interiore o da un contagio emotivo, una sorta di appropriazione delle tristezze altrui.
Contagio che talvolta si trasforma in una sorta di competizione a “chi soffre di più”. Come è accaduto a Fabrizio. “Il suo dolore è generalizzato. Alcuni esprimono il loro malessere scrivendo sui muri. Lui lo faceva sulla sua pelle”, ha raccontato la mamma.


Ma Fabrizio le ha mai detto perché?
“È difficile da spiegare. Anche perché lui ha negato finché ha potuto. Parlando successivamente con lui credo di aver intuito che fosse un modo per scaricare delle colpe o delle frustrazioni. Superava le angosce lasciandosi segni sul corpo non so se per punirsi o per ricordarsi di quel momento”.

Ma il senso di colpa era causato da qualcosa in particolare?
“Ho provato a chiederglielo. Ma lui non ne parla. Abbiamo pensato anche al disagio scolastico, nonostante il suo rendimento sia molto buono. Ma ancora non è ben chiaro”.

Ha problemi con i suoi compagni? Si sente escluso?
“Assolutamente no. In alcuni di loro, purtroppo non ha trovato sostegno ma condivisione di questo interesse. Fortuna che c’è stato chi mi ha messo sul chi va là”.

Come l’ha scoperto?
“Tramite un amico. Se ne è accorto e si è preoccupato tanto. A volte gli stessi amici possono essere un valido mezzo per arrivare ai propri figli”.

E lei come ha reagito?
“Non sapevo come gestire la situazione. Non ci potevo credere. Poi ho scelto la via del confronto ma lui ha negato. Ha detto che ‘stavo inventando tutto’. Fino a quel ricovero, casuale, per una febbre alta e quindi in ospedale quei segni che aveva sulla braccia e sulle gambe erano inequivocabili. Da qui la confessione. Così mi sono rivolta a un aiuto professionale”.

Quindi con lei non ne parlava?
“No, era molto chiuso. Non ha voluto parlare delle motivazioni che l’hanno spinto a comportarsi in quel modo. Però, mi ha promesso che non si sarebbe più tagliato”.

E ha mantenuto la promessa?
“Sì. Ma adesso ho tutti gli strumenti per controllarlo anche a distanza. Nel senso che so come agire e come muovermi. Senza preoccuparmi di essere invadente o di lasciargli vivere la sua adolescenza come ‘dicono in tanti’. Se adolescenza significa farsi del male, preferisco essere una mamma invadente. Ma soprattutto sto entrando appieno nel loro mondo, sto provando a capire cosa significa essere adolescenti oggi. Sto acquistando conoscenza di un mondo che credevo di conoscere e invece – vi assicuro – per noi che pure siamo stato giovani è un pianeta tutto da scoprire”.

Da quanto non si taglia più?
“Da circa sei mesi”.

Se la sente di dare un consiglio ai genitori in base alla sua esperienza?
“Bisogna stare attenti alle cose un po’ diverse dal solito, alle stranezze. Per esempio, mi sarei dovuta accorgere che anche d’estate Fabrizio indossava camice a maniche lunghe e jeans. Oppure che improvvisamente odiava il mare, lui che lo amava tanto da indurci a comprare anche un appartamento sulla costa. Purtroppo io, presa dalla separazione con mio marito prima e dallo stress lavorativo poi, a tutte queste cose non ho fatto caso. Addebitavo tutto ai cambiamenti adolescenziali. Una scusa del caxxo! Ancor più che non ho notato come Fabrizio, sempre socievole, solare e vivace era diventato improvvisamente taciturno, introverso, apatico. Anche davanti a certe cose dicevo a me stessa ‘sarà l’età’. Non c’è alcuna età che toglie la voglie di vivere. Ai genitori dico: tenete gli occhi spalancati. Non trascurate nulla. Tutto sta lì: individuare qualche cambiamento un po’ troppo repentino, inusuale e che si protrae nel tempo. Gli adolescenti sono volubili, però, se il mutamento è cupo o misterioso, allora forse ci potrebbe essere qualche problema”.

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