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Consulenti del lavoro, Ordine verso il commissariamento. Gli ispettori trovano irregolarità

Bufera nell’ordine professionale dei consulenti del lavoro di Campobasso dopo una ispezione inviata dal Consiglio nazionale negli uffici di via Tiberio. Dalle verifiche sono state riscontrate una serie di irregolarità amministrative, disattesi gli obblighi di legge e violati i regolamenti. Per questa ragione è stato avviato l’iter per il commissariamento dell’intero Consiglio provinciale. Il presidente dell’Ordine, Galileo Casimiro, ha inviato una nota ai suoi consiglieri parlando di "gogna che ricade su tutti" addossando le responsabilità su chi aveva sollecitato l’ispezione all’Ordine nazionale. Ora si attende la decisione del Ministero del lavoro.

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Tira una brutta aria tra i consulenti del lavoro di Campobasso da quando il loro presidente, Galileo Casimiro, sta per essere cacciato via. Eletto a giugno del 2015, l’intero Consiglio provinciale è in odore di commissariamento dopo che, il 2 febbraio scorso, gli ispettori del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro hanno visitato la sede di via Tiberio, a Campobasso, riscontrando una serie di “irregolarità nella gestione amministrativa”.

L’avvio della procedura di commissariamento, comunicata da Roma ai consiglieri provinciali il 23 febbraio, ha portato scompiglio dentro l’Ordine che conta circa 140 iscritti in tutta la provincia. Si tratta di consulenti che pagano una quota annuale di 400 euro per essere iscritti nel capoluogo. Tutti professionisti vicini alle aziende e ai lavoratori, esperti in ambito giuslavorativo. I consulenti del lavoro sono quelli che preparano le buste paga, si occupano di dichiarazioni fiscali, seguono le vertenze, insomma, gestiscono tutti gli aspetti contabili, economici, giuridici e previdenziali dei rapporti di lavoro.

Una figura dalla valenza doppia di questi tempi.

Eppure il vertice dell’Ordine è nella bufera. E se il Ministero del Lavoro, a cui spetta l’ultima parola, deciderà di seguire il suggerimento del Consiglio nazionale (che ha già avviato le procedure per il commissariamento), Casimiro e tutto il suo Consiglio dovranno tornarsene a casa.

Interpellata da Primonumero, la presidente dell’Ordine nazionale Marina Calderone ha fatto sapere – tramite la sua segreteria – che «per dovere istituzionale» non è possibile entrare nei dettagli di queste irregolarità accertate dai suoi ispettori. Anche perché si tratta «di un procedimento interno» sul quale – lo ribadiamo – sarà il Ministero a valutare eventuali violazioni commesse da Casimiro negli anni del suo mandato. Mandato che, a questo punto, potrebbe concludersi anticipatamente.

Una ipotesi a cui il presidente Casimiro non sembra pensare neppure lontanamente, tanto che, il giorno successivo alla comunicazione del Consiglio nazionale ai consiglieri provinciali, ha fatto partire la sua controffensiva.
Carta e penna alla mano Casimiro, pur ammettendo la presenza di “qualche lacuna burocratica e amministrativa” ha preferito addossare la responsabilità dell’ispezione alla minoranza interna al Consiglio – in particolare a un singolo consigliere di cui non svela l’identità – rea di averli chiamati. Come se non fosse anche dovere di un consigliere dell’Ordine segnalare eventuali errori, omissioni o irregolarità. Fossero pure commesse dal suo stesso presidente.
Ma c’è dell’altro: per Casimiro quello che conta davvero non è se le irregolarità accertate da terzi siano state davvero commesse. La cosa importante è la “gogna che ricadrà su tutti” a causa di questo consigliere impiccione contro cui lui e i suoi sodali (i consiglieri di maggioranza Pasquale Arteritano, Antonietta Bitri, Pasquale Pizzuto e Maria D’Adamo) hanno puntato il dito. “Quanto accaduto – scrivono – è una vergogna per tutta la dirigenza della categoria, attenzione cari colleghi, la gogna ricade su tutti e ci sono precise responsabilità”. Insomma, è evidente che si preferisce far leva sulla vergogna collettiva del Consiglio e non sulle criticità evidenziate dagli ispettori “la cui presunta gravità sarà valutata dall’eventuale commissario”. E comunque “arrivare a sollecitare una decisione di questo tipo fa tornare indietro il nostro territorio e la nostra categoria”.
Nella missiva neppure un accenno ai dettagli delle contestazioni che gli sono state mosse. Contestazioni che non escludono il prefigurarsi di un qualche tipo di reato penale legato alla gestione finanziaria delle casse dell’Ordine che è equiparato a un ente pubblico.

Contattato telefonicamente il presidente non ha voluto rilasciare dichiarazioni. «Ora non ho tempo, a telefono non posso parlare, mi mandi le domande e le risponderò (cosa che non ha fatto, ndr), sono comunque questioni riservate» questa la sua versione.

Diverse sono, comunque, le irregolarità e gli inadempimenti contestati dal Consiglio nazionale a quello provinciale di Campobasso che avrebbe disatteso obblighi di legge e regolamenti dando il ’la’ all’iter del commissariamento dell’Ordine.

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