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Minacce con armi a imprenditore molisano: in carcere tre foggiani per usura ed estorsione

Tre persone sono finite in carcere nel penitenziario di Larino e una quarta è ricercata con l’accusa di usura ed estorsione pluriaggravata. Da marzo a ottobre 2017 hanno più volte minacciato e chiesto interessi esorbitanti su denaro precedentemente prestato a un imprenditore bassomolisano che però si è rivolto ai carabinieri facendo scattare quella che è stata ribattezzata operazione "Sorice".

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Tre uomini in carcere, nel penitenziario di contrada Arcano di Larino, mentre una quarta persona è ancora ricercata. Tutti e quattro originari del foggiano, tutti accusati di usura ed estorsione pluriaggravata dall’uso di armi utilizzate per minacciare in più occasioni un imprenditore bassomolisano che si era inizialmente rivolto a loro per avere denaro contante per la sua attività e ben presto si era trovato vittima dei quattro malviventi.

Gli arresti eseguiti dai Carabinieri del Comando Compagnia di Larino sono arrivati nei giorni scorsi dopo le ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Larino, Elena Quaranta, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, Marianna Meo, in quella che è stata ribattezzata “operazione Sorice”. Un termine, come riferiscono gli inquirenti «voluto, selezionato con l’intento di indicare l’attacco, l’invasione, l’effetto destabilizzante che prova chi, malauguratamente, si trova coinvolto in situazioni analoghe». Sorice è il termine dialettale per sorci, quindi topi. «Esprime incisivamente l’intensità e la caratura delle dinamiche rappresentate» aggiungono gli inquirenti.

La storia inizia quando un imprenditore bassomolisano attivo in diversi settori si trova in crisi economica e cerca qualcuno che possa prestargli dei soldi. Si rivolge a degli strozzini, coi quali pattuisce degli interessi usurai per i prestiti. A quel punto, era il marzo 2017, decide di chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Sono i Carabinieri di Rotello a ricevere la denuncia e ad avviare, in collaborazione coi colleghi del Comando Stazione di Larino, un’indagine sviluppata fino all’ottobre scorso e proseguita fino a pochi giorni fa. La vittima si reca più volte dai carabinieri per integrare la propria denuncia e aggiungere particolari decisivi per l’operazione Sorice.

Gli interessi pattuiti infatti crescono col tempo e l’imprenditore fatica sempre più a restituire il denaro secondo le scadenze concordate. I quattro, tutti già noti alle forze dell’ordine, cominciano a mostrare il loro lato più pericoloso e nonostante le difficoltà economiche e psicologiche della vittima, iniziano a minacciarlo pesantemente, prima in maniera implicita e poi più esplicita, persino con l’uso di armi, in modo tale da intimidire l’imprenditore, sempre più preoccupato per la sua incolumità e per quella dei suoi familiari, a cui spesso erano rivolte le minacce.

La collaborazione della vittima è stata fondamentale per il buon esito dell’indagine portata avanti dai due Comandi dell’Arma e coordinati dalla magistrata Marianna Meo. Secondo la ricostruzione della Procura, i reati sono stati commessi dai quattro autonomamente, eccetto per due di loro che invece agivano in concorso, sempre ai danni della stessa vittima. Le indagini vanno avanti, sia alla ricerca del quarto che risulta latitante, sia per scoprire ulteriori dettagli.

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