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Carnevale ’soppresso’, Polifonica Monforte contro il Comune: “Non ci esibiremo più”

Quest’anno l’amministrazione di palazzo San Giorgio ha deciso di non organizzare manifestazioni per festeggiare Carnevale, nonostante il successo dell’anno scorso per la ’Mesaiola’, un’antica tradizione recuperata dalla Polifonica Monforte. Tutto ruota sulla mancata istituzionalizzazione del gruppo folkloristico, requisito fondamentale per ottenere i finanziamenti dal Comune. La presidente Rosa Socci accusa: "Cultura non è solo un libro, la Polifonica svolge un lavoro di ricerca, recupero e divulgazione della cultura popolare". Il sindaco Antonio Battista prova a spegnere le polemiche: "Stiamo ragionando in commissione per l’istituzionalizzazione del gruppo. Ma - avverte - dobbiamo trovare le circostanze per conferire l’esclusività di un evento".

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Quest’anno non è la Quaresima ad ‘uccidere’ il Carnevale. Ci pensa direttamente il Comune di Campobasso con uno slancio che forse ricorda un po’ Savonarola. Il casus belli scoppia nell’ultimo weekend dedicato alle maschere. Altolà alla ‘Mesaiola – I dodici mesi’, ossia l’antica tradizione recuperata dalla Polifonica Monforte e andata in scena negli ultimi due anni in piazza Municipio. L’anno scorso l’evento, che si è svolto l’ultima domenica di Carnevale, ha coinvolto pure l’assessora comunale Bibiana Chierchia e il consigliere regionale Nico Ioffredi.

Quest’anno si cambia musica: la città resta senza il folklore e il clima scanzonato che solo il Carnevale è in grado di far vivere. I campobassani lo scoprono improvvisamente sui social, quando annuncia la ‘brutta sorpresa’ proprio il presidente della Polifonica Monforte Rosa Socci. Una doccia fredda per chi aspettava il Carnevale animato dal gruppo folkloristico cittadino. Ma è anche una notizia inaspettata: l’anno scorso era iniziato il processo di istituzionalizzazione del Carnevale campobassano, oltre a quello del Festival del Folklore. Un iter che poi si è bloccato a palazzo San Giorgio anche per colpa di «alcuni consiglieri comunali di opposizione che – spiega Rosa Socci in un video pubblicato il 10 febbraio su Facebook – hanno ritenuto che il Carnevale non potesse essere solo ad appannaggio della Polifonica Monforte» e quindi «quest’anno Campobasso non avrà il Carnevale dei ’12 mesi’ eseguito dalla Polifonica Monforte, a meno che non si arrangerà qualcosa».

Tuttavia, indipendentemente dall’opposizione, in fondo in fondo c’è un altro problema: i fondi ricevuti dalla Polifonica Monforte per gli eventi in città. Ecco perché la prof, carte alla mano, spiega che «a fronte di un contributo complessivo di 8mila euro ricevuto dal Comune per 25 eventi solo a Campobasso, la Polifonica Monforte ha speso 28.800 euro». Contributi che in alcuni casi «sono serviti a pagare una bibita e un pezzo di pizza».

Poi alza il tiro: «Mi accusano di rubare i soldi della Polifonica Monforte, quando io sono una docente di ruolo, con uno stipendio sicuro, insegno dal 1989». Rivendica il ruolo del suo gruppo – il primo della città, fondato nel 1921 dal padre, Antonio Socci – nella ricerca, nello studio e nella divulgazione della cultura popolare.

«Io ho deciso di ricostruire il gruppo folkloristico per evitare che 40 anni di sacrifici della famiglia Socci andassero buttati via e ho voluto che si chiamasse ‘Città di Campobasso’ per dimostrare il senso di appartenenza alla nostra città. Ma – insiste – c’è il solito “popolino”, una parte dei campobassani che pensa che Rosa Socci si frega i soldi che il Comune di Campobasso dà alla Polifonica Monforte».

La Socci ne ha pure per una parte dell’amministrazione: ad eccezione dell’assessore alle Attività produttive Salvatore Colagiovanni («l’unico che ha coinvolto la Polifonica Monforte in alcune iniziative»), altri esponenti della giunta comunale avrebbero fatto la guerra al gruppo. Nel mirino c’è Emma de Capoa, assessore comunale alla Cultura.

«Io sono stata educata ad avere il massimo rispetto per le istituzioni – scandisce – non infierirò su una figura istituzionale che però non ha mai avuto considerazione per la tradizione campobassana. Ma la cultura non è solo un libro o una musica che proviene da una istituzione come il Conservatorio. La cultura popolare non rientra nella conoscenza dell’assessora alla Cultura del Comune di Campobasso» e «da lei ho ricevuto solo un muso duro, ma sono andata avanti per la mia strada». Perciò «la Polifonica Monforte, fino a quando sarà guidata da me, non si esibirà più».

Il problema dunque ruota tutto intorno all’esclusività degli eventi del foklore. Se la Polifonica Monforte venisse istituzionalizzata, diventerebbe l’unico gruppo della città a realizzare spettacoli di questo tipo. Un ’privilegio’ che attualmente nessuno in Comune si sente di attribuire alla formazione guidata da Rosa Socci. L’istituzionalizzazione è un requisito fondamentale per ottenere i finanziamenti del Comune.

E questo traspare dalle parole del sindaco di Campobasso Antonio Battista che prova a spegnere le polemiche: “In Commissione – spiega – stiamo ragionando sulla istituzionalizzazione del gruppo Polifonica Monforte. Ma dobbiamo trovare le circostanze per conferire l’esclusività di un evento, come già avviene con l’associazione Pro Crociati e Trinitari e l’associazione Misteri e tradizioni che curano rispettivamente la sfilata dei Crociati e Trinitari e quella dei Misteri. Se dunque si troveranno le circostanze per l’esclusività sul folklore e sulla cultura popolare, poi si potranno trovare i finanziamenti».

Intanto questa guerra priverà i campobassani di tanti eventi legati alla cultura popolare, la cui riscoperta è avvenuta in questi ultimi anni proprio grazie alla Polifonica Monforte.

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