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Droga e slot, gli affari dei clan in Molise. Fra aziende sequestrate e criminali ai domiciliari

Nella nostra regione rilevate le presenze dei clan di camorra Renna-Pecoraro sulla costa, Mallardo nei pressi del capoluogo, Contini in provincia di Isernia, oltre alle conferma degli ndranghetisti Ferrazzo in Basso Molise. Nelle parole del Procuratore generale della Corte d’Appello di Campobasso, Guido Rispoli, la conferma dei maggiori settori di interesse della criminalità organizzata arriva dai numeri di slot, spesso utilizzate per riciclare denaro, e di reati legati allo spaccio di droga. Nell’ultimo anno 28 le aziende sequestrate, mentre fra i condannati che scontano la pena ai domiciliari c’è anche uno dei figli di Carmine Schiavone, il boss meglio conosciuto come Sandokan. Numeri confermati anche dalla relazione nazionale della Dia.

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I dati forniti dal Procuratore generale della Corte d’Appello di Campobasso Guido Rispoli a proposito della presenza della criminalità organizzata nella nostra regione non sono da allarme rosso, ma si potrebbe dire che siamo alla fase di allerta. Occorre stare attenti e non per una questione di sensazioni, bensì di numeri: 600 per cento in più di procedimenti penali, un aumento di reati legati al traffico di stupefacenti in tutte e tre le Procure della Regione, un numero spropositato di slot, aggeggi che oltre ai pericoli legati alla ludopatia nascondono possibili operazioni di riciclaggio di denaro sporco. E le infiltrazioni, sebbene non siano radicate, esistono e sono evidenziate con i relativi territori di riferimento. Così come ci sono anche dei condannati che stanno scontando in Molise la propria pena. Uno fra tutti, Walter Schiavone, figlio di Sandokan.

«Le forze di polizia sono concordi nel ritenere che il territorio molisano sia scevro dal “radicamento” di consorterie criminali di stampo mafioso o comunque di gruppi locali criminali organizzati» scrive il dottor Rispoli nella relazione pubblicata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Quindi si può stare tranquilli? Proprio no. Ed è lo stesso Procuratore a dirlo facendo parlare le carte e i numeri, come ogni magistrato dovrebbe. «Alto resta il pericolo che le “mafie foggiane” e “camorristiche” tentino di infiltrarsi, in particolare lungo la fascia adriatica del Basso Molise e nelle zone del Sannio/Matese, approfittando della contiguità geografica a realtà dove ben altro è il peso della loro presenza».

In quali ambiti operano i criminali organizzati nella nostra tranquilla regione? Sono diversificati. Innanzitutto non si può far notare l’aumento dei reati legati al traffico di droga. Secondo quanto afferma Rispoli «i delitti in materia di stupefacenti sono cresciuti a Campobasso (da 260 a 333), a Isernia (da 57 a 74) e a Larino (da 79 a 117)». A questo si aggiunge «la triplicazione dei delitti di associazione per delinquere finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti che sono passati da due a sei».

Solo droga? Assolutamente no. Il Procuratore generale sottolinea «la circostanza che il Molise si pone al primo posto nazionale nel rapporto tra popolazione residente e numero di apparecchiature per il gioco d’azzardo (slot machines)». Una circostanza da rimarcare perché «è notorio che in tale settore economico è molto alto il pericolo di riciclaggio del “denaro sporco”, vale a dire proveniente da attività criminali».

Soldi riciclati in attività spesso insospettabili. Ma crescono anche i sequestri di aziende collegate ai clan. Nella relazione emerge che «un censimento effettuato a livello nazionale da “Infocamere” ha evidenziato che nel Molise risultano sequestrate alle varie mafie 28 aziende, di cui 12 operative». Citati anche i distributori di carburanti tra Vinchiaturo e Venafro riconducibili al clan Contini, appunto un’organizzazione camorristica.

Proprio a proposito di clan, la banca dati Macro, vale a dire la mappa della criminalità organizzata, individua in basso Molise due diverse infiltrazioni di stampo mafioso. La prima, già più volte citata, è quella di matrice ‘ndranghetistica dei Ferrazzo che fra l’Abruzzo e il Molise intendevano ricreare una cosca prima di essere stroncati dall’inchiesta “Isola felice”. Ma se dei Ferrazzo fra Termoli e Campomarino si è parlato più volte, è passata quasi sottotraccia la presenza, proprio a Campomarino, di una cellula del clan di camorra “Pecoraro-Renna” della zona di Salerno. Un affiliato latitante da dieci anni venne arrestato nel 2013 proprio mentre rientrava a casa, sulla costa molisana, mentre nel settembre scorso un altro appartenente al clan che stava scontando i domiciliari a Campomarino, è finito nuovamente in carcere.

La costa non è però l’unica area che deve fare i conti con infiltrazioni mafiose. Rispoli cita la presenza del clan Mallardo, del napoletano, nella nostra regione, e lo fa a proposito delle operazioni condotte dalla direzione distrettuale antimafia di fuori regione col sequestro di beni in Molise, compresi due appartamenti a Vinchiaturo che erano riconducibili ai Mallardo.

Il Procuratore rileva inoltre «la costante presenza in Regione di un numero molto elevato di collaboratori di giustizia e dei loro familiari, nonché di diversi esponenti della criminalità organizzata che la scelgono come località dove scontare le misure alternative alla detenzione». Un caso è emblematico: nel febbraio 2017 Walter Schiavone, il secondogenito del feroce boss della camorra Francesco, detto Sandokan, è stato scarcerato e ha scelto il piccolo centro di Macchia d’Isernia come luogo dove scontare i domiciliari.

Numeri e previsioni che vengono confermati anche dalla semestrale relazione della Dia, direzione investigativa antimafia, che nei giorni scorsi ha pubblicato il report relativo ai primi sei mesi del 2017. In particolare viene messo in evidenza come nel territorio molisano, seppur sprovvisto di sodalizi criminali strutturati, operano “camorra, ’ndrangheta e mafia foggiana”.
In questo contesto si fanno largo i gruppi organizzati provenienti dall’Albania che «fanno del traffico di stupefacenti la principale fonte di guadagno». Non a caso, la nutrita presenza di gruppi criminali albanesi operativi nel foggiano è la riprova di come l’area che va dalla provincia di Foggia all’intero basso Molise, dove è presente una forte comunità albanese distribuita in tutte le cittadine adriatiche regionali, sia diventata uno degli snodi fondamentali del narcotraffico nazionale. Altrettanto costante rimane la pressione estorsiva, di cui continuano a cogliersi numerosi “reati spia”, come danneggiamenti e atti intimidatori nei confronti di operatori di settori trainanti dell’economia locale, quali il commercio, l’edilizia, il turismo e l’agricoltura. A tal proposito va ricordato, ad esempio, l’abbattimento di sette ettari di vigneto a Nuova Cliternia, frazione del comune di Campomarino, nel settembre scorso.


Il Molise, negli ultimi tempi, è diventato anche facile preda di furti agli sportelli telematici di poste e banche. Molti i fine settimana nei quali gli erogatori automatici di denaro son saltati per aria e ripuliti di ogni bene. Secondo la Dia, merito di queste rapine va attribuito alla mafia di Cerignola e alla criminalità organizzata romena. La prima che oltre a operare nel suo territorio di appartenenza, prevalentemente il basso Tavoliere, è molto presente e operativa anche in territorio extraregionale. La seconda, la criminalità romena, inizia a radicarsi, e farsi largo nel contesto criminale italiano, lungo tutta la costa adriatica e opera in collaborazione con la criminalità locale.

La necessità di mantenere un controllo elevato si lega alla richiesta di aumentare la dotazione di magistrati della Procura di Larino, che già oberata di lavoro si è vista ridurre da tre a due i pm a disposizione. Ma il lavoro degli inquirenti non si ferma e già da tempo il procuratore Nicola D’Angelo, di recente nominato a capo della Procura della Repubblica di Campobasso, ha avviato una serie di incontri con le varie componenti della polizia giudiziaria del territorio per «una ricognizione completa del livello attuale del contrasto al pericolo di infiltrazione criminale e per intensificare la rete fra le forze di polizia». Un lavoro necessario, dice Rispoli, «per far fare alla lotta alla criminalità organizzata un decisivo salto di qualità capace di rendere difficilmente vulnerabile il tessuto sociale ed economico molisano». (sdl)

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