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Iorio condannato in Appello per abuso, terremoto politico: scatta Severino, candidature in bilico

Per effetto della condanna, può partecipare alle elezioni politiche ma decade automaticamente da consigliere regionale e la corsa per la Regione gli sfugge di mano. L’ex Governatore è stato condannato a sei mesi per abuso d’ufficio dai giudici del secondo grado, che hanno ribaltato l’assoluzione del 20 ottobre 2016. La decisione, che coinvolge anche l’ex assessore regionale Vitagliano, condannato alla stessa pena, è di oggi pomeriggio, 25 gennaio. Per lui un anno di interdizione dai pubblici uffici, la pena è sospesa. La vicenda giudiziaria riguarda il passaggio di quote societarie dell’ex Zuccherificio: secondo l’accusa Iorio e Vitagliano non avrebbero esercitato il diritto di prelazione della Regione Molise nella cessione delle quote tra gli imprenditori Luigi Tesi e Remo Perna, causando dunque un vantaggio alla società dello stesso Remo Perna.

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Michele Iorio è stato condannato a 6 mesi di reclusione per il reato di abuso d’ufficio. Una sentenza, quella emessa nel pomeriggio di oggi 25 gennaio dai giudici dell’Appello di Campobasso, che ribalta il verdetto di primo grado ed è segnata da forti implicazioni politiche. Sebbene la pena, compresa l’interdizione dai pubblici ufficia per un anno, sia sospesa, si pone un limite che riguarda l’ipotesi di candidatura alla Regione Molise, caldeggiata dallo stesso ex Governatore che, proprio nei giorni scorsi, aveva dichiarato a Tutti Candidati di «non avere nulla da temere» sul piano giudiziario e di essere pronto a correre per il suo Molise.

LIMITI PER LA CORSA ALLA REGIONE. Non è esattamente così, visto che scatta automaticamente la Legge Severino (art. 8, comma 1). Per effetto della condanna Iorio decade da consigliere regionale e difficilmente il prossimo 22 aprile potrà essere in corsa per il rinnovo del Consiglio regionale. Qualora infatti dovesse essere eletto, resterebbe sospeso dalla carica per 18 mesi, come effetto della Severino e, in ogni caso, non potrebbe andare nell’immediato a ricoprire il ruolo di consigliere o di presidente della Giunta.

NULLA OSTA PER ROMA. Non scatta invece l’incandidabilità per le politiche: da questo punto di vista la normativa prevede il divieto di partecipare alle elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica soltanto per coloro che hanno riportato condanne definitive, con pensa superiore a 2 anni di reclusione.
Chiaramente il dispositivo letto oggi in aula riapre completamente gli scenari politici nel centrodestra e pone una serie di problemi aggiuntivi rispetto alla già difficile strada della sintesi tentata dal centrodestra.

CONDANNA A 6 MESI ANCHE PER VITAGLIANO. Oggi a Campobasso la decisione della Corte d’Appello quando tutti si aspettavano la prescrizione. Prescrizione evitata grazie ai verbali prodotti dall’avvocato Fabio Del Vecchio, che ha rappresentato il Codacons costituitosi come parte civile e ha ottenuto un risarcimento che sarà quantificato in sede civile. «Sono soddisfatto – il commento a caldo dell’avvocato Del Vecchio – perché i giudici hanno sancito che in questa vicenda doveva essere il Consiglio regionale a decidere, non la Giunta che ha deliberato per 53 milioni di euro». Dunque, con il passaggio delle quote societarie, «sono stati spesi tanti milioni, il che costituisce un grave vulnus alla democrazia della regione e per questo non posso che essere soddisfatto dell’esito processuale».

Condannato a sei mesi di reclusione, sempre con un ribaltamento della sentenza di primo grado che c’era stata il 20 ottobre 2016, anche l’ex assessore regionale Gianfranco Vitagliano. Insieme con Iorio era accusato di abuso d’ufficio per la vicenda relativa alla cessione delle quote societarie dell’ex Zuccherificio del Molise.

Secondo la pubblica accusa Iorio e Vitagliano, all’epoca dei fatti Governatore e Assessore al Bilancio, non avrebbero esercitato il diritto di prelazione della Regione Molise quando le quote sono passati agli imprenditori Luigi Tesi e Remo Perna, causando così un vantaggio “ingiusto” alla società dello stesso Remo Perna. L’iter che ha perfezionato l’ingresso del socio privato sarebbe viziato da forti irregolarità: la Giunta guidata all’epoca da Michele Iorio aveva Infatti preso la decisione in maniera autonoma, scavalcando il Consiglio, di cedere le quote all’imprenditore isernino. (qui la ricostruzione della vicenda)

Michele Iorio è già stato sospeso dai banchi di Palazzo D’Aimmo per la vicenda della Bain & Co: era rientrato in consiglio in seguito alla sentenza di secondo grado che lo aveva assolto. In questo caso si è verificato esattamente il contrario.

TERREMOTO POLITICO A 3 GIORNI DALLA CHIUSURA SUI CANDIDATI. Al di là dei limiti imposti dalla Severino e delle opzioni alle quali l’ex Governatore si trova davanti, è chiaro che il verdetto risuona, a tre giorni dalla presentazione delle liste elettorali per le politiche, con il tonfo di un terremoto politico. Il suo nome nella casella della scheda al Senato per il centrodestra, in quota Noi con l’Italia, potrebbe creare più di qualche imbarazzo nella coalizione, dove la “sintesi” pareva essere stata trovata con enormi difficoltà e rinunce eccellenti. A questo punto potrebbe essere nuovamente messa in discussione la sua candidatura, specie considerando i detrattori di Iorio interni allo stesso centrodestra, che verrebbero incoraggiati a chiedere direttamente al tavolo nazionale una “sostituzione”. D’altra parte però per il diretto interessato la candidatura a Roma resta l’unica soluzione possibile per evitare la fine anticipata di una carriera politica che ha segnato decenni di storia molisana.

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