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L’arte e il messaggio di Orlando Caterina: “Resistere nel Molise del blablabla”

Nel Molise delle sterili chiacchiere mediatiche, c’è chi difende l’identità e il lavoro, quello artigianale e artistico. Orlando Caterina da Montagano puó essere considerato come un prezioso esempio da seguire. Negli anni ’80, insieme ai fratelli, Fernando e Matilde, regalò al Molise una meravigliosa incursione nel teatro popolare con Li m’prenguli. Qualche anno prima aveva avviato il suo laboratorio artigianale di tarsie lignee, che sono vere opere d’arte che ancora realizza nonostante la malattia ereditaria che ne frena i movimenti ma non l’estro e l’entusiasmo come lui stesso afferma: "Non so se in condizioni fisiche ottimali sarei riuscito a fare quello che ho fatto". Insieme con il fotografo Vittorio Flacco, siamo stati a Montagano, nella sua bottega di via Umberto I, dove abbiamo realizzato questo reportage in video e foto, che spazia fra l’arte e la filosofia di un grande artista, un pezzetto di Molise di cui essere concretamente orgogliosi.

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Nel Molise più radicato per autenticità e tradizioni c’è un tesoro da portare alla luce, valutare con cura, preservare nel tempo. L’arte di Orlando Caterina da Montagano è un gioiello grezzo custodito tra le vie di un paese che ancora riesce a esprimere storie di talento e di vita. Lui si definisce artigiano e lo è. Ma il retroterra di esperienze culturali e sociali è assai più vasto perché non si possa annoverare Orlando tra gli artisti veri di questa terra.

Le sue tarsie lignee vanno oltre il grande lavoro manuale sviluppato quotidianamente nella bottega di via Umberto I, dove passa le giornate, tra gli amici. Qui compone opere d’arte e non sente il peso del tempo. Una condizione ideale, forse, per realizzare lavori spettacolari che elabora con pazienza, mestiere e innato entusiasmo. “Tutto per mio piacere personale” ha commentato in una mattina di novembre, quando abbiamo deciso di approfondire la sua vicenda artistica e umana nei passaggi del reportage in video e foto che pubblichiamo oggi su Primonumero.

Ma anche una condizione che gli è stata imposta dal destino, da quando sono comparsi i primi sintomi di una brutta malattia ereditaria: la distrofia muscolare. Che lui patisce ma non nello spirito. Orlando ha infatti sviluppato una forma straordinaria di empatia. Con tutti. Il ‘sentimento consolatore’ che diffonde nel suo studio, tra i fogli di legno utilizzati per gli intarsi e i bei lavori appesi alle pareti, è un valore aggiunto alla cifra umana e artistica del personaggio. “Spesso le persone mi raccontano dei loro problemi – spiega – mi depositano le loro pene. Io ascolto sempre. Le botteghe servono anche a questo, no? E a fare m’brenguli, pure “. Già, le chiacchiere tipiche del paese, a metà tra il pettegolezzo e il fatterello di cronaca. Non poteva che essere quello il nome dell’altro progetto artistico di Orlando Caterina.

Per chi fosse all’oscuro delle meraviglie molisane del teatro popolare, Orlando è il fondatore (nel 1984) della compagnia teatrale de Li m’brenguli, una delle espressioni artistiche più riuscite e bizzarre mai sperimentate alle nostre latitudini. Con il fratello, Fernando, e la sorella, Matilde (la “vecchietta un po’ gretta” di ‘Sole a catinelle’ con Checco Zalone) la compagnia si è imposta ovunque in Molise, trascinata dalle sceneggiature irresistibili dei fratelli Caterina, prelibatezze di vita quotidiana ’ripiene’ di dialetto montaganese, quello incredibile, quasi cantato, che ti lascia a bocca aperta.

Orlando non ha mai completamente abbandonato il teatro. Quando può, compatibilmente con le condizioni fisiche, si esibisce al Pachamama, locale a due passi dalla bottega. Sta scrivendo un nuovo spettacolo in cui “per essere comunque presente ho deciso di fare il morto, così posso recitare senza muovermi”. Il suo bicchiere è sempre mezzo pieno, in senso figurato.
Montagano e il Molise gli devono il senso di appartenenza, lo spirito volitivo, la verve che ha riportato in paese da quando, all’inizio degli anni Ottanta, è tornato da Napoli. E l’arte? Beh, la malattia gli ha modificato l’atteggiamento verso la vita, forse, ma non ha frenato i suoi impulsi creativi: “Anzi ha stimolato ancora di più le mie capacità. E’ come il sordo o il cieco che hanno gli altri sensi più sviluppati. Parlo soprattutto dell’estro e delle tecniche che giocoforza ho dovuto ‘inventare’. Non so se in condizioni fisiche ottimali sarei sarei riuscito a fare quello che ho fatto.

“Però, se proprio devo essere sincero – confessa sarcastico – avrei volentieri rinunciato a qualche altra… sensibilità pur di essere più autonomo”.
Arguto, saggio, ironico, pervaso da quel senso di malinconia che penetra i luoghi tipici del nostro Molise: Orlando Caterina è unico. “Siamo nel paese degli artisti – interviene, ricordando anche la presenza dei Negramaro ai tempi dei primi pezzi o le gesta della scuola di karate del compianto Giovanni Ferrone – Continuiamo a produrre situazioni di qualità. Ma io la vedo come una forma di resistenza all’agonia di questa terra” chiosa l’uomo che si considera artigiano ma che è molto altro. Il riferimento è allo spopolamento dei paesi molisani e a quel senso civico che manca spesso nei singoli cittadini. “La verità è che le ambizioni di chi vorrebbe inventarsi qualcosa di nuovo in questo Molise, anziché puntare forte su quello che c’è di buono, cozzano contro un dato statistico implacabile: quando in un paese ogni anno muoiono 25 persone e nasce un solo bambino – conclude – beh, purtroppo é tutto lì, non c’é altro da aggiungere”. Verissimo Orlando e tu, perciò, non smettere di essere Orlando Caterina, artigiano o artista che importa: nel Molise che esiste e non esiste, nel Molise dello stucchevole blablabla mediatico, tu sei una preziosa, concreta eccezione.

Guarda la sua arte e scopri l’uomo nel reportage fatto in un giorno di novembre nella bottega di via Umberto I e dintorni.

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