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L’election day perde quota, forse alle urne il 22 aprile per la Regione. Tra incognite e proteste

Prende corpo l’ipotesi che il Molise non voti assieme per politiche e regionali il 4 marzo. Sembra infatti che lo stesso Governatore abbia chiesto un parere sullo spostamento delle elezioni per la Regione al 22 aprile, giustificato con la mancata informatizzazione del sistema di conteggio previsto dalla nuova legge elettorale. Protestano i parlamentari Ruta e Leva: «Inaccettabile spreco di denaro». Posizione condivisa anche dal centrodestra. Per Tiberio «il popolo dovrebbe protestare». Ma per Frattura «sarà il Ministero a valutare». Per la legge si può fare e la nostra regione potrebbe accodarsi alla scelta del Friuli, invece che a quella di Lazio e Lombardia.

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Ma quando si vota per le elezioni regionali? La domanda è un ritornello che si ripete tutti i giorni, ormai da settimane e ancor di più dal 28 dicembre scorso, quando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le Camere e di conseguenza il Consiglio dei Ministri ha fissato al 4 marzo la data delle elezioni politiche. Delle regionali, al momento, nessuno ha fatto menzione e la possibilità dell’election day, cioè dell’accorpamento politiche-regionali, perde quota ora dopo ora. Tanto che il presidente Paolo di Laura Frattura avrebbe messo in conto uno slittamento del voto per la Regione al 22 aprile e avrebbe chiesto una valutazione al Viminale.

Si può fare? Sì, per legge sarebbe possibile. Innanzitutto va precisato che non tutte le sette regioni che rinnoveranno i presidenti di Giuntae i consigli regionali nel 2018 andranno alle urne nella stessa data. Fatta salva la Basilicata, dove la scadenza naturale è nel prossimo autunno, si voterà per eleggere i nuovi governatori in tre territori a statuto speciale, vale a dire Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. Restano poi, oltre alla nostra, Lazio e Lombardia.

Di queste, le Regioni a statuto speciale hanno modalità di decisione differenti rispetto alle altre. In Friuli, tanto per fare un esempio, è già stato deciso che l’election day non ci sarà. Il consiglio regionale ha bocciato la proposta dei Cinque Stelle e la data più probabile per le urne è quella del 22 aprile. Diverso il discorso per Lazio e Lombardia, che come il Molise non godono di statuto speciale. In entrambe queste grandi regioni, sicuramente le più importanti dal punto di vista politico in tema di regionali 2018, è molto probabile che il nuovo Governatore verrà eletto contestualmente al prossimo premier. Quindi al voto il 4 marzo.

E il Molise? Per ora non ha seguito né l’una, né l’altra strada e anche in questo caso le diverse fazioni politiche hanno opinioni divergenti. Fra coloro che vorrebbero far slittare la data ci sarebbe in primis il presidente Paolo di Laura Frattura. Lo raccontano in ambienti a lui vicini, accompagnando l’indiscrezione da una spiegazione tecnica, per la quale è già stato interpellato anche il Viminale.

«La palla non sta nelle mie mani – ha detto Frattura nella conferenza stampa di fine anno, sebbene sia appannaggio del Governatore convocare le elezioni -. Dipende tutto dal Ministero dell’Interno, perché occorre informatizzare la nuova legge elettorale, cioè va resa compatibile da tutti i punti di vista col sistema informatico del conteggio dei voti». Un procedimento che va fatto in fretta, senza perdere altro tempo, sebbene la legge esista già da qualche settimana. Tuttavia anche se quest’operazione dovesse andare a buon fine, occorrerà un passaggio in consiglio regionale per ufficializzare l’election day. Ci sono i tempi? È dura.

Già perché per votare il 4 marzo, le liste per le regionali vanno presentate entro il 3 febbraio. Dare l’ufficialità della data del voto dopo l’Epifania significherebbe costringere partiti e candidati a una corsa contro il tempo, col rischio enorme di non raggiungere i numeri necessari né per le firme necessarie, né tantomeno di candidati da presentare. Insomma un caos.

A questo si aggiungono giocoforza anche ragioni squisitamente politiche. Più di qualcuno teme che andare a votare “in blocco” favorisca le formazioni che a livello nazionale hanno il vento in poppa, Movimento Cinque Stelle soprattutto. Inoltre ci sarebbero dietro ragionamenti di alleanze politiche, candidature di tizio invece che di caio, sostegni da dare a destra o a sinistra (non letteralmente) in virtù della data del voto. Fantapolitica? Nemmeno tanto.

C’è però una larga fetta di classe politica nostrana che dello slittamento non vuole proprio sentir parlare. In quel gruppo bipartisan ci sono Roberto Ruta e Danilo Leva, i quali nelle scorse ore hanno vergato una nota su carta intestata della Camera dei Depurati nella quale si rivolgono a Frattura e lo mettono in guardia. «Abbiamo appreso da notizie di stampa che si appresterebbe ad indire le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Molise per il prossimo 22 aprile 2018. Tale data sarebbe differente da quella del 4 marzo 2018 in cui, oltre alle elezioni politiche, si andrebbe a votare anche per le elezioni regionali del Lazio e della Lombardia».

Una decisione simile potrebbe quindi provocare un’ulteriore spaccatura fra la coalizione di centrosinistra e il cosiddetto Ulivo 2.0. «Ora, appare del tutto evidente, come tale sua autonoma decisione comporterebbe un notevole e significativo aggravio di spesa, pari ad alcuni milioni di euro, ingiustificato ed incomprensibile. Pertanto, la invitiamo ad evitare una scelta così, manifestamente incongrua ed inaccettabile, consentendo ai molisani di votare il rinnovo del Consiglio regionale il 4 marzo in concomitanza con le elezioni politiche, onde garantire un notevole risparmio di denaro ai cittadini contribuenti. Di tale circostanza abbiamo ritenuto doveroso sollecitare l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro dell’Interno Marco Minniti.

A stretto giro di posta è arrivata la replica del presidente Frattura. ««Cari Roberto e Danilo, l’indiscrezione che tanto vi allarma è stata riportata come una possibilità dagli organi di stampa locali che hanno approfondito i vari aspetti tecnici legati alla prima applicazione della legge elettorale di cui il Molise finalmente si è dotato.
La legge elettorale va prima di tutto valutata dal Governo e poi informatizzata dal Ministero dell’interno. Stiamo verificando con il Viminale la possibilità di indire le nostre elezioni in coincidenza con il voto nazionale del 4 marzo; salvo questioni procedurali e tecniche relative alla prima applicazione della nuova norma’.
Questo ho detto e questo ribadisco. Mi dispiace che abbiate dovuto disturbare il presidente della Repubblica Mattarella, il presidente del Consiglio Gentiloni e il ministro dell’Interno Minniti per un chiarimento che avrei potuto fornirvi con una semplice telefonata, magari in occasione dello scambio degli auguri per il nuovo anno».

Maurizio Tiberio di Idea la vede allo stesso modo dei due parlamentari molisani. «Se provano a indire le elezioni il 22 aprile dopo aver aumentato i costi della politica facendo dunque gravare sulle tasche dei cittadini una scelta capotica, i cittadini devono scendere in piazza e protestare. Dobbiamo andare a votare ad aprile per le elucubrazioni mentali di Frattura e Fanelli? Vorrebbero posticipare di un mese le Regionali a discapito della partecipazione popolare (che andrebbero a votare tre volte in tre mesi per le Politiche, le Regionali e le Amministrative) e dei costi per i cittadini? È una follia».

Ma come si diceva all’inizio, seppur si possa considerare una mossa azzardata, lo spostamento al 22 aprile sarebbe contemplato dalla legge. La quale dice, in parole povere, che la data delle elezioni deve essere entro 60 giorni dalla scadenza quinquennale dell’ultimo voto. In Molise nel 2013 si votò il 24 e 25 febbraio. Impossibile andare oltre il 22 aprile, che sarebbe l’ultima data disponibile. Certo, poi bisognerebbe capire quando votare per il rinnovo dei consigli comunali, visto che sarebbe un “tour” quantomeno faticoso per candidati e soprattutto cittadini andare alle urne tre volte in tre mesi o poco più.

Una cosa è certa. Ogni giorno che passa favorisce lo slittamento perchè ogni giorno che passa “gioca” a favore di un rinvio delle Regionali rispetto alle Politiche. Tuttavia i tempi si dovrebbero stringere nelle prossime ore. Che si voti il 4 marzo o un’altra data, col 22 aprile che appare la più probabile, la domanda diventata ritornello, “ma quando si vota per le regionali” dovrebbe trovare risposta molto presto.

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