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Ariston addio. “Non c’è vincolo storico”: il Consiglio di Stato autorizza la demolizione

Il pronunciamento dei giudici di palazzo Spada mette la parola fine alla querelle sullo storico cinema-teatro di via Cardarelli. La famiglia de Benedittis, proprietaria dell’immobile e tutelata dall’avvocato Salvatore Di Pardo, ha vinto la battaglia anche nell’ultimo grado di giudizio contro il procedimento di apposizione del vincolo architettonico avviato dal Ministero dei Beni culturali e sostenuto dal Codacons di Pino Ruta. Lo storico edificio sarà abbattuto e al suo posto la società Gpe Group costruirà un palazzo con appartamenti, uffici e negozi. sfuma dunque pure la Casa delle culture, progetto a cui stava lavorando l’assessora all’Urbanistica di palazzo San Giorgio Bibiana Chierchia.

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Diventerà un condominio. L’ex cinema-teatro ‘Ariston’ di Campobasso sarà abbattuto: il ‘botto’ a tre giorni dal Capodanno. E avrà un effetto dirompente. Ormai il destino è segnato per l’edificio di via Cardarelli. L’ultima parola è stata posta dai giudici del Consiglio di Stato che ieri, 29 dicembre, un mese e mezzo dopo la camera di consiglio del 9 novembre scorso, hanno pronunciato il verdetto sul futuro dell’immobile sancendo che non c’è vincolo storico-culturale da rispettare.


Così come era già avvenuto l’anno scorso davanti al Tar Molise, vince anche questo secondo round – il più importante – la famiglia De Benedittis, proprietaria dello stabile e rappresentata dall’avvocato Salvatore Di Pardo, e che aveva deciso di cedere l’ex Ariston alla società Gpe Group. Lo aveva fatto dopo dieci anni di silenzio da parte delle varie amministrazioni comunali. Ma il progetto era stato ostacolato dal governo Battista e dalla Sovrintendenza.


In una lunga sentenza il massimo organo di giustizia amministrativa non solo ha dichiarato l’appello del Codacons “in parte inammissibile e in parte infondato”, ma anche respinto l’appello del Comune di Campobasso e del Ministero per i Beni Culturali. Il collegio giudicante presieduto da Filippo Patroni Griffi infatti ha dichiarato che l’Ariston, pur essendo stato realizzato negli anni Cinquanta, “non si può considerare una testimonianza storica dell’architettura di epoca fascista ma rappresenta solo l’elaborazione progettuale e la realizzazione imitativa di quella architettura”. Dunque, non può essere posto alcun vincolo storico e architettonico. In sintesi: “è infondato l’interesse culturale” e “il valore storico” dell’ex Ariston.

Al tempo stesso i giudici hanno riconosciuto che “l’edificio ha subito numerosi rimaneggiamenti e ristrutturazioniche ne hanno modificato profili e struttura” e che negli ultimi anni “ha patitoun grave degrado a causa della non funzionalità e dell’incuria tanto che le caratteristiche originarie del progetto sono andate pressoché perdute”. Una fotografia dettagliata delle condizioni in cui si trova l’ex cinema-teatro, chiuso da dodici anni: tegole pericolanti, muri che cadono a pezzi. Tanto che lo storico ingresso di via Cardarelli è stato più volte transennato dai vigili del fuoco per evitare pericoli ai passanti.

L’immobile “non ha più i requisiti strutturali imposti dalle sopravvenute normative in materia di antincendio, sismicità, standard urbanistici e sicurezza degli edifici destinati a pubblici spettacoli”. Criticità che, dunque, anche per il Consiglio di Stato rendono impossibile la realizzazione della scuola di cucina dedicata alla tradizione molisana proposta dal Codacons.


Mentre si chiude la querelle giudiziaria, con il verdetto di palazzo Spada accolto con soddisfazione dalla famiglia de Benedittis e dall’avvocato Di Pardo, è naufragato anche il progetto dell’amministrazione comunale di realizzare la Casa della Cultura e dell’integrazione, progetto su cui aveva puntato molto l’assessore all’Urbanistica Bibiana Chierchia. Il pronunciamento del Consiglio di Stato potrebbe far scoppiare una ‘bomba’ in Comune: alla vice sindaca, la cui poltrona è da tempo ‘bollente’, erano state già chieste le dimissioni da parte del Movimento 5 Stelle dopo il primo ko al Tar Molise.

Anche se manca ancora il permesso per costruire e ancora non si conoscono i dettagli sulle volumetrie autorizzate, sul tavolo già c’è un progetto per la costruzione di un palazzo da otto piani con appartamenti, negozi, uffici e parcheggi. Probabilmente il pronunciamento non sarà accolto con favore dai campobassani più nostalgicie che negli anni passati hanno assistito a spettacoli e concerti in quello che era il fiore all’occhiello della cultura cittadina. Per evitare la demolizione era anche nato un comitato spontaneo su Facebook. Le speranze di chi aveva firmato la petizione sono state deluse.

Al di là dei ricordi e delle emozioni, bisogna però ammettere che negli ultimi anni l’Ariston era stato abbandonato ed era diventato l’ombra di se stesso. Alcuni pezzi di arredo come le storiche poltroncine rosse erano state pure messe in vendita. Con un serio progetto di recupero portato avanti da un’amministrazione lungimirante forse questo finale poteva essere evitato. Ma questa volta il sipario cala. Per sempre.
SP

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