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Poveri in aumento e paesi “spariti”: per Molise Domani il futuro è tornare al passato

«Senza un ritorno alla terra e con un progetto che mette al centro l’uomo e i suoi bisogni primari, il Molise è destinato a scomparire». Questo il monito che giunge dal convegno organizzato dalla rivista "La Fonte" e dall’associazione civica "Molise Domani", occasione nella quale è stato presentato e discusso anche il programma di progetto dell’associazione. «Non dobbiamo candidarci - precisa Don Antonio Di Lalla - ma vogliamo contribuire e riempire di contenuti il dibattito politico regionale».

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“Ma domani ci sarà ancora un Molise? È attorno a questo quesito che si sviluppa e modella l’intero convegno promosso dalla rivista “La Fonte” e l’associazione “Molise Domani”, svoltosi questa mattina 16 dicembre nella sala della Caritas della diocesi di Termoli. Una tavola rotonda di studio e di confronto che ha visto relazionare e interloquire rappresentanti del mondo della chiesa, del sindacato e di un nuovo e ritrovato civismo. Unica nota dolente l’assenza di coloro che dovrebbero usufruire di un Molise migliore, i giovani.

«Il Molise potrà ancora esistere solo se oggi verrà scritto, sviluppato e applicato un progetto che richiami allo sviluppo sostenibile, all’innovazione, all’agricoltura biologica, alla sanità pubblica e alle aree interne della regione colpite dallo spopolamento». Tutti punti che costruiscono il programma, il progetto per il “Molise Domani”. «Non siamo qui in cerca di candidature e poltrone per le prossime elezioni regionali – chiarisce subito Don Antonio Di Lalla, direttore de “La Fonte” – il nostro obiettivo è quello di interloquire e confrontarci con tutte le forze politiche e mettere a disposizione il nostro progetto».

Il convegno, dopo i saluti e la presentazione dei relatori, si è aperto con la dura analisi socio-economica di don Franco D’Onofrio, direttore della Caritas diocesana di Campobasso-Bojano. «Negli ultimi anni ci siam dovuti sostituire allo Stato e passare, come chiesa, da un ruolo di supporto a una vera assistenza quotidiana: i nostri centri d’ascolto sono sempre più affollati e al contempo aumentano le persone che hanno bisogno di supporti di prima necessità». Secondo i dati della Caritas negli ultimi 10 anni la povertà è aumentata a dismisura e in Molise ha raggiunto il 20 per cento. «Nel 2007 – continua Don Franco – era povero un giovane su 50. Oggi il rapporto è di uno a dieci».

«Se una famiglia non ha i soldi necessari – rincara la dose don Franco – è difficile che i propri figli possano accedere all’istruzione pubblica e usufruire ai servizi di sanità pubblica. Paradossi creati dai tagli indiscriminati fatti in questi anni». Dati che vanno a «smentire in questi giorni i nostri governarti che parlano di crescita e ripresa del Molise: c’è un assoluto bisogno di politiche diverse che mettano al centro l’uomo e la terra. Ma – conclude il direttore della Caritas di Campobasso – Bojano – c’è la necessità di fare una progettazione a lungo termine e smetterla di rincorrere la quotidianità e mettere toppe a un sistema ormai rotto».

Sulla stessa lunghezza don Albero Conti, direttore della scuola politica “Paolo Borsellino” e della Caritas diocesana di Trivento. «All’intervento di Don Franco, che condivido, vorrei aggiungere il grave problema delle aree interne che sono in via di spopolamento: la popolazione della diocesi di Trivento, che comprende anche alcune comunità dell’Abruzzo, al 31 dicembre del 2016 era di 37 mila abitanti a fronte degli 80mila del 1961». Di quelle 37 mila persone oltre «14mila hanno più di 80anni e 13mila più di sessanta». Don Alberto poi, nel prosieguo della sua relazione, ammonisce l’attuale Governo regionale e i futuri amministratori a «non chiudere l’ospedale di Agnone ma di lasciarlo aperto e potenziarlo».

Stesso discorso per quanto concerne le scuole: «oggi si va verso la politica dei poli scolastici, ma quando in un piccolo paese si chiude una scuola si chiude un’intera comunità. Bisogna fare il contrario: potenziare le scuole e renderle moderne e accessibili a tutti». Infine rivolge il proprio appello ai politici e amministratori regionali. «Bisogna iniziare ad ascoltare il grido muto di queste persone perchè, se la politica non si farà carico di chi vive nelle zone interne, molto presto non ci sarà più bisogno di un’istituzione perchè non vi sarà più nessuno da governare perchè la luce sarà definitivamente spenta» .

Il dottor Gennaro Barone di “Medici per l’ambiente” sofferma il suo intervento sulla possibilità che in regione si «sviluppino sempre più i bio-distretti e l’agricoltura biologica» e di conseguenza diminuire in maniera drastica «l’utilizzo di pesticidi che sono uno dei fattori di maggiore inquinamento ambientale e causa di malattie». Barone introduce il concetto «di diritto a non ammalarsi» oltre a quello di avere un diritto a una cura. E, invita a aumentare, incentivare e regolarizzare la raccolta differenziata che in Molise «viene effettuata a macchia di leopardo».

Al termine dell’intervento del dottor Barone, a salire in cattedra sono le parti sociali: Tecla Boccardo, segretario generale della Uil, e Sandro del Fattore, segretario generale della Cgil. La rappresentante della Uil sottolinea come «siamo qui, al vostro fianco, perchè come voi anche il sindacato non cavalca l’onda della paura e della rabbia ma cerca di analizzare, individuare il problema e trovare una soluzione ai bisogni dei cittadini». Del Fattore della Cgil invece sottolinea come in Molise «siano aumentate precarietà e le chiusure di aziende» a fronte di un aumento occupazionale fatto di «contratti part time involontari ossia non voluti dal lavoratore arrivati al 20.8 per cento, di 9063 contratti a tempo determinato a fronte di poco più di 5mila nel 2016, e solo di 3360 nuovi contratti a tempo indeterminato». Numeri e dati che nella realtà hanno «aumentato la povertà, diminuito il potere d’acquisto e bloccata la ripresa».

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