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Dislessia, la legge regionale c’è ma non ci sono fondi. Famiglie disperate: “Lasciati soli”

Tra consulenze mediche specialistiche e l’acquisto di kit per aiutare i compiti e favorire l’apprendimento, i genitori dei bambini dislessici possono arrivare a spendere fino a 500 euro al mese. "Ci sentiamo abbandonati, la Regione non ci aiuta dal punto di vista economico nè ci consente di scaricare le spese che sosteniamo. Noi paghiamo le tasse, ma in cambio non riceviamo alcun servizio". Eppure ogni giorno affrontano un calvario quasi invisibile agli occhi dei più, mentre i bambini rischiano l’isolamento.

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Tecnicamente, si chiama dsa. E’ il freddo acronimo utilizzato per indicare i disturbi dell’apprendimento e che non lascia minimamente intuire le sofferenze dei genitori con figli affetti da dislessia. Fino a poco tempo fa parlarne era quasi un tabù né c’erano studi a sufficienza che potessero descrivere e inquadrare un fenomeno diffusissimo: nel nostro Paese, infatti, 2 bambini su 10 hanno disturbi dell’apprendimento, come si legge in un recente report del Ministero dell’Istruzione. Non solo dislessia, ma anche discalculia e disgrafia.

Qualche passo in avanti è stato pure fatto, soprattutto nelle altre regioni d’Italia: amministrazioni e scuole hanno approvato leggi e avviato progetti specifici per andare incontro alle esigenze dei più giovani. In un istituto di Savona, ad esempio, è stato attivato un laboratorio specifico: personale qualificato e nuove tecnologie per promuovere un percorso di autonomia nello studio e favorire l’integrazione dei ragazzi. Oppure, la Regione Lombardia offre contributi per i genitori che acquistano pc con programmi specifici.

Ma se i bambini con disturbi dell’apprendimento nascono in Molise è tutto diverso, molto diverso. E ci sono differenze tra le varie zone della regione: a Termoli, ad esempio, ci sono le iniziative dell’associazione ‘La luna nel pozzo’. A Campobasso invece esiste la sezione locale dell’Associazione Italiana dislessia, ma il sito Internet è abbastanza carente. Manca pure l’indirizzo della sede. ‘Coming soon…’ si legge sulla pagina on line. Ancora peggio a Isernia: non c’è nessuna associazione che possa essere un punto di riferimento per i genitori.

Eppure sette anni fa è stata approvata la prima legge regionale sul tema: ‘Interventi in favore dei soggetti con disturbi specifici di apprendimento (DSA)’, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Molise il 16 gennaio 2010. Un provvedimento che puntava «a creare un’importante catena di congiunzione tra la Regione, le famiglie, il privato sociale e le istituzioni scolastiche e sanitarie, al fine di prevenire la difficoltà, favorire l’apprendimento scolastico ed un’istruzione adeguata ed auspicata, nonché l’inserimento nel mondo del lavoro». La misura prevedeva anche una dotazione finanziaria: 100mila euro.

Sette anni dopo, il vuoto. E le famiglie si sentono dimenticate. «Noi siamo stati lasciati praticamente soli»: è il grido d’aiuto che lancia Agostino, padre di una bambina con dislessia. «Per fortuna, è una forma lieve ma ci sono tanti altri genitori che devono affrontare situazioni molto più complicate. La dislessia è difficile da spiegare, in alcuni casi non si ‘vede’ nemmeno». E lui, che ha trovato il coraggio di parlarne a Primonumero, si fa portavoce di tante famiglie molisane costrette ad affrontare una battaglia quotidiana e a combattere contro un senso di frustrazione, di impotenza. Anche i bambini soffrono: si sentono ‘inferiori’, inadeguati e rischiano l’isolamento.

«Il primo problema è la burocrazia», dice. Per il riconoscimento della dislessia bisogna ‘affrontare’ l’Asrem e l’Inps. «Per evitare una burocrazia così accentuata tante famiglie preferiscono rivolgersi al privato», riferisce.

Non solo: il consulto con il consulente che possa insegnare ai bambini dislessici i metodi di apprendimento si paga profumatamente. «Per le famiglie c’è un esborso di 100 euro a visita. Se si aggiungono i kit e i programmi (ognuno dei quali costa fino a 70 euro) per fare i compiti e favorire l’apprendimento, si può arrivare a spendere 500 euro al mese», spiega il signor Agostino. Una spesa enorme, soprattutto se si considera il periodo di crisi economica, quando tante famiglie sono monoreddito. «Purtroppo i fondi del Ministero sono bloccati, la Regione non ha finanziato più la legge sulla dislessia né possiamo scaricarci le spese per le visite specialistiche. Noi genitori siamo stati lasciati completamente soli», il suo sfogo. «Non chiediamo l’assistenzialismo, non vogliamo che la Regione ci ‘regali’ i soldi, ma paghiamo le tasse e vorremmo dei servizi adeguati, ad esempio uno sportello virtuale o laboratori adeguati nelle scuole. E invece tanti progetti sono solo chiacchiere, anche l’Ufficio scolastico regionale dovrebbe agire di più. Ma del resto – commenta con amarezza – siamo nella regione in cui non c’è nemmeno una fotografia precisa sulla Dsa».

Una situazione disarmante e che lascia allibiti. E’ il momento che Regione e Ufficio scolastico regionale ‘battano’ un colpo.

SP

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