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Omicidi, droga e assalti armati. Non una mafia sola, ma diversi clan dominanti fino al Molise

Il Consiglio superiore della Magistratura fotografa uno spaccato inquietante dei clan che stanno dominando la provincia di Foggia, spartendosi il territorio a forza di omicidi, rapine, usura, ricettazione, corruzione e naturalmente spaccio di stupefacenti che riguarda direttamente il Molise. Individuate tre diverse organizzazioni: la mafia foggiana cui è affiliata quella di San Severo, una a Cerignola e infine quella di Manfredonia e l’area garganica. I riferimenti alla nostra regione non mancano.

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Non esiste una sola mafia in provincia di Foggia. Ne esistono diverse, tutte riconducibili sotto l’insegna di Società Foggiana. Diverse ma in stretta collaborazione. Anche se gli equilibri possono cambiare facilmente. A dirlo è la risoluzione della sesta commissione consiliare del Consiglio superiore della magistratura, così come deliberato il 18 ottobre scorso. Il più alto organismo giudiziario italiano, dopo un sopralluogo e appositi colloqui con Procuratori generali, magistrati, dirigenti ed esponenti delle forze dell’ordine, ha scattato una fotografia inquietante della penetrazione che il sistema mafioso ha messo in atto su gran parte della Capitanata. Un’aggressione che giocoforza non può lasciare indifferente il Molise, dove i segnali di quella presenza sono ben visibili.

La relazione del Csm arriva a oltre due mesi dal caso che ha fatto parlare l’Italia intera e che probabilmente ha fatto scattare qualche campanello d’allarme, seppur tardivo, sull’esistenza del crimine organizzato anche nel nord della Puglia. Si tratta del quadruplo omicidio avvenuto il 9 agosto scorso a San Marco in Lamis. La risoluzione individua zone precise di dominio del territorio da parte di differenti organizzazioni criminali. Non esiste infatti una sola grande organizzazione con una sorta di capo dei capi, ma diverse che fanno affari distinti seppur cercando di non ostacolarsi l’un l’altra.

La prima zona citata è quella della città di Foggia e della sua periferia. Si caratterizza, stando alla relazione, per una forte tendenza al reato di usura, sia da parte dei privati che nel settore bancario. All’usura è direttamente collegata l’estorsione con l’utilizzo di armi da fuoco, nonché lo spaccio di droga. Anche per gli stupefacenti l’utilizzo delle armi e della violenza è la prassi, specie quando chi deve pagare non lo fa e viene minacciato a colpi di pistola o con esplosioni. Il Csm sottolinea come «nel contesto socio-economico del foggiano, segnato dalla grave crisi economica, sono endemici i delitti di rapina e di furto».

Qui un particolare importante. La mafia foggiana lascia ai piccoli criminali, quindi ai non affiliati, i reati cosiddetti predatori, quindi appunto i furti negli appartamenti, le rapine nei negozi. Ma di certo la Società non lascia che i guadagni restino tutti ai ladruncoli. La microcriminalità convive con la mafia senza subirne il controllo, tuttavia versa una percentuale dei suoi introiti all’organizzazione. Il Consiglio superiore della magistratura rileva anche una forte propensione all’omertà che favorisce il crimine e un fenomeno in progressivo aumento, quale l’occupazione abusiva di spazi pubblici da parte degli ambulanti e delle case popolari da parte di famiglie criminali. Ultima, ma non per importanza, la recente aggressione all’amministrazione pubblica in tema di appalti, edilizia e tutela dell’ambiente.

Strettamente collegata alla mafia di Foggia c’è quella di San Severo, che pur se distinta risulta affiliata ai clan foggiani. «La criminalità sanseverese, di stanza nell’Alto Tavoliere, è per lo più costituita da sodalizi criminali fondati su base familiare, ognuno dei quali controlla le attività illecite relative a definite porzioni del territorio, dette “quartieri”» si legge nel documento pubblico. È sicuramente la mafia che ha maggiore penetrazione nel territorio molisano, col quale confina. Nella relazione, proprio a riguardo dei clan di San Severo, la nostra regione è citata due volte. La prima, quando si parla dello spaccio di stupefacenti importati «dall’area iberica e dal Nord Europa e con successiva commercializzazione, oltre che nell’area del subappennino dauno, anche nei territori vicini, quali il Molise e l’Abruzzo».

Il secondo riferimento è alle gravi intimidazioni che si sono verificate nell’Alto Tavoliere negli ultimi mesi. Fra questi, insieme con minacce di morte al vice sindaco di San Severo, c’è anche l’episodio dei colpi di pistola sparati verso una camionetta della Polizia il 5 marzo scorso da un’auto Innocenti, rubata solo 48 ore prima a Termoli. Ce ne sarebbe un terzo di episodio inquietante riguardo la cittadina molisana, ma la relazione non ne fa menzione. È però molto probabile che la sparizione del 30enne Matteo Masullo da Termoli il 7 febbraio 2017 si possa collegare a un caso di lupara bianca, tant’è che la sua auto venne poi ritrovata bruciata nelle campagne di San Severo, per l’appunto.

La mafia sanseverese si estende fino a Torremaggiore, San Marco in Lamis e Apricena, e convive sul proprio territorio con una «radicata comunità di cittadini albanesi pluripregiudicati, particolarmente attivi nel traffico di sostanze stupefacenti e di armi, settore nel quale interagiscono sia con i criminali locali, che di altre zone». Non mancano altre attività illecite, dalle estorsioni alle truffe, fino agli omicidi. Cinque solo nell’anno in corso, di cui due irrisolti.

Ci sono poi altre due organizzazioni criminali nella Capitanata. La mafia di Cerignola, in un’area che comprende anche Orta Nova e Trinitapoli fino a San Ferdinando di Puglia, specializzata nella ricettazione. È lì a quanto pare che migliaia di mezzi e auto rubate vengono smontate e rimontate, per essere restituite ai proprietari con la tecnica del “cavallo di ritorno” oppure per rivenderne i pezzi di ricambio. Sembra infatti che a Cerignola vengano convogliati i mezzi rubati sia nelle altre province pugliesi che di altre regioni dello Stivale.

Tuttavia la mafia cerignolana non si limita solo a quello, bensì è dedita alle rapine e agli assalti armati anche verso furgoni portavalori, con la capacità conclamata di bloccare importanti arterie stradali, e chiaramente ai furti con esplosivo ai danni dei bancomat, anche questa tecnica più volte vista in Molise.

A “chiudere” il quadro delle mafie della provincia di Foggia, la relazione individua quella garganica comprendente Manfredonia, Vieste e Mattinata e che si spinge fino a Peschici e Monte Sant’Angelo. Caratteristica particolare di questa organizzazione è la capacità, grazie a sofisticate tecnologie, di “ripulire” le banconote contrassegnate con elementi di sicurezza.

Anche in questo caso le attività illecite sono quelle conosciute: spaccio di droga, usura, ricettazione, furto ai bancomat e ai furgoni portavalori. Le estorsioni vengono attuate col metodo ormai noto dell’imposizione violenza di squadre di vigilanza privata, specie nei locali pubblici che caratterizzano il settore turistico. Per quanto concerne la droga invece, le ultime rilevanze delle forze dell’ordine fanno notare come siano in arrivo dai Balcani, grossi carichi di marijuana, mentre stanno aumentando gli sbarchi di clandestini dalla stessa rotta. L’area garganica è forse quella maggiormente caratterizzata da instabilità e lotta per il potere che si è tradotta in una guerra fra clan capace di lasciare numerosi morti sul selciato. Un po’ come successo qualche anno fa nel napoletano. Perchè le mafie del foggiano hanno caratteristiche simili e legami stretti con i clan storici del sud Italia.

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