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Stefano Cucchi, morto per un pestaggio: a processo anche il molisano Alessio Di Bernardo

Inizierà il 13 ottobre davanti alla Terza Corte d’Assise il processo contro i cinque militari accusati dalla Procura dell’omicidio di Stefano Cucchi. Di Bernardo, originario di Sesto Campano, dovrà rispondere di omicidio preterintenzionale assieme ad altri quattro colleghi. Prescritto invece il reato di abuso d’autorità.

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Anche lui fu uno degli autori del pestaggio di Stefano Cucchi. Il carabiniere molisano Alessio Di Bernardo andrà a processo assieme ad altri quattro colleghi, tutti assolti in primo grado. La svolta dunque, dopo che l’ipotesi della Procura di Roma è stata accolta dal gup del Tribunale di Roma: i cinque militari sono stati tutti rinviati a giudizio. Per tre di loro l’accusa è pesante: omicidio preterintenzionale. Di Bernardo dovrà risponderne assieme a Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. La loro posizione è quella più grave.
Invece, sono accusati di calunnia e falso gli altri due militari, il maresciallo Roberto Mandolini, che all’epoca dei fatti era a capo della stazione in cui avvenne il pestaggio, e Vincenzo Nicolardi.

Il rinvio a giudizio probabilmente era nell’aria: lo scorso gennaio, nell’ambito dell’inchiesta bis, quando i militari hanno ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini da parte della Procura di Roma, nelle carte già era stato delineato quello che era successo otto anni fa. Il giovane geometra era stato fermato al Parco degli Acquedotti. Addosso gli era stato trovato un piccolo quantitativo di droga. Dopo la perquisizione in casa, Stefano è stato violentemente picchiato.

Il procuratore generale Giuseppe Pignatore e il pm Gaetano Musarò avevano descritto nei loro faldoni la violenza con cui il ragazzo romano era stato picchiato. «Calci, schiaffi e pugni tali da provocare una rovinosa caduta con impatto al suolo della regione sacrale», e poi «la condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura Cucchi nella struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini, fino a determinarne la morte»: la Procura ha messo nero su bianco quello che successe qualche giorno prima il 22 ottobre 2009, ossia dopo l’arresto del ragazzo e il suo ricovero nel presidio medico.

Una vicenda di cronaca con tante ombre, che ha diviso l’Italia tra innocentisti e colpevolisti. Il rinvio a giudizio e l’inizio del processo per i cinque carabinieri apre una prospettiva completamente diversa e contribuirà a fare luce su quello che è successo.
I cinque carabinieri dovranno presentarsi il prossimo 13 ottobre davanti al giudice della Terza Corte d’Assise.

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