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La notte è femmina (e cafona): ragazze che spaccano bottiglie e donne che si picchiano in piazza

Sulla passeggiata del belvedere un nuovo “sport” notturno: spaccare bottiglie di birra. Le ragazze, anche giovanissime, partecipano entusiaste e fanno a gara con i compagni. E in piazzetta, sabato scorso, si è aggiunto un elemento inedito agli schiamazzi e alle risse, non nuove nella zona durante il fine settimana: due donne, probabilmente ubriache, si sono accapigliate e prese a borsettate tra le risate degli uomini presenti, che hanno provato a dividerle solo per finta, e l’indifferenza dei passanti. La scena è stata ancora una volta ripresa da uno smartphone e sta facendo il giro del Basso Molise da telefonino a telefonino, anche in questo caso accompagnata da commenti irriferibili e grasse risate. In realtà il fenomeno non fa ridere proprio per niente, anzi è triste e degradante, e racconta la maleducazione sociale che ormai ha aggredito anche quello che una volta si definiva il “gentil sesso”.

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Ragazzine che bestemmiano, che barcollano sotto l’effetto di cicchetti di superalcolici e pinte di birra, gridano sguaiate, sputano e terra. Donne che parlano a voce altissima e infilano in una frase banale di pochi vocaboli basilari una infinità di parolacce. E perfino donne che si picchiano in pubblico, nel bel mezzo della piazza della movida serale e notturna.

Benvenuti a Termoli, dove le ragazze fanno a gara coi maschi a spaccare bottiglie. «L’altra sera – racconta a Primonumero, incredulo, un imprenditore noto in città – stavo scattando alcune fotografie in notturna quando ho visto sulla passeggiata del belvedere un gruppo di giovani che si divertiva a spaccare una dopo l’altra, contro la pietra, le bottiglie di birra lasciate in gran numero a terra da un’altra comitiva che si era appena allontanata. Quando mi sono avvicinato per dare una educata strigliata a tutti e chiedere un po’ di rispetto – continua – si sono allontanati in fretta e non sono riuscito a raggiungerli. Ma la cosa che mi ha colpito è che in quel gruppo c’erano diverse ragazze. Che, invece di frenare i compagni, li incitavano e partecipano al gioco, chiamiamolo così, in prima persona, facendo a gara a chi spaccava le bottiglie in modo più rumoroso».

Orribile a vedersi, non ci sono dubbi. Ma a 16 anni, probabilmente, si ha la sensazione – così facendo – di essere fighe, libere e beatamente menefreghiste. Si confonde la ribellione con la maleducazione, inconsapevoli del fatto che le due cose sono separate da un muro altissimo e invalicabile: la ribellione è anche il segno di un sano e vivace spirito critico, la maleducazione – privata e sociale – è solo triste. Ma a 16, 18, e anche 20 anni può essere complicato avere la consapevolezza che comportamenti del genere, coi i quali si cerca a tutti i costi di imitare i vizi peggiori del branco, risultino sfigati e deprimenti.

A trent’anni e più invece non c’è attenuante che tenga. Anche per questo l’immagine di due donne adulte che si strappano i capelli urlando oscenità e se le danno di santa ragione nel bel mezzo della piazza, in minigonna e tacchi alti, è l’emblema della volgarità e della tristezza. E’ accaduto sabato a tarda ora, quando la maggior parte dei ristoranti e delle pizzerie della piazzetta, fulcro della movida del week-end, aveva già chiuso.

Ma le due protagoniste, non di certo ragazzine, sono state viste – e perlopiù ignorate – da decine di passanti che a quell’ora continuavano ad affollare la zona, non nuova a schiamazzi, dispetti ai residenti, risse e aggressioni, alcune anche con l’aiutino di qualche arma da taglio. Non si conoscono i motivi che hanno indotto le due “amiche” a prendersi a borsettate tra le sedie e i tavolini, finendo scosciate, discinte e spettinate sull’asfalto mentre un “amico” che si trovava in loro compagnia ha provato blandamente a separarle, usando allo scopo un decimo dell’energia impiegata dalle due rivali per colpirsi reciprocamente.

Il tutto mentre un altro “amico” stava a guardare, continuando a fumare la sua sigaretta, e mentre davanti al quadretto poco edificante sfilavano coppie e ragazzi: il massimo che hanno fatto è stato voltare leggermente la testa e fare qualche sorrisino di compatimento. Nessuno scandalo, nessun tentativo di porre fine a una scena di degrado morale che, invece di spingere a qualche seria riflessione sull’abuso di alcol, sulla disinibizione dei costumi che supera abbondantemente il limite imposto dal buongusto e sì, anche sull’eccesso di volgarità femminile, è diventato materia di frizzi e lazzi e soliti noiosi commenti ancora più volgari delle due lottatrici sui social.

Nel caso specifico di Whatsapp, dove il filmato girato da uno spettatore per caso, è diventato virale rimbalzando di telefono in telefono, di gruppo in gruppo. Inutile oltre che inappropriato riproporre il video, che i lettori avranno avuto modo – purtroppo – di vedere e rivedere. Qui sopra alcuni frame esclusivamente a supporto della veridicità dell’episodio.

Un episodio con una sola possibile giustificazione, quella di una scena di un film o di una fiction. Peccato che non ci fossero cineprese attorno, né luci di scena, ma solo gente divertita dalla violenza femminile e registi improvvisati. Peccato che anche queste due donne, al pari delle “colleghe” più giovani e incoscienti, non sappiano che copiare un uomo, assumendone i difetti e replicandone le azioni pubbliche, non è un affermazione della parità di genere ma solo la negazione della femminilità, della educazione e del talento femminile. Che trasforma il sabato sera nel trionfo dei cafoni. E, soprattutto, delle cafone.

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