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Streghe, canapa e memoria contadina: la ricetta contro lo spopolamento nel paese museo foto

Nato nel 2004 il Museo della civiltà contadina di Casalciprano racconta la vita passata dei suoi abitanti: leggende, antiche credenze, usi e costumi della piccola comunità sono ben visibili nel percorso a piedi tra vicoli e strade del centro storico che è stato arricchito da statue in bronzo, murales e quadri. Meno di 600 abitanti rimasti e uno spopolamento costante hanno spinto l’Amministrazione a rendere un piccolo gioiello il borgo medievale dove sono ancora tante le case in vendita.

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Spopolato, come tutti i comuni del Molise. Con un centro storico ben tenuto dalle donne anziane che curano l’uscio di casa come fosse l’interno della loro abitazione. Ricco di voci solo nel mese di agosto quando chi è andato via torna per le ferie estive e con una gelateria al centro del paese che da sola vale una passeggiata domenicale dal capoluogo e dai comuni vicini: Casalcipano è tutto questo, ma anche qualcosa di più. Qui dal 2004 c’è un museo della memoria contadina che si snoda su un lungo percorso tra locali al chiuso (visitabili solo su prenotazione) e le vie del borgo medievale.

L’idea di crearne uno è stata dettata da ragioni diverse: da un lato c’era l’esigenza di non perdere un patrimonio immateriale come la cultura contadina, dall’altro la necessità di far tornare in paese gli emigranti e le generazioni successive: tante case, soprattutto al centro storico, sono ben tenute, molti hanno ristrutturato in questi anni anche se i cartelli “vendesi” sulle porte sono numerosi.

Questo “cucuzzulo” che affaccia sulla Bifernina, è un vero e proprio museo all’aperto in cui ritrovare usi e costumi di un tempo neppure troppo lontano e suggestive contaminazione degli artisti che hanno decorato case private, scorci e piazzette con mosaici in marmo, statue in bronzo, quadri e soprattutto murales.
Le opere raccontano la comunità e ciò in cui il popolo credeva come ad esempio le streghe. E’ stata forte in passato la presenza di queste donne che avendo confidenza con le erbe spontanee somministravano “pozioni magiche”, o se vogliamo rimedi casalinghi e naturali, cascando talvolta loro stesse negli effetti collaterali durante la preparazione (allucinazioni, senso di ubriachezza, eccitazione, convulsioni). Una volta l’anno tutte loro si davano appuntamento in un boschetto ben visibile ancora oggi da uno degli ingressi del Museo. Per questo Sabba arrivavano anche le più note ‘colleghe’ di Benevento.

La conoscenza delle piante era molto diffusa: a Casalciprano gli effetti benefici della canapa – oggi tanto in voga per la produzione di oli, unguenti, abiti e persino mattoni per edilizia – erano noti già nell’Ottocento.
Tracce di antiche leggende sono custodite anche dentro il Museo dove sono stati realizzati tanti quadri con statue in lattice a dimensione naturale. Nell’angolo che più impressiona i bambini c’è il Lupo Mannaro, il diavolo e la Pupa usata come spauracchio per i più piccini al fine di tenerli lontani dai pozzi. Ma ci sono anche personaggi di Casalciprano, molti dei quali ancora viventi, che raccontano antichi mestieri (il boscaiolo, il calzolaio, il banditore) e mostrano l’interno delle abitazioni con gli oggetti di uso comune, dal monaco per scaldare i letti al ferro da stiro a carbone, fino all’inizio del secolo scorso.
Proseguendo la passeggiata si arriva in una deliziosa piazzetta in cui giochi del passato come la corsa dei sacchi o ruba bandiera vengono riprodotti da bambini in bronzo. Prima di arrivare nel vicolo poco soleggiato dei bottai s’incrocia anche il fotografo del paese che arrivava nei giorni di festa per catturare l’anima dei defunti o raccontare povertà, fatica e fertilità in una carrellata di immagini in bianco e nero che conservano intatte tutta la loro forza.

Chi vuole proseguire la visita di Casalciprano non può non recarsi al Parco dell’Annunziata dove accanto al santuario ci sono due campi da gioco, panchine e area barbecue. E poi risalire alle Terrazze piccola struttura ricettiva sorta in un palazzo ottocentesco da cui ammirare il Matese e il fiume Biferno gustando un gelato anche questo “studiato” nel rispetto e nel recupero di sapori antichi. Del resto i tempi della passeggiata all’aperto può dettarli il visitatore, a Casalciprano non c’è un custode che batte l’indice sull’orologio. Unica pecca: il sito ufficiale del Museo dalla pagina istituzionale del Comune non funziona.

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