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Campobasso era una grande città sannita. “Che emozione scoprirlo dopo 40 anni di scavi”

L’archeologo e docente Unimol, Gianfranco De Benedittis, annuncia la scoperta: “A Monte Vairano c’è una fortificazione sotterranea praticamente intatta, con i resti di strade, piazze, case ed edifici pubblici”. In molti credono che in quel territorio fosse situata la leggendaria Aquilonia: “Quella di Adriano La Regina è a mio avviso la proposta più valida, ma siamo solo all’inizio, bisogna verificare se i dati archeologici ci possano aiutare. Quello che è certo è che si tratta di 50 ettari con una cinta muraria di tre chilometri. Un centro esteso tra gli attuali territori di Busso, Baranello e Campobasso, a cinquecento metri dalla Cattolica”.

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Per un archeologo scoprire, dopo quarant’anni di studi, scavi, sacrifici, delusioni e illusioni, che la sua ipotesi era quella giusta è la soddisfazione più grande che possa esserci. E’ ciò che è successo al prof. campobassano Gianfranco De Benedittis, docente dell’Università degli studi del Molise nel corso di laurea magistrale in Archeologia, beni culturali e turismo. Ha sempre creduto che Campobasso fosse un insediamento, o meglio, una fortificazione sannita. E che nei pressi di Monte Vairano ci fosse qualcosa di molto grande da far venire alla luce.

Ora ci sono le prove. E ad annunciarle è lui stesso: «Sul sito archeologico di Monte Vairano (tra Busso, Baranello e Campobasso, ndr) lavoro da quarant’anni. Ebbene, si era sempre detto che il Sannio fosse fatto di pastori che vivevano in villaggi, adesso per la prima volta c’è una città. E questa città è praticamente intatta, sotto le rovine». Quello della città in questione è stato un destino diverso rispetto a centri come Sepino e Bojano: «Non ha avuto continuità nel tempo perché i romani, dopo la distruzione, hanno riorganizzato il territorio. Alcune città sono sopravvissute a questo nuovo assetto, ma chiaramente ci si è costruito sopra, come nei casi di Sepino e Bojano, dove ci sono i resti romani ma le città sannite non si vedono più. Mentre qui a Monte Vairano sono venuti alla luce i resti di una città sannita: strade, piazze, case, edifici pubblici». E siamo solo all’inizio, grazie all’ottimo e certosino lavoro finora portato avanti da De Benedittis e dai suoi studenti.

Viene spontaneo domandarsi se si possa trattare della leggendaria Aquilonia. L’archeologo campobassano avvalora questa tesi ma fino a un certo punto: «E’ una proposta che ha avanzato l’affermato archeologo, Adriano La Regina, per ora è una proposta, vediamo se i dati archeologici nel tempo ci potranno aiutare a confermarla. Scientificamente mi devo astenere perché non ho elementi nuovi. A mio avviso si tratta della proposta più valida, si potrebbe trattare di Aquilonia. Ma bisogna trovare documenti che chiariscano il tutto». Si diceva della fortificazione anche molto grande: circa 50 ettari con un circuito murario di tre chilometri. Una città che si faceva rispettare, insomma. «Quello che è certo – prosegue Gianfranco De Benedittis – è che a Campobasso c’era una grande fortificazione nel territorio di Monte Vairano, che è servita poi per costruire la città medievale».

È chiaro che la contentezza c’è e si tocca con mano. Anche perché quasi nessuno ha voluto investire una lira, e poi un euro, sull’impresa: «Per un archeologo questa è una grande soddisfazione. Ho lavorato tra tante difficoltà burocratiche, economiche soprattutto, perché in questi casi nessuno ci crede. Devo dire che l’unica che ha creduto in questo è stata la Banca delle Province Molisane, assicurando dei finanziamenti, che ho avuto per la prima volta. Le istituzioni zero». E pensare che a cinquecento metri da dove oggi sorge la Cattolica i Sanniti dominavano prima dell’avvento di Roma.

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