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Preso a sprangate da un migrante: la vittima chiede i danni al centro di accoglienza

I parenti del 60enne che nella mattina del 29 marzo è stato aggredito da un 21enne del Gambia, ospite di un centro di accoglienza a Cantalupo, hanno chiamato in causa la cooperativa Gm Service che gestisce il Cat. "A noi non è stato notificato ancora nulla" ha dichiaro il responsabile della struttura. I familiari dell’uomo vorrebbero rivalersi anche sul ministero dell’Interno che ha disposto l’arrivo in Molise del migrante arrestato per tentato omicidio. Secondo la ricostruzione dei carabinieri a scatenare la violenza sarebbe stato il rifiuto del 60enne di offrire un sigaretta all’africano.

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La cooperativa Gm Service che gestisce il Centro di accoglienza temporanea di Cantalupo nel Sannio è stata chiamata in causa dei parenti del 60enne di Santa Maria del Molise preso a sprangate da un migrante ospite del Cat. L’azione legale avviata dai familiari della vittima è volta a far ottenere un risarcimento per i danni morali e materiali subiti dall’uomo dopo la violenta aggressione avvenuta nella mattinata del 29 marzo scorso alle spalle del bar pizzeria La Vecchia Fornace che si trova sulla Statale 17.
“A noi non è stato notificato ancora nulla” ha dichiarato il responsabile della struttura di contrada Taverna in cui, da novembre 2016, viveva l’africano.

A rispondere in tribunale potrebbe essere anche il ministero dell’Interno che ha disposto l’arrivo in Molise dell’extracomunitario.

Stando alla ricostruzione dei carabinieri, che hanno avviato le indagini e arrestato il 21enne del Gambia con l’accusa di tentato omicidio, quella mattina il migrante si sarebbe allontanato dal Centro dirigendosi verso il vicino bar. Qui, dopo il rifiuto di una sigaretta da parte del 60enne, sarebbe scattata la sua furia: con una spranga di metallo avrebbe colpito alla testa l’uomo mandandolo in ospedale con una vistosa ferita al capo.
Poco dopo il migrante è stato rintracciato e condotto in caserma da cui, nella stessa giornata, è stato accompagnato nel carcere di Ponte San Leonardo dove si trova attualmente.
L’episodio ha fatto discutere molto sui temi dell’accoglienza e scatenato anche la rabbia di gruppi di estrema destra come Casapound inasprendo un clima già teso.


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