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Posta a singhiozzo in carcere: “Le lettere sono l’unico contatto con le nostre famiglie: aiutateci”

I detenuti del penitenziario frentano hanno scritto al direttore delle Poste del Molise per chiedere che lo smistamento delle lettere e dei pacchi torni ad avvenire con frequenza quotidiana, come accadeva fino a un anno fa. "Ma non abbiamo avuto risposta. Eppure per noi è un grave problema: non abbiamo né telefono né internet, e questa è l’unica forma di comunicazione con il mondo esterno". Il disagio implica conseguenze pesanti sul piano psicologico e non solo: "Se mi mandano un telegramma con una brutta notizia, io la scopro solo a cose finite, quando è troppo tardi: non è giusto".

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La Posta, questa sconosciuta. Le lettere scritte a mano: chi è, nel 2017, che prende carta e penna per dire qualcosa che arriva al destinatario giorni dopo, quando basta un whatsapp? Chi si sogna di mandare un telegramma quando con una telefonata l’informazione arriva in tempo reale? Qualcuno c’è. Sono quelli che il telefono non lo possono usare se non in situazioni straordinarie, che whatsapp e facebook non ce l’hanno e non li usano. E per loro i disservizi postali pesano, eccome. Non ricevere lettere è una forma di isolamento psicologico, che si aggiunge all’isolamento materiale. Sono i detenuti. Quelli che vivono rinchiusi, e possono comunicare con il mondo esterno proprio attraverso la Posta. E solo con quella.

Scontato quindi che se la Posta non funziona a dovere, per loro non si tratta semplicemente di un disguido, ma di un problema concreto, che comporta tutta una serie di conseguenze pesanti. «La Posta – racconta Pasquale – ci tiene vicini ai nostri affetti e ai nostri familiari – con una semplice lettera noi possiamo tenere i contatti. Ma se le lettere non arrivano come facciamo?». Pasquale è uno dei detenuti della casa circondariale di Larino. Frequenta il corso di studi dell’Istituto Alberghiero, e con i suoi compagni di banco sottolinea un disservizio per il quale «qua dentro ci troviamo a patire le pene dell’inferno».

Se fino a un anno fa la Posta arrivava in maniera abbastanza regolare, cioè con frequenza quotidiana, ora «avviene in modo irregolare – aggiunge Francesco – perché ricevere una lettera è come vincere un terno al lotto».
«Abbiamo difficoltà a comunicare con l’esterno – dice Gesualdo – perché le lettere arrivano a singhiozzo. Il postino arriva solo due volte a settimana, quando va bene». Loro però scrivono tutti i giorni, e si aspettano di avere notizie dalle mogli, dai figli, dai fratelli, dai loro cari insomma, con altrettanta frequenza. Per Salvatore «il disagio è enorme: è l’unica fonte di comunicazione con le nostre famiglie».

Pasquale ricorda che «non è giusto che mia mogie spenda 20 euro per spedire un pacco che dovrebbe arrivare in due giorni e il pacco invece arriva dopo due settimane. Va bene che siamo detenuti, e probabilmente non interessiamo a nessuno, ma forse i vertici delle Poste si dovrebbero mettere nei nostri panni e provare a capire cosa significa, stando qua dentro, un disagio simile».

La cosiddetta razionalizzazione del personale delle Poste Italiane, che comporta una oggettiva carenza di postini, ha creato e sta creando in tutto il Molise una caterva di problemi. Sono numerosi i cittadini che hanno segnalato il disagio della posta a singhiozzo, delle bollette che arrivano addirittura oltre la scadenza, dei giornali acquistati in abbonamento che arrivano con grande ritardo nella buca delle lettere. Ma per i detenuti il problema è molto più serio. «Riceviamo le lettere due volte a settimana, ma anche meno – racconta Alfredo, aggiungendo un tassello al puzzle di lamentele collettive – e io che ho diversi parenti ospiti di altre carceri posso dire che solo in Molise si verifica il disservizio. La posta arriva tutti i giorni ovunque tranne che qua, forse senza sapere che in carcere non sono autorizzate altre forme di comunicazione».

Gli fanno eco anche Nunzio, Carmelo, Alfonso e gli altri, chiedendo che venga ripristinata al più presto la regolarità del servizio. «E’ importante che la Posta torni a funzionare bene» dicono. «Abbiamo scritto una lettera al direttore delle Poste del Molise, ma non abbiamo avuto nessuna risposta. Speriamo – concludono – che il nostro problema sia preso in considerazione, e che ci aiutino in questa semplice richiesta, che per noi significa moltissimo».

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