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L’edicolante del Borgo: “Non si legge, e non per colpa del web. I veri clienti sono i bambini”

A vendere giornali, figurine e quotidiani ci è quasi finito per caso, Roberto Cinicolo, l’edicolante che da quasi un anno lavora nella struttura esagonale all’ingresso del borgo. «Questo lavoro mi piace - racconta - ho imparato e lo faccio con passione, perché mi piace il settore e anche fare il commerciante e poi incontro gente. Quelli che danno più soddisfazioni sono i bambini e le donne che spendono di più soprattutto per i loro figli». Nella città dove le edicole si contano sulla dita di una mano, nel suo chiosco a metà tra il castello e il borgo antico, Roberto vende giornali e d’estate aiuta i turisti stranieri a orientarsi, grazie alla sua conoscenza dell’inglese.

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In mezzo ai giornali non ci è nato, ma ci è caduto in pieno. Roberto Cinicolo, 45 anni, professione edicolante almeno da 7. Fino a qualche anno fa la il suo lavoro era un altro, che non aveva niente a che vedere con un chiosco a bordo strada, giornali dappertutto e figurine di calciatori e di animali per i bambini, tra riviste di gossip per signore, quelle di moda per le più giovani e l’enigmistica per tutte le età. Non ci si è ritrovato catapultato, ma quasi.

Dal giorno alla notte, grazie ad una proposta arrivata e che lui ha raccolto al volo. Così dall’ufficio è passato all’edicola. Da consulente per le aziende è diventato commerciante, edicolante per la precisione. «Mi piace fare questo lavoro, perché mi piace fare il commerciante e poi penso sia bello anche il settore». Prima da un’altra parte, in un’attività che però non era sua, e poi in quella che è diventata la sua edicola e dove tra poco festeggerà il suo primo anno.

Poco più di una decina di metri quadri in metallo, perfettamente a metà tra il Castello Svevo e l’ingresso del Paese vecchio. Lui è l’edicolante del borgo, come recita l’insegna che nei prossimi giorni comparirà, con una serie di novità nate anche per stare al passo con la stagione, «perché io curo anche i particolari del mio lavoro». Anche lì le stagioni si sentono, e non solo per il freddo o il caldo, e si notano perché anche la sua attività si veste e si trasforma con l’arrivo dell’estate e con la comparsa di secchielli, cestini e giochi da spiaggia per chi passando ricorda di prendere qualcosa per i bambini, «o fa la scorta dei giornali di enigmistica», da tenere in borsa e tirare fuori sotto l’ombrellone nei momenti di relax per ingannare il tempo.

Il suo è un lavoro a contatto con la gente, «anche per questo mi piace», nel cuore della città, in un punto strategico che si affaccia sul centro. «Si sopravvive, di certo in inverno si sente la crisi che ha colpito anche questo settore, adesso è difficile che arrivino a spendere 1 euro e 20 centesimi o 1 euro e 50 per leggere il giornale, ancor meno i 2 euro per i quotidiani con gli inserti. In estate invece è diverso, perché Termoli si popola e questo aiuta anche il mio lavoro». Aperto praticamente tutto l’anno, «tranne quando i giornali non escono e la domenica pomeriggio», per il resto ogni giorno, mattina e pomeriggio, lo trovi lì, dentro o davanti al suo chiosco a sistemare riviste, giornali, aiutare i bambini e le signore e a salutare chi passa davanti alla sua edicola, visto che è diventato un volto familiare per chi da quelle parti ci passa quotidianamente.

A Termoli i giornali arrivano presto, quando gran parte della città dorme ancora, «ma non prestissimo come nelle grandi città». Lui non li sfoglia subito, ancora caldi, quando l’odore dell’inchiostro è intenso, li sistema e legge durante la giornata. «Qui si leggono soprattutto i locali – afferma – questo si può dire, ma al sud in generale leggono poco». E perchè, secondo te? «Mah, posso solo dire che non credo sia “colpa” di internet, questa è più una scusa degli italiani».
Sono rimasti in pochi quelli che tutti i giorni acquistano il giornale, l’abitudine a leggere i quotidiani non c’è. «Internet, è vero, ce l’hanno tutti ormai. Se uno vuole sapere che accade basta che guardi sullo smartphone le ultime notizie. I giornali sono un approfondimento». E la voglia di approfondire non fa parte evidentemente dei lettori.

I veri clienti per Roberto sono i bimbi, quelli che danno vere soddisfazioni. «Con le figurine, mitiche figurine dei calciatori prima di tutto, e poi con le bustine, quelle che contengono di tutto per i più piccoli. Quando sono accompagnati dalle mamme acquistano tante cose, spendono di più per i bambini, mentre per loro comprano giornali e riviste. In realtà sono aperto per loro, è grazie a loro che riesco ad andare avanti». In estate invece la vendita di quotidiani triplica, visto che in città arrivano i turisti e anche tanti. «La mia potrebbe essere anche definita come attività stagionale» sorride. Arrivano anche gli stranieri, «ma io so l’inglese e me la cavo bene, riesco anche ad aiutarli quando mi chiedono informazioni, lo faccio perché voglio fare bella figura per me e per la città».

Il giorno più bello della settimana è la domenica, «quando c’è più movimento e le persone escono, fanno una passeggiata e si fermano a comprare il giornale, magari i nonni portano in giro i nipoti e così comprano qualcosa». Il lunedì invece è il giorno del dopo partite, quello dei commenti e dei giudizi ad allenatori, giocatori, calciatori e pure presidenti, «quando arrivano chiedono i giornali di sport e cominciano a parlare e a discutere sull’ultima partita. Anche io sono tifoso, ma non dico di quale squadra. Devo essere imparziale e professionale».

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