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’Benefattori’ che saldano i debiti: così la malavita “forestiera” si infiltra nell’economia molisana

"Siamo reduci da una crisi economica che ha indebolito tante piccole imprese. Questo agevola la malavita: con la promessa di saldare i debiti riesce a penetrare nelle attività di bar e parrucchierie acquistando fette di mercato": il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso Rispoli illustra i nuovi ’volti’ della corruzione e le dinamiche delle infiltrazioni della malavita campana e pugliese che sta mettendo le mani sul Molise.

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Nell’immaginario comune girano in Porsche, indossano anelli e collane d’oro. Uno stereotipo smentito in primis dal procuratore generale della Corte d’Appello di Campobasso Guido Rispoli nell’ampia e articolata panoramica sulla corruzione fornita nel convegno organizzato dal Rotary club e da Centro studi molisano. Di fronte, un parterre di tutto rispetto, in cui spiccava l’ex questore di Campobasso Giancarlo Pozzo.

Le modalità con cui la malavita ha architettato di corrompere e contaminare il tessuto economico molisano sono silenziose, quasi invisibili. Niente azioni eclatanti, altrimenti si attira l’attenzione delle forze dell’ordine. E allora meglio ‘alleviare’ le aziende messe in ginocchio dalla crisi. Un meccanismo latente e strisciante. Ma la corruzione non è un oggetto misterioso, anzi ha ripercussioni concrete sulle vite di tutti noi.

«La crisi economica ha reso ancora più insidiosa l’infiltrazione criminale: chi si infiltra, lo fa come un ‘benefattore’», ha spiegato Rispoli. «Innanzitutto, il malavitoso non gira più con il Porsche», il primo alert. Persone al riparo di ogni sospetto, dunque.
E poi «‘punta’ le piccole attività indebitate ed esposte con i fornitori, come una parrucchieria o un piccolo bar, offrendosi come un benefattore che riesce a d aiutare a chiudere il debito dell’attività». Una sorta di riconoscimento che funziona da grimaldello per entrare nel tessuto economico. Così la malavita riesce a rilevare quote nelle attività commerciali e a infiltrarsi in maniera organica nel sistema produttivo. Come è avvenuto in Basso Molise dove le organizzazioni criminali sono entrate nelle imprese edili e nei grandi magazzini.
«Anche se ho la percezione che il Molise non sia in mano a grandi gruppi criminali – il monito del procuratore – bisogna tenere alta la guardia: qui vivono sotto protezione parecchi collaboratori di giustizia dal momento che è considerata una zona sana».

Questo è solo uno degli aspetti della corruzione, fenomeno che «nasce dall’avidità dell’uomo e lo porta a scendere a ogni compromesso», come l’ha definito il presidente del Centro studi molisano, il professore Giuseppe Reale.

I tempi e il passaggio di denaro che ha contraddistinto ‘Mani pulite’ sono lontani, la corruzione ha assunto aspetti diversi. E’ nata, ad esempio, la figura del ‘faccendiere’, il mediatore tra corruttore e corrotto.
In ambito politico poi ha assunto un’accezione particolare: si corrompe per acquistare le tessere di un partito. Un modo per conquistare posizioni di potere nel partito stesso.

«La percezione della gente è che la corruzione sia dilagante: la nostra è una società lontana da un modello di onestà», l’amara considerazione del procuratore Rispoli. Una constatazione supportata da un recente studio di Transparency International: in base all’Indice di Corruzione percepita nel settore pubblico e politico del 2016 l’Italia si classifica terzultima tra gli Stati europei.
Peggio di noi fanno solo Grecia e Bulgaria.

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