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Una famiglia su 4 non riesce più a vivere. E i giovani senza lavoro “costretti” a stare a casa foto

In Abruzzo e in Molise ci sono almeno ottantamila persone che non riescono a vivere in condizioni dignitose. Il dato è emerso dal convegno di Montesilvano che ha coinvolto undici vescovi e 300 delegati dalle due regioni. In difficoltà ci sono sempre di più le famiglie e i giovani che non trovano un lavoro: fino al sessanta per cento in alcune aree. La disoccupazione giovanile e il precariato risultano essere il dramma più grande che oramai vive la maggior parte delle famiglie. «Non solo cattedrali. La Chiesa di oggi ha bisogno di essere presenza e sostegno nella vita quotidiana della gente» ha detto il vescovo Camillo Cibotti, segretario della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana.

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Abruzzo e Molise: un tempo un’unica regione oggi due distinte realtà territoriali accomunate, tuttavia, da problemi simili quando si parla di famiglie in difficoltà, di giovani senza lavoro e di «richieste di aiuto» che arrivano dalle fasce più deboli della popolazione. Termoli, Campobasso ma anche L’Aquila o altre zone che fronteggiano l’emergenza terremoto. Numeri significativi quelli emersi dal convegno ’Sognate anche voi questa Chiesa’ che ha coinvolto undici vescovi dell’Abruzzo e del Molise e trecento delegati provenienti da tutte le realtà del territorio.

Tanti gli spunti di riflessione e tanti i dati sui quali riflettere e andare oltre le buone intenzioni configurando un discorso di rete se davvero si vuole dare una risposta a chi «non ha nulla». Basti pensare che nelle due regioni analizzate, considerando anche gli immigrati, è sotto la soglia di una condizione di vivibilità un quarto delle famiglie, pari a più di 80mila persone, mentre in alcune aree la disoccupazione giovanile ha quasi raggiunto il 60 per cento. Il tasso di disoccupazione delle donne in Abruzzo-Molise è più accentuato rispetto alla media italiana: 14,8 per cento in Abruzzo e 15,3 per cento in Molise.

Tra gli elementi raccolti è stato evidenziato che le famiglie con figli sono sempre più a rischio povertà ed esclusione sociale. Il tasso – medio – sale al 48,3 per cento per le coppie con tre o più figli rispetto al 39,4 per cento dell’anno scorso e raggiunge il 51,2 per cento se si tratta di minorenni. In particolare, per le persone che vivono in coppia con almeno tre figli l’impossibilità di far fronte a una spesa imprevista di almeno 800 euro è passata dal 48,1 per cento al 52.8 per cento, mentre la quota di chi è in arretrato con mutui, prestiti o bollette passa dal 21,7 per cento del 2014 al 30,4 per cento del 2016.

C’è anche un altro aspetto: i giovani, anche in Abruzzo e Molise, restano «figli» sempre più a lungo: quattro giovani su dieci tra i 25 e 34 anni, vivono ancora nella famiglia d’origine; il 45 per cento dichiara di restare in famiglia perché non ha un lavoro e/o non può mantenersi autonomamente; la disoccupazione giovanile e il precariato risultano essere il dramma più grande che oramai vivono tutte le famiglie.

Dalla discussione è emerso chiaramente che la mancanza di lavoro è un problema reale, anzi, è ’il’ problema in questo momento, che colpisce la maggior parte delle famiglie, sviluppando una nuova povertà: «C’è una forte mobilità, un forte precariato, un lavoro nero o sottopagato, che genera un’instabilità psicologica e relazionale delle persone, rendendo più difficile il pensare a prospettive per il futuro, come formare una famiglia. Il paradigma del lavoro come ‘impiego’ si sta esaurendo con una progressiva perdita dei diritti lavorativi e sociali, in un contesto di perdurante crisi economica che coinvolge fasce sempre più ampie della popolazione». Così nella nota finale del convengo interregionale che, rispetto a dati poco confortanti, ha cercato anche di delineare possibili strade in cui la chiesa e la sua presenza sul territorio possa contribuire a migliorare la vivibilità di un piccolo e di un grande centro.

«Non solo cattedrali. La Chiesa di oggi ha bisogno di essere presenza e sostegno nella vita quotidiana della gente». Con queste parole il segretario della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana, mons. Camillo Cibotti ha dato impulso a questo impegno necessario. Evangelizzare, accompagnare e integrare «sono i tre verbi chiave da tener presente e tradurre in realtà per sostenere la famiglia oggi – ha spiegato il vescovo Bruno Forte, a chiusura dell’incontro. In una società dove la cultura del provvisorio, occorre proporre in tutte le forme e occasioni il messaggio che la famiglia rappresenta una risorsa e non un problema. E’ dunque necessario accompagnare i giovani che si preparano al matrimonio e nello stesso tempo accogliere le famiglie, anche quelle ’ferite’.

Ascoltare, provocare e coinvolgersi, sono invece i verbi che vanno messi in atto con i giovani che chiedono di essere ascoltati, senza pregiudizi e senza paure. Giovani che vanno affiancati e che meritano di realizzare i loro sogni, i loro progetti e le loro idee. Anche in Abruzzo e in Molise. Per fermare una fuga da territori belli, vivibili ma che non offrono opportunità. (FO)

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