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Obitorio al collasso, camere ardenti in corridoio: troppi morti, gli spazi non bastano foto

Sei defunti nell’obitorio del San Timoteo di Termoli, e i posti per permettere ai parenti di pregare e stare accanto ai loro cari sono insufficienti. Così si improvvisano camere ardenti nel corridoio, con le barelle e altarini di fortuna. Da quando il Vietri di Larino è stato chiuso, il numero di decessi in ospedale è aumentato a dismisura, mentre l’obitorio termolese continua a essere "dimenticato" e a soffrire di carenza di personale e orari di visita ridotti. Dall’inizio del mese a oggi 16 febbraio, sono già 68 i defunti della struttura.

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Sei defunti, ma le camere disponibili per permettere ai parenti di pregare accanto ai loro cari che non ci sono più sono soltanto tre. E così nell’obitorio del San Timoteo di Termoli ci si organizza alla meno peggio con barelle nel corridoio e altarini di fortuna.
Fuori è un viavai di familiari, conoscenti e amici per le condoglianze, e carri funebri che arrivano e ripartono. Un problema, quello del sovraffollamento perfino nel reparto dei defunti, che in realtà – spiegano dalla struttura che soffre di una atavica carenza oltre che di spazi anche di personale – «si sta riproponendo con grande frequenza, soprattutto da quando il Vietri di Larino è stato chiuso», cioè smantellato come ospedale e riconvertito in una rsa.

Il risultato è che è il nosocomio adriatico è zeppo di pazienti, alcuni dei quali – come è fisiologico – non ce la fanno e arrivano qui sotto, dove però non ci sono ambienti idonei ad accogliere più di tre bare alla volta.
Ecco quindi una soluzione inevitabile, che seppure crea un certo disagio nelle famiglie dei defunti, diventa sempre “meglio che niente”.
«Cosa dovremmo fare? – alzano le spalle in obitorio – non si possono certo mandare via i morti… le barelle in corridoio sono l’unica possibilità».

Proprio questa mattina, 16 febbraio, nel momento clou dell’emergenza, uno dei defunti è stato prelavato dal carro funebre per i funerali e i morti in attesa delle esequie sono cinque, dislocati tre nelle camere ardenti e due in corridoio.

Ma non è una criticità di giornata, visto che – come racconta il registro mortuario – dall’inizio del mese fino a oggi sono già 68 i defunti che hanno trovato ospitalità qui in obitorio, dove il personale è ridotto a due soli dipendenti costretti a turni incredibili e con ridottissime possibilità di prendere ferie e malattie.

Nulla è cambiato, malgrado la nuova organizzazione sanitaria e la maggiore richiesta di spazi. Al contrario, sembra che a nessuno interessino le sorti dell’obitorio che, giocoforza, è costretto a orari ridotti rispetto alle 24 ore che alcune strutture sanitarie consentono.
Si apre alle 7 e 30 e si chiude alle 19. Se si muore oltre quell’ora e si viene portati qui sotto non c’è nessuno che possa entrare, a parte il personale ospedaliero per il trasferimento e gli operatori delle agenzie funebri.

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