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Resistenza: sfidano i meno otto gradi per non perdersi la magia di una città imbiancata

I campobassani non rinunciano alla "stesa" per il Corso: qualche decina di ‘temerari’ ieri sera ha sfidato i -8 gradi per godere dello spettacolo di neve sotto le luminarie. Un sabato sera surreale: appena una decina di auto incontrate nella passeggiata a piedi dal centro alla zona Nord del capoluogo. La ‘Casa degli Angeli’ prosegue l’opera di solidarietà, mentre tutt’intorno si vedono solo macchine sepolte, tetti e alberi stracolmi di neve. Il silenzio è assordante ma suggestivo.

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La tregua concessa da Chione, dea della neve nell’antica Grecia, ha spinto un gruppetto di campobassani a mettere il naso fuori dal calduccio, almeno per la passeggiata del sabato sera per il Corso. Suggestivo, a dir poco, camminare sul ghiaccio e vedere attorno a sé soltanto cappucci, cappelli di lana e guanti. Addirittura qualcuno ha osato con uno slittino, un altro coraggioso ha preso la bicicletta. Si sa, quando la neve è abbondante è come vivere per qualche ora sospesi, tra la realtà quotidiana e il sogno. E a quest’ultimo hanno contribuito sicuramente le luminarie ancora accese nel cuore della città, a riscaldare l’animo nonostante la colonnina di mercurio segnasse un esagerato -8.

Chiaro, la ‘stesa’ non può che essere molto veloce, per evitare di beccarsi un malanno. Il percorso verso la zona nord del capoluogo rivela un panorama altrettanto mozzafiato: di auto, intorno alle 22.30, se ne incontrano al massimo una decina, soprattutto fuoristrada. E anche una Panda della polizia. La vivacità precedente lascia il posto al silenzio assordante, anzi no, al classico rumore croccante degli scarponi che affondano sulla neve ghiacciata. Via Mazzini e via XXIV Maggio diventano lunghissimi viali affascinanti, gli alberi a fatica sopportano il peso della coltre bianca che ha raggiunto il metro e mezzo a causa delle folate di vento. La ‘Casa degli Angeli’, in via Monte San Gabriele, a stento si riconosce ma continua all’interno l’opera di solidarietà per i meno fortunati.
Macchine sepolte, tetti delle case con neve a strapiombo, qualche mezzo intento soprattutto a buttare sale. Insomma, un panorama che Campobasso non ricordava dal 2012: anche allora tutto si fermò per lasciare spazio alla natura sovrana e incantevole. I disagi? Tanti, tantissimi per chi è costretto ad andare al lavoro e lavorare di… pala. Ma per una notte godiamoci lo spettacolo, al resto c’è tempo per pensarci.
(Diesse)

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