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Il Vescovo dei giovani "Restate uniti e liberi"

Intervista a Monsignor Valentinetti, che racconta come e quando ha appreso del suo trasferimento a Pescara. Ai messaggi di saluto dei lettori risponde: "Sono felice per l’affetto che mi dimostrano le persone, ma credo di aver fatto solo il mio dovere”.

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Dopo l’ufficializzazione della notizia, nel primo pomeriggio di venerdì 4 novembre, in Episcopio i telefoni hanno squillato in continuazione. I parroci e i fedeli, un po’ increduli e visibilmente dispiaciuti, hanno voluto salutare il vescovo Tommaso Valentinetti che è stato nominato dal Papa arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne. Un  trasferimento che nessuno si aspettava, e che è arrivato come il classico ‘fulmine a ciel sereno’ nonostante da qualche giorno si rincorressero voci su un possibile cambio di sede per il 53enne monsignore abruzzese.
 
Eccellenza, quando ha saputo di dover lasciare la diocesi di Termoli-Larino?
La notizia l’ho appresa nemmeno una settimana fa.
 
Se l’aspettava?
Purtroppo si, più che altro perché conosco la realtà abruzzese, e quindi potevo pensare che questa situazione, prima o poi, sarebbe capitata. Speravo più poi che prima… e però è andata così.
 
Quanto le sarebbe piaciuto rimanere?
Almeno il doppio del tempo. Ribadisco, almeno il doppio.
 
Come l’ha presa?
Inizialmente ho reagito un po’ così: non nell’emozione, ma nella fatica di questo momento nel quale sono costretto a lasciare incompiute alcune cose iniziate. Però poi mi sono abituato all’idea che se venivo chiamato ad un altro servizio, probabilmente, era necessario che io dessi la mia disponibilità per questa chiesa che adesso ha bisogno di un pastore.
 
Ora è Arcivescovo: si può dire che è una promozione?
No. Non lo direi assolutamente. Si può dire che è una sede più importante per estensione e per numero di abitanti, questo sì. E come tutte le cose di questo mondo se ci sono degli impegni e degli oneri, ci sono anche degli onori.
 
Monsignore Valentinetti, che cosa ha lasciato in sospeso? Che cosa le preme di portare a termine e adesso non può più?
Tante cose. Mi sarebbe piaciuto portare a termine la Cittadella della Carità, il restauro del Seminario di Termoli che chiaramente ha bisogno di essere rimesso in auge e speriamo di aver individuato anche il canale di finanziamento. Da un punto di vista pastorale, invece, una maggiore coesione delle comunità parrocchiali e un sentire veramente in profondità un cammino di chiesa diocesana di una realtà molto frammentata E poi di non aver avuto la possibilità di dare continuità alla ricostruzione post terremoto, non solo una ricostruzione materiale, ma soprattutto morale in alcuni paesi della diocesi che sono stati particolarmente provati. Questo certamente mi rende un po’ inquieto, ma anche questo devo affidare alla grazia di Dio e all’opera di chi verrà dopo di me.
 
Alcuni mesi fa, in un’intervista a questa testata, ha messo in guardia sui problemi sociali del territorio e ha esortato i giovani desiderosi di trovare lavoro a tener duro. Le sembra cambiato qualcosa?
Nel frattempo la situazione non è molto cambiata, questa è la verità, anzi alcuni segnali fanno pensare che la situazione possa peggiorare. Ma credo che gli stimoli dati, e soprattutto il lavoro fatto e ciò che può essere ancora dato al territorio sia quello di puntare sulle realtà specifiche della vita del Molise. Se si ragionasse di più sulla valorizzazione del Molise come un bene prezioso, come un gioiello veramente grande da custodire, credo che sarebbe un volano importante per la regione.
 
Sono trascorse poche decine di minuti dalla diffusione della notizia e sul sito primonumero.it (è il primo pomeriggio di venerdì 4 novembre) ci sono stati già alcuni messaggi di auguri, ma anche di dispiacere dei fedeli, soprattutto giovani. Se lo aspettava?
 Sono felice per queste manifestazioni di simpatia e di affetto che la gente mi rivolge, alle volte, e non lo dico con piaggeria, credo di aver fatto solo il mio dovere e di aver dato tutto quello che era nelle mie possibilità e nelle mie capacità. Spero che il mio successore faccia altrettanto, e cioè che si metta sulla barca e continui a remare con molta tranquillità e con molta semplicità, come del resto abbiamo fatto in questo tempo, poi la barca camminerà sicuramente a gonfie vele.
 
Sa chi sarà il suo successore? Ha qualche idea in proposito?
Assolutamente no.
 
Cosa si sente di dire ai fedeli?
Una cosa importante: rimanere sempre uniti, sentirsi sempre più chiesa viva nel senso più pieno del termine. Sentirsi uniti proprio come comunità, dal laicato ai presbiteri, nella loro piena responsabilità e nella loro piena libertà. Il mio augurio è che possano approfondire questo itinerario nel nome del Signore.

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