Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Il pesce termolese studiato all’Università del Gusto: “È la cultura della Shcaffette” foto

Gli ideatori del progetto termolese Fish box hanno accolto in città otto studenti dell’Ateneo di Scienze gastronomiche di Pollenzo, prima al mondo nel suo genere. Daniele Mugnano ha spiegato l’idea della filiera ittica corta: «promuoviamo la stagionalità del pesce. Va mangiato quello che il mare offre». La collaborazione con l’Accademia si aggiunge al progetto del pesce ritrovato all’Acquario di Genova e al prossimo incontro al Parlamento europeo.

Più informazioni su

Il pesce termolese diventa argomento di studio dell’Accademia del Gusto di Pollenzo, la prima università al mondo di Scienze gastronomiche. Merito di quelli che vogliono far emergere la cultura de ‘A Shcaffette’, cioè consumare il pesce che il mare offre in quel momento. Sono i termolesi Daniele Mugnano e Roberto Lanzone che col loro progetto “Fish box” sono riusciti ad avviare una collaborazione con l’Università, cui inviano periodicamente il prodotto fresco dei pescherecci molisani. Da lunedì scorso e fino a giovedì 11 giugno infatti, otto studenti del prestigioso istituto cuneese sono in visita nella cittadina adriatica molisana e alle Tremiti per scoprire i segreti della pesca e della preparazione di prodotti ittici locali.

I ragazzi, sei italiani, un portoricano e una spagnola, sono stati accolti lunedì pomeriggio in piazza Duomo, davanti alla Cattedrale, proprio da Daniele Mugnano, ideatore insieme a Roberto Lanzone, del progetto che sposa la filiera ittica corta. «La nostra è un’idea di sostenibilità che si contrappone a una filiera molto disequilibrata» ha affermato Mugnano. Così hanno pensato alla “Shcaffette”, la classica cassetta di pesce fresco che viene suddivisa fra coloro che lavorano sul peschereccio.

«Noi abbiamo semplicemente modificato il nome chiamandola Fish box». Così le cassette di pesce viaggiano da Termoli al centro-nord Italia per portare prodotto fresco e soprattutto di stagione. «In Italia il 30 aprile è considerata la data del default ittico. Si calcola che da quella data il 60 per cento del pesce è d’importazione». Per evitare quindi che scampi o calamari arrivino dall’altro capo del mondo, la soluzione di Mugnano e Lanzone è la stagionalità del pesce, così come già accade per la frutta o la verdura.

Concetti che hanno trovato il vivo interesse degli studenti, capaci di stimolare la discussione con domande e osservazioni pertinenti. «Il primo impatto con Termoli? Una bomba – hanno confidato -. Il paese vecchio è bellissimo e non ce l’aspettavamo. Peccato invece che la spiaggia sia piena di rifiuti». Per loro previste visite al mercato ittico e ai trabocchi, oltre che al ristorante “L’osteria dentro le mura” con lo chef Antonio Terzano che ha già collaborato con l’Università.

L’utilizzo di determinate reti da pesca e le regole che i pescatori devono rispettare sono stati fra gli spunti emersi. «Siamo l’anello di contatto fra il pescatore responsabile e il consumatore attento» ha spiegato Mugnano aggiungendo come la sostenibilità del progetto Fish box non può prevedere consegne in zone di mare, né nel Meridione italiano. Il target è il centro-nord e l’idea sta cominciando ad attecchire anche oltre i Gruppi di acquisto solidali, come quello dell’Università di Pollenzo, il cui Gas denominato “La credenza” acquista il pesce termolese. Allo stesso tempo l’Accademia contatta Fish box quando ha bisogno di prodotto fresco per gli eventi.

«Dai primi di maggio – ha detto Mugnano – siamo in giro per l’Italia per presentare la nostra idea. Siamo stati a Genova dove abbiamo lanciato il progetto del pesce ritrovato all’Acquario. Di recente siamo tornati anche in Molise, dove mancavamo da anni, per Extrascape a San Martino in Pensilis. A fine giugno saremo ospiti al Parlamento europeo come unica azienda italiana della filiera corta ittica». Fish box quindi sta cominciando ad avere estimatori importanti. «Non è facile far capire il concetto di stagionalità, ma rispetto a qualche anno fa, anche a Milano o Torino si comincia a parlare di “Shcaffette”». (sdl)

Più informazioni su