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Aiutiamoli a casa loro, incontro con il missionario don Antonio Mascia

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I volontari dell’Associazione “Padre Giuseppe Tedeschi” in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato promuoveranno per il 22 giugno alle 16.30 un incontro col missionario molisano Don Antonio Mascia impegnato da anni in Camerun per ascoltare la sua esperienza e approfondire cosa accade nelle aree africane con maggior disagio da dove proviene il maggior flusso di profughi e rifugiati.

«In Europa, negli Stati Uniti, in Canada o in Australia, aumenta, giorno dopo giorno, il numero di persone che sostengono la necessità di aiutare i migranti a casa loro, per interrompere l’esodo biblico che da decenni vede spostare milioni di uomini, donne e bambini, dal Sud del mondo in cerca di un futuro migliore – spiegano i promotori dell’iniziativa – La sfida della nostra epoca è la redistribuzione della ricchezza, dei diritti e delle opportunità di vita, tra Paesi sviluppati e aree in via di sviluppo. La povertà estrema spinge masse di diseredati verso le aree ricche con l’obiettivo di migliorare le proprie condizioni di vita e assicurare un futuro più dignitoso ai propri figli. Niente di più e niente di meno di ciò che è sempre accaduto nella storia e di ciò che ha spinto decine di milioni di italiani dal 1850 in poi a dirigersi verso le Americhe, i Paesi del Nord-Europa e l’Australia. Cosa significa concretamente l’espressione ”Aiutiamoli a casa loro”…. Se i Paesi più ricchi del Mondo hanno tagliati i fondi per la cooperazione allo sviluppo, se si alleano con dittatori locali pur di mettere le mani su petrolio e materie prime, se fomentano guerre al fine di fare profitti con la vendita di armi di ogni tipo, se boicottano le fragili democrazie locali e non investono su istruzione, tutela della salute, acqua, cibo, ambiente e vivibilità in quelle zone ? Tra Nord e Sud del mondo si è creato un corto circuito che ricorda la favola del lupo e dell’agnello in cui al furto di futuro per intere popolazioni si aggiungono mura, recinti, respingimenti, ghetti, clandestinità, sfruttamento, disperazione e oppressione. Non sarà l’ipocrisia a salvare l’opulenza di un occidente in drastico calo demografico, ma la capacità di dialogo, di accoglienza umanitaria e di serie politiche di cooperazione in favore delle aree più povere del Pianeta» concludono.

(foto: missioni.org)

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