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Biocom, Tar: “Nessun risarcimento”. Frattura non esclude ricorso

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Aveva chiesto 4,5 milioni di euro di risarcimento danni per non aver potuto realizzare una centrale di biodiesel a Termoli. Ma il Tar ha respinto la richiesta della Biocom, la ex società del governatore Paolo Frattura (è stata sua fino al 2012), stabilendo che l’amministrazione termolese ha operato correttamente e decidendo che quel risarcimento milionario “non è dovuto”.
Un nuovo capitolo, forse l’ultimo, si aggiunge ai tanti di cui è stato scritto in questi anni su una vicenda che ha tenuto banco in regione dalla campagna elettorale, che ha portato Frattura a vincere, e per l’intera sua legislatura.
E’ stata pubblicata il 28 dicembre la sentenza del Tribunale amministrativo regionale sul ricorso proposto dalla Biocom contro il Comune di Termoli che a suo dire non aveva tenuto una condotta legittima nell’ambito del procedimento di rilascio del permesso di costruire per la realizzazione di un impianto per la produzione di carburante verde.

Lunga e complessa la storia della Biocom (qui l’inchiesta di Primonumero) combattuta a colpi di ricorsi e sullo sfondo di una inchiesta giudiziaria per malversazione e appropriazione indebita (poi archiviata) che ha avuto come protagonista il presidente Frattura. Proprio lui che a dicembre del 2007 – quando l’architetto era solo un imprenditore – ottenne un finanziamento a fondo perduto per oltre 620mila euro dalla Regione Molise per la sua centrale a biodisel mai realizzata. Il Comune termolese, infatti, ravvisando pericoli per il rischio idrogeologico (nel 2003 ci fu l’alluvione che devastò Termoli e il suo nucleo industriale) non volle concedere il permesso dando vita a una guerra nelle sedi giudiziarie e una serie ricorsi volti a far riesaminare la domanda per un business in espansione sui carburanti puliti.
Quando il permesso arrivò i lavori per la centrale non iniziarono. E la Regione tentò di ottenere indietro i contributi concessi revocando il finanziamento. Tornati in tribunale (Biocom si oppose), il Tar annullò questa revoca mentre il Consiglio di Stato l’ha confermata ritenendola legittima.
Sui lavori autorizzati e mai partiti anche il Tar è chiaro: «Dopo il rilascio del permesso di costruire, la Bio. Com. srl ha omesso di dare inizio a lavori e persino di ritirare il titolo edilizio, incorrendo nella relativa decadenza di legge, sicchè la mancata realizzazione dell’impianto e la perdita dell’utile atteso è la conseguenza immediata e diretta di una scelta imprenditoriale della ricorrente che ha liberamente deciso di non dare seguito al progetto imprenditoriale”.
Sempre i giudici di via San Giovanni spiegano che il ritardo con cui il Comune di Termoli ha concesso il permesso «è giustificato dalle oggettive incertezze circa la portata del rischio idraulico che hanno imposto ulteriori approfondimenti ed integrazioni istruttorie che hanno comportato la dilatazione dei termini di conclusione del procedimento, soprattutto per l’acquisizione del nuovo parere ambientale dell’ARPA sulla versione aggiornata del progetto”.
E’ anche in virtù di questi due passaggi che “la domanda risarcitoria dev’essere respinta” e Biocom dovrà pagare anche le spese giudiziarie.

Durante la conferenza di fine anno a Palazzo Vitale il governatore, ripercorrendo in parte le tappe dell’indagine giudiziaria a suo carico (indagine che il gip ha archiviato nell’ottobre del 2015 nonostante l’opposizione del Codacons come ha sottolineato Frattura), si è limitato a dire che «le sentenze vanno rispettate salvo appelli e sentenze che sostituiscono il pronunciamento stesso».
Il mancato riconoscimento da parte del Tar dell’indennizzo alla Biocom, dunque, potrebbe non essere ancora l’ultimo capitolo.

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