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Il Maje molisano, la tradizione rivive al Museo Sannitico

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Una tradizione unica e singolare quella del maje molisano (maggio molisano) e ancora radicata in quei comuni interessati, nei secoli scorsi, dalle migrazioni delle popolazioni croate. Sarà dedicato a questo antico rito l’incontro che il 29 dicembre, alle ore 16,30, si terrà al Museo Sannitico di Campobasso in via Chiarizia 12.
All’iniziativa parteciperanno Leandro Ventura (Direttore del Polo Museale del Molise nonché dell’Istituto centrale per la demoetnoantropologia), Vincenzo Lombardi (tra i più apprezzati studiosi del rito della “pagliara”), Domenico Ferraro (presidente dell’associazione culturale Altrosud) e i sindaci e rappresentanti delle associazioni dei comuni oggi maggiormente interessati al rito, vale a dire Acquaviva Collecroce, Colle d’Anchise, Fossalto e Lucito.
Tra la riproposizione di alcune delle musiche peculiari della “pagliara” e degustazione di qualche dolce natalizio, si metteranno a punto strategie comuni per la valorizzazione di questa antica tradizione, a partire da alcuni progetti già prossimi alla conclusione quali la pubblicazione, a cura di Vincenzo Lombardi, delle registrazioni inedite di Alberto Mario Cirese del 1954, la digitalizzazione dei materiali di ricerca conservati presso l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia e l’apertura di una specifica sezione nella Rete degli archivi sonori, promossa dall’associazione Altrosud.
“Tutti i riti arborei di area meridionale, dalla Basilicata alla Puglia, dalla Sardegna alla Calabria, sia pure con alcune varianti più o meno significative, appartengono a una stessa famiglia, inserendosi tutti nella serie delle personificazioni del “maggio”. In una vasta area del Molise – spiegano dal Polo museale del Molise – si registra una simbolizzazione del maggio piuttosto eccezionale in area italiana -per dirla con le parole del suo massimo studioso, Alberto Mario Cirese, uno dei padri fondatori della moderna antropologia italiana- che consiste in un uomo rivestito da un mascheramento di rami e di erbe disposti generalmente in forma di cono e dai caratteri più o meno spiccatamente antropomorfi. Questa particolare modalità, denominata Verde Giorgio, feuillu e nella nostra regione conosciuta genericamente come pagliara, in Molise includeva le comunità di Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice, Castelmauro, Lucito, Fossalto, Casacalenda, Bonefro, Larino, Riccia, Colle d’Anchise e Bagnoli del Trigno: quella stessa area toccata, direttamente o indirettamente dalle migrazioni di popolazioni slave che, iniziate con ogni probabilità nel XIII secolo e intensificatesi dopo la sconfitta degli eserciti cristiani alla Piana dei Merli nel 1389, raggiunsero il loro acme a seguito della caduta di Costantinopoli nel 1453: migrazioni che, fin dagli inizi, svolsero un ruolo benefico, ripopolando territori devastati dal terribile terremoto del 1456, a conferma di come dall’incontro tra popolazioni, culture e tradizioni diverse possa derivare un arricchimento reciproco, con la nascita di abitudini, usi e tradizioni del tutto nuove ed originali, irriducibili alle matrici originarie e proprie dei luoghi in cui si sono storicamente determinate».

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