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Lavoro, Cgil boccia governo regionale: “Serve un cambio di passo”

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E’ stato un Natale di lacrime e sfiducia per migliaia di lavoratori molisane. Alcune delle principali vertenze saranno affrontate il 29 dicembre dal Consiglio regionale, intanto i sindacati tirano le somme. E il bilancio presenta più ombre che luci.


«La crisi profonda in cui siamo precipitati e la mancata capacità di programmazione – l’analisi della Cgil – confermano ancora una volta che se si vuole bene al Molise occorre cambiare passo. Tante volte ci siamo sentiti dire ai tavoli istituzionali che la situazione molisana era al collasso e che era inevitabile una cura seria per porre rimedio al declino. Tutto vero, il Molise ha sprecato tante possibili ripartenze e giocato male le risorse giunte in questa terra sia attraverso la programmazione europea sia a seguito dei dolorosi eventi del terremoto e poi dell’alluvione, solo per citarne alcuni. La Regione, ad esempio, ha seguito con leggerezza le proprie aziende partecipate, non ponendo in essere azioni volte al rilancio delle stesse quando c’era ancora la possibilità ed è altrettanto innegabile che sulle criticità del sistema sanitario (commissariato) o sul sistema dei trasporti da tempo in difficoltà, andavano intraprese azioni strutturali». Per l’organizzazione sindacale, occorreva invece una riorganizzazione complessiva del “sistema Molise”.

«A fronte di tutte queste criticità, era logico attendersi azioni e provvedimenti coerenti all’analisi di contesto. La realtà è però un’altra. Sicuramente abbiamo assistito alla prima fase, ovvero la dismissione delle partecipate, GAM, Zuccherificio, Korai in testa, interventi sulla protezione civile, sul sistema sanitario regionale pubblico. Questo ha significato una contrazione dei costi netta per la Regione, a fronte però di un immediato innalzamento delle criticità delle famiglie coinvolte. È troppo facile agire sostanzialmente solo con politiche basate sui tagli, tralasciando la ricaduta sociale provocata dagli stessi. L’effetto ottenuto è verificabile da tutti, la chiusura di importanti aziende e del loro indotto, ha determinato un crollo del lavoro stabile e a tempo indeterminato che offre delle certezze alle famiglie, in parte compensato da lavori precari e non duraturi, contrattualmente più flessibili. La riorganizzazione intrapresa ha creato, inoltre, un ulteriore dramma legato agli ammortizzatori sociali ormai in fase di dismissione per scelte del Governo nazionale a cui non si è opposta una forte azione delle Regioni. Le conseguenze sono note, migliaia di ex lavoratori si ritrovano a non avere alcun reddito di sostentamento derivante dalla perdita involontaria del lavoro.
E’ del tutto evidente che gli ex lavoratori e i disoccupati del Molise vogliono il lavoro e non un ammortizzatore sociale, ma è chiaro che in attesa del lavoro esiste un problema sociale e di sostentamento delle famiglie che deve essere affrontato, che deve riguardare chi governa l’Italia e il Molise».


La Cgil ricorda di aver espresso la necessità di fare fronte comune nel chiedere al Governo nazionale la giusta attenzione al sociale, la rivisitazione fatta dal jobs act sul tema degli ammortizzatori tradizionali proprio nel momento storico peggiore sul fronte occupazionale a partire dalle aree di crisi riconosciute, risulta del tutto incomprensibile. «Servono misure che consentano agli ex lavoratori di rimanere agganciati allo strumento di crisi fino al rilancio produttivo concreto. Manca quindi la seconda fase che doveva essere quella del rilancio».
Il sindacato ribadisce la sua idea: è necessaria «una grande operazione di investimenti a partire dall’utilizzo delle risorse pubbliche, e che le semplici politiche di bonus e incentivi hanno un effetto e ricaduta minima e di breve durata rispetto alle risorse impegnate. Con questa logica avevamo intrapreso positivamente la scommessa sul riconoscimento dell’area di crisi complessa. Ad oggi dopo oltre 2 anni si discute ancora di tale strumento. Fermo restando l’ulteriore proroga sui tempi di presentazione dei progetti, non è ancora dato sapere quante imprese abbiano già presentato istanza e potrebbero concretamente avviare, aumentare o riprendere le proprie attività nei territori coinvolti, quanti al momento sono i lavoratori potenzialmente coinvolti in questi progetti».

Incertezze ci sono anche sugli investimenti previsti nel Patto per il Molise, così come «serve un cambio di passo sulle politiche attive e passive, migliorando quelle attive e predisponendo quelle passive» e occorre un nuovo piano regionale dei trasporti «che consenta di garantire il diritto alla mobilità spettante ad ogni cittadino molisano».

Dopo le feste, la Cgil guarda con attenzione alla riunione dell’Aula di via IV Novembre: «L’auspicio sincero e profondo della CGIL è quello di trovare in tutti i consiglieri una capacità decisionale vera, basta assistere a rinvii, mozioni e interrogazioni alla giunta che lascerebbero ancora una volta tutti i problemi aperti. Servono decisioni vincolanti e verificabili nel breve periodo considerato che tra poche settimane questa assise regionale terminerà le sue funzioni, riteniamo sia un atto dovuto nei confronti dei tanti concittadini che da troppo tempo attendono risposte».

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