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Chiusura Ara, ipotesi nuova società per garantire lavoratori e servizi

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Una nuova società al posto dell’Ara, l’Associazione degli allevatori del Molise, chiusa di punto in bianco il 18 dicembre dal commissario. Che ha decretato pure il licenziamento collettivo dei dieci dipendenti. La ‘stangata’ finale per chi non recepisce lo stipendio da 22 mensilità.

Ventiquattr’ore dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento l’incontro in Assessorato con Vittorino Facciolla, titolare delle Politiche agricole della Regione Molise. Il governo Frattura, è emerso nell’incontro di oggi 19 dicembre, lavorerà su due fronti: è già stata inoltrata in Prefettura la richiesta di un tavolo di confronto e, al tempo stesso, saranno poste le basi per creare un nuovo soggetto giuridico che possa garantire i servizi assicurati dall’Ara ai 600 allevatori molisani. Parliamo di esami, controlli, certificazioni di qualità che in questi anni hanno consentito al settore di crescere e di rendere altamente competitivi sul mercato i prodotti molisani. Un patrimonio dunque che il Molise non si può permettere di disperdere. Nella nuova società saranno riassunti anche i dieci dipendenti, ‘tartassati’ – da quando l’Ara è stata chiusa – dalle telefonate preoccupate degli allevatori che devono rispettare le varie scadenze e hanno bisogno dei servizi che prima venivano offerti.

L’obiettivo dell’assessore regionale Vittorino Facciolla è fare presto e risolvere la questione in poche settimane, se possibile in 15 giorni. In calendario perciò è stato fissato un nuovo incontro: si svolgerà alle 12 domani, 21 dicembre. Sarà definito un cronoprogramma con i responsabili del settore Bilancio e Finanze dell’Assessorato per trovare le risorse necessarie per dare vita ad una nuova struttura, oltre a liquidare gli stipendi agli ex lavoratori.

Chi ha partecipato al tavolo non ha nascosto la propria preoccupazione: «Le attività – dicono a Primonumero – sono state interrotte con tutti i disagi e l’aggravio per gli allevatori che non sono stati informati di quanto successo». Inoltre, osservano: «è passato un anno, c’era il tempo per intraprendere questo percorso ma siamo arrivati ad una situazione estrema. Noi avremmo preferito una soluzione più soft non solo come lavoratori ma anche per gli utenti a cui fornivamo i servizi. La Regione Molise – aggiungono – non si può privare di una struttura del genere e che opera al servizio degli allevatori. Ora non si può più perdere tempo: il passaggio nella nuova società deve essere quasi immediato».

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