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Le emozioni del “San Sebastiano”

Rivive ogni anno per le strade di Termoli la tradizione popolare del “San Sebastiano”, il canto che rievoca la vita del santo martirizzato dall’imperatore Diocleziano. Storia e testimonianza di fede cristiana strettamente intrecciate nella rievocazione popolare.

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“Ai venti di gennaio ricorre Santo Sebastiano…” Così il canto della tradizione popolare termolese che la sera del 19 di gennaio di ogni anno riecheggia per le strade di tutti i quartieri della città, mobilitando gruppi di adulti e ragazzini.

Il canto racconta il martirio del santo ordinato dall’imperatore Dioclezano, ma alla fine, com’è nella consuetudine di queste tradizioni, esso ha un’appendice, la richiesta di un omaggio in natura.

Qui domina la voglia di salsiccia e così anche il canto s’adegua: “e a gatte c’a còda ricce damme ne ccòne de savecicce; a gatte c’a còda nère pijje u vecäle e damme a bève” (La gatta dalla coda riccia dammi un po’ di salsiccia; la gatta dalla coda nera prendi il boccale e dammi da bere).

Una tradizione, quella termolese, che si perde nella notte dei tempi e che non ha mai subito interruzione, seguitissima, assai più del “Sant’Antunie” che si canta allo stesso modo per la città solo tre giorni prima.

La ragione di questa maggiore partecipazione, anche se non è molto conosciuta, è che san Sebastiano è uno dei tre santi protettori della città. Gli altri, più noti, sono san Basso e san Timoteo, ai quali la città e i fedeli cristiani dedicano le feste più suntuose in altri periodi dell’anno.

Fino a quaranta, cinquant’anni fa il “raccolto” della serata del 19, una vera e propria questua, così come avveniva per quella del 16, si consumava cotto in casa d’uno dei ragazzi del gruppo. Tutto il bene di Dio che avanzava era diviso in parti più o meno uguali e si portava a casa.

Si trattava in gran parte di alimenti che andavano dalla richiestissima salsiccia, che tuttavia qui scarseggiava, alla frutta fresca e secca (mele, arance, fichi secchi, noci, ecc.).

Nessuno dava soldi. La povertà era diffusissima e i cosiddetti signori preferivano mostrarsi generosi organizzando per l’occasione un ricco buffet da consumarsi subito, al termine dell’esibizione che, contrariamente alle altre, avveniva all’interno delle loro calde e luminose abitazioni.

Nulla di paragonabile a ciò che avviene oggi. L’offerta di soldi è quella più praticata e così la soddisfazione maggiore dei ragazzi è soltanto quella di poter superare l’incasso dell’anno precedente che poi ciascuno, isolatamente, potrà spendere.

Al di là di questo aspetto, va sottolineata la grande positività del rinnovarsi di una tradizione popolare in cui a dominare è il bisogno di rastrellare beni commestibili per tirare avanti in uno dei più tristi periodi dell’anno dal punto di vista climatico.

Una tradizione dove il canto e il racconto orale si fanno anche storia e testimonianza di fede cristiana.

Ciò premesso, l’edizione del 2004 del san Sebastiano è stata rovinata dal maltempo. Rari i gruppi visti per le vie cittadine a causa di un forte vento di maestrale e della pioggia.

Ne ha risentito fortemente anche l’iniziativa dell’associazione culturale “Note fatte a mano” inserita nell’ambito del progetto “Win…Ter”, che nella sala del Comune aveva organizzato per la prima volta un concorso fra i migliori gruppi spontanei.

Peccato davvero, perché è molto piaciuta, soprattutto per la sua originalità: quel modo così poco formale di esibirsi con gli strumenti più strani (nella galleria fotografica del sito lo documentiamo), e di andare poi via senza preoccuparsi del risultato.

Ma l’emozione più grande è stata quella provata in mattinata al seguito del gruppo folclorico marinaro ‘A Paranze, che ha cantato il “San Sebastiano” nelle scuole elementari cittadine. In alcune di esse erano convenuti anche gli alunni delle medie e addirittura quelli delle materne.

Una partecipazione davvero sentita, accompagnata sia dal cantare assieme che dal battere ritmato delle mani. Un successo, quello del gruppo folclorico, che ha fortemente cercato e ottenuto anche quest’anno il contatto con i bambini delle nostre scuole e dando loro appuntamento per l’edizione del 2005.

E così dopo il Natale, la Pasquetta (Epifania), il sant’Antonio e il san Sebastiano, non resta che aspettare Carnevale.

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